Comunali a Vibo, la sinistra si sgretola e si “piega” al Pd

Tramonta l’ipotesi di un candidato d’area dopo la convergenza dei “ribelli” dem sulla linea di Mirabello e Censore. Sovranisti verso l’addio a Luciano?

Tramonta l’ipotesi di un candidato d’area dopo la convergenza dei “ribelli” dem sulla linea di Mirabello e Censore. Sovranisti verso l’addio a Luciano?

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Il «progetto di centrosinistra» si sgretola, si frantuma sotto i colpi dei numeri della “controparte”, il Partito democratico della triade Censore-Mirabello-Insardà; e si frantuma, anche, per le (legittime) aspirazioni dei suoi principali “animatori”, a cominciare da qualche dirigente di Sinistra italiana, che non avrebbero voglia di fare le semplici comparse in una lista di rappresentanza. Tutto avviene nel giro di meno di 24 ore. Ieri sera Michele Mirabello riunisce il coordinamento cittadino: al suo fianco Enzo Insardà e Michelangelo Miceli, ma soprattutto i “ribelli” Pino Ceravolo e Totò Iannello. Si gettano le basi per una «proposta unitaria», come ha avuto modo di spiegare il consigliere regionale, che verrà sottoposta all’assemblea dei circoli già convocata per venerdì. Una riunione che si profila come mera formalità, e servirà semplicemente a ratificare l’appoggio a Stefano Luciano e la presenza (quasi certamente) del simbolo del Pd. Il comunicato stampa di Mirabello lascia presupporre, e fonti di primissimo piano lo confermano, che anche la resistenza interna è caduta. Consci di non poter vincere la guerra, i dirigenti cittadini che avevano tentato fino all’ultimo di spostare il partito su un progetto di centrosinistra – che fosse su Sammarco, su Lo Schiavo o su altri poco importava – ora devono accontentarsi di una vittoria che in realtà è un’amara sconfitta. La vittoria consisterebbe – come ha spiegato Enzo Romeo a Francesco Mobilio su Radio Onda Verde – nell’avere portato l’attenzione del commissario regionale sul caso Vibo e sull’alleanza che si stava profilando tra il Pd e i Sovranisti. Roba che Pirro, in confronto, era Giulio Cesare.

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Gli argini della sinistra, ormai, si sono rotti. È un liberi tutti. Ed a poco servirà, sul piano pratico, rivendicare la propria coerenza, come ha fatto con grande verve e passione politica Franco Sammarco, sempre alla radio. Perché lo stesso Sammarco, fino a qualche minuto fa candidato a sindaco di quest’area, sarà costretto ad assistere alla trasmigrazione di candidati consiglieri, anche di suoi stessi colleghi di partito, che sarebbero già mani e piedi dentro la lista del Pd

A questo punto, per definire il quadro della coalizione, manca solo un tassello. Quello del Movimento nazionale per la sovranità. Quello della destra cittadina che vede in Franco Bevilacqua, Salvatore Bulzomì, Mimmo Arena, Pino Scianò i suoi uomini di punta. Luciano sembra avere deciso, tra Pd e Sovranisti, su quale dei due cavalli puntare. Il Pd, da parte sua, è stato estremamente chiaro nell’affermare che non starà in coalizione con uomini di destra. La logica porta ad una sola conclusione: i Sovranisti sarebbero fuori dalla partita, abbandonati da un candidato che erano stati i primi a sponsorizzare. Ora la palla è nel loro campo. Contropiede o tutti sotto la doccia? 

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