Comunali a Vibo, restano 20 giorni: è ora di tirare fuori i programmi

L’analisi | Gli slogan non bastano più, adesso Limardo, Luciano, Santoro e Belsito devono spiegare ai cittadini, anche a quelli che il loro voto ce l’hanno blindato per vincolo parentale, come intendano rilanciare la città 

L’analisi | Gli slogan non bastano più, adesso Limardo, Luciano, Santoro e Belsito devono spiegare ai cittadini, anche a quelli che il loro voto ce l’hanno blindato per vincolo parentale, come intendano rilanciare la città 

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Fra venti giorni esatti le scuole della città e delle frazioni si trasformeranno in seggi elettorali, e il lunedì seguente restituirà una nuova amministrazione comunale a Vibo Valentia. In questi venti giorni i candidati sindaco dovranno tirare fuori ciò che fino ad oggi hanno tenuto in un cassetto, sia nella forma che nella sostanza: i programmi elettorali. Perché se è vero che una realtà relativamente piccola come Vibo è inevitabilmente condizionata dal numero dei candidati in rapporto agli elettori, e quindi da rapporti di parentela e di amicizia, è altrettanto vero che un’idea di città, i quattro candidati, dovranno pur avercela.

Proprio in questi giorni si sta perfezionando l’iter per la pubblicazione dei programmi elettorali. C’è chi l’ha già fatto lanciando la propria proposta sui social e sul web, c’è chi lo sta facendo in queste ore. Ed è proprio intorno a ciò che sarebbe interessante iniziare a vedere il confronto tra Maria Limardo, Stefano Luciano, Domenico Santoro, Francesco Belsito. La Limardo e Luciano partono (teoricamente) più avvantaggiati, e per un motivo semplice: i problemi della città li conoscono già da dentro, essendo stati a Palazzo Luigi Razza fino a cinque minuti fa. Santoro e Belsito i problemi li hanno più che altro percepiti sulla loro pelle di cittadini, ma ciò non impedisce loro (ovviamente) di approntare progetti validi e di spessore. In ogni caso è bene che gli stessi candidati, e le schiere di centinaia di aspiranti consiglieri, inizino a farli comprendere anche a coloro cui vanno a chiedere il voto. È chiaro che al primo punto deve esserci un’idea su come garantire e migliorare i servizi erogati dal Comune a fronte del dissesto finanziario: non verranno accettate da nessuno giustificazioni sul «non ci sono soldi», altrimenti la politica poteva starsi a casa. Al contempo, è fondamentale comprendere come intendano risolvere concretamente (parola tanto amata da tutti i candidati) i problemi quotidiani che parlano di acqua che fa acqua, strade-mulattiera, verde-giungla. Per passare poi all’Urbanistica, con la riorganizzazione degli uffici che permetta al cittadino di non attendere sei mesi per un permesso a costruire, e ai Lavori pubblici, per sbloccare quei cantieri che si sono interrotti ed aprirne subito altri. Il progetto Maione che fine ha fatto? Tra culture e musei a cielo aperto sarebbe poi interessante capire dove intendano, i candidati, pescare i soldi non per progetti straordinari, ma per sistemare la porta di Conte d’Apice che sta cadendo a pezzi sotto l’indifferenza generale. Il patrimonio è un altro punto da trasformare da debolezza in forza. Ma soprattutto – e da lì parte tutto – dovrebbero spiegare, i candidati già amministratori, perché la lotta all’evasione tributaria è stata fino ad oggi solo sbandierata e mai attuata, e come, i candidati tutti, intendano recuperare quella sacca di cittadini non paganti che così facendo gravano sugli onesti ed allargano il buco di un bilancio in lacrime. Queste sono soltanto pillole, inutile ripetere il rosario di drammi che Vibo e le sue frazioni vivono da tempo immemore. Se i candidati vorranno spiegarlo, i cittadini saranno ben lieti di ascoltare. Anche quelli che il loro voto ce l’hanno già in cassaforte per vincolo parentale.

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