Comunali a Vibo Valentia: un esercito di candidati in una città allo sfascio

Quattro gli aspiranti sindaci, sedici le liste e ben 446 in campo per la conquista dei 32 posti di consiglieri comunali, fra contraddizioni politiche e bugie a buon mercato

Quattro gli aspiranti sindaci, sedici le liste e ben 446 in campo per la conquista dei 32 posti di consiglieri comunali, fra contraddizioni politiche e bugie a buon mercato

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Sono in totale 16 le liste presentate per il rinnovo del consiglio comunale di Vibo Valentia. Otto a sostegno del candidato a sindaco Maria Limardo che schiera così alla fine un totale di 237 aspiranti consiglieri di cui 113 donne. Le liste a sostegno del candidato a sindaco Stefano Luciano sono invece sei per un totale di 160 candidati di cui 70 donne. La lista del Movimento Cinque Stelle che candida a sindaco l’urbanista Domenico Santoro è invece formata da 26 aspiranti consiglieri (di cui dieci donne), mentre quella denominata “Fare” a sostegno del candidato a sindaco Francesco Belsito si ferma a 23 aspiranti consiglieri comunali di cui nove sono le donne. In totale, quindi, i candidati al consiglio comunale di Vibo Valentia sono ben 446 di cui 196 donne.

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Matematicamente, quindi, 414 candidati al consiglio comunale verranno bocciati dagli elettori, mentre gli eletti saranno solo 32. Il gettone di presenza per ogni seduta di consiglio comunale o lavori nelle commissioni consiliari ha un costo che a Vibo è fissato in 32,53 euro. Complessivamente, quindi, il Comune di Vibo sborsa mensilmente per pagare i consiglieri comunali una somma che oscilla (a seconda del numero delle presenze ai lavori) fra i diciotto ed i ventimila euro. Ogni consigliere comunale, partecipando ad almeno 29 riunioni al mese fra Consiglio e lavori nelle commissioni, riesce a portare a casa 929,62 euro mensili. Cifra che rimane identica anche nel caso di partecipazione ad un numero di sedute superiore a 29. [Continua dopo la pubblicità]

Nel 2015 le liste presentate erano invece 14 per un totale di 459 candidati al consiglio comunale di cui sette liste a sostegno di Elio Costa, sindaco uscente che aveva vinto al primo turno; cinque a sostegno di Antonio Lo Schiavo, una – Fratelli d’Italia – a sostegno del candidato a sindaco Francesco Bevilacqua, mentre la lista “Cambiamo Vibo”, espressione di Rifondazione comunista e del forum della associazioni, sosteneva a sindaco l’ingegnere Antonio D’Agostino che ora è invece candidato a primo cittadino di Nicotera. Era infine candidato a sindaco con una propria lista anche Cesare Pasqua.

La crisi politica che ha portato al voto anticipato si è aperta nel dicembre scorso quando il coordinatore provinciale di Forza Italia (nonché senatore), Giuseppe Mangialavori – che per oltre tre anni ha sostenuto l’amministrazione Costa – ha ritenuto di ritirare tre dei suoi assessori per favorire il rilancio dell’azione politico-amministrativa della Giunta alle prese con mille problemi ed uno scontento generale. Al primo cittadino era stato dato tempo sino a fine dicembre per proporre una nuova Giunta con nuovi assessori. Le difficoltà del sindaco a varare un nuovo esecutivo comunale, la mancanza di una maggioranza in Consiglio (che non si riusciva più neanche a convocare) hanno portato il 28 gennaio scorso alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri (27 su 32) che hanno così posto fine anticipatamente alla consiliatura. 

Non mancano in tale tornata elettorale, candidati al consiglio comunale residenti in altri comuni della provincia. Pur di riempire le liste, infatti, si è pensato di pescare i candidati in comuni diversi da quello di Vibo Valentia. Non potranno votare per sé stessi (radicandosi l’elettorato attivo nel Comune di residenza), ma potranno essere votati ed anche eletti. 

L’avvocato Maria Limardo, ex Alleanza nazionale, poi Futuro e Libertà e quindi Forza Italia (già assessore nel 2002-2005 nella prima giunta di Elio Costa), è sostenuta da una coalizione di centrodestra con una lista di Forza Italia, una di Fratelli d’Italia, una dell’Udc più cinque liste civiche che comprendono pure cinque consiglieri comunali uscenti espulsi dal Pd per aver votato il candidato di Forza Italia, Salvatore Solano, alla presidenza della Provincia nell’ottobre scorso. Gli espulsi dal Pd e candidati ora a sostegno di Maria Limardo sono: Pasquale Contartese, Giuseppe Cutrullà, Antonia Massaria, Antonino Roschetti, e Stefania Ursida, tutti vicini a Vito Pitaro (che ha stretto da tempo un asse politico con Giuseppe Mangialavori) che sino a settembre dello scorso anno faceva parte della struttura del consigliere regionale del Pd, Michele Mirabello. Sono oltre dieci, in ogni caso, i candidati a consigliere comunale che nelle scorse elezioni del 2015 erano schierati (e non eletti) nelle liste del centrosinistra (Democratici e Pd, principalmente) a sostegno di Antonio Lo Schiavo e che ora sono invece ricandidati a sostegno di Maria Limardo.

Nella stessa coalizione in appoggio al candidato a sindaco Stefano Luciano (avvocato e presidente del Consiglio comunale uscente) – che nel 2015 aveva sostenuto la coalizione di Elio Costa, mentre nel 2010 era salito a consigliere comunale con la lista “Sinistra per Vibo” – correranno invece insieme il Pd, i socialisti e la destra dei Sovranisti di Gianni Alemanno che, a livello provinciale, fanno capo all’ex senatore Franco Bevilacqua, all’ex consigliere regionale Salvatore Bulzomì (già Udc e Forza Italia) e Domenico Arena. Il Partito democratico, dopo aver espulso i suoi sei consiglieri comunali uscenti (cinque dei quali ricandidati a sostegno della Limardo), ha scelto di sostenere Stefano Luciano con una propria lista ed il simbolo del partito. Hanno invece rinunciato al proprio simboloma non certo ai propri uomini, con buona pace del Pd – i Sovranisti che hanno presentato la lista denominata “Concretezza – Luciano sindaco”. In tale formazione politica trovano spazio candidati marcatamente di destra come l’ex consigliere comunale e regionale di Alleanza nazionale, Maddalena Basile, l’ex assessore comunale (giunta di Nicola D’Agostino) Pietro Comito, gli ex consiglieri comunali Maria Giurato e Caterina Macrì (anche loro nella consiliatura del 2010 con Nicola D’Agostino sindaco), Eugenio Penna (nipote dell’ex sindaco Nicola D’Agostino) ed altri ancora. La lista “Avanti Vibo”, sempre in appoggio a Stefano Luciano sindaco, è invece composta in maggioranza da candidati di estrazione socialista come il segretario provinciale del Psi, Gian Maria Lebrino, e Domenico Tomaselli, o del Partito radicale come Rocco Ruffa. 

Tutto pronto, dunque, per l’avvio della campagna elettorale. Si voterà domenica 26 maggio in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Si assisterà, quindi, all’avvincente spettacolo (si fa per dire) di candidati al consiglio comunale facenti parte della stessa coalizione, andare in giro a chiedere voti per il Parlamento Europeo parlando male del proprio alleato politico alle amministrative. Ed anche questa è Vibo Valentia, non a caso ultima città d’Italia per qualità della vita e non solo, dove la politica è ridotta da oltre un trentennio a familismo amorale, dove i partiti non rappresentano da tempo la società civile e dove i peggiori nemici della città alla fine sono i vibonesi stessi. 

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