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Il presidente dell’organismo parlamentare antimafia in città a sostegno dei candidati 5 Stelle: «I partiti hanno sottoscritto un codice etico, ma se quei partiti si alleano con liste civiche che contengono impresentabili, stanno solo cercando furbescamente di eludere la questione»

Dalila Nesci, Nicola Morra e Riccardo Tucci
Politica

L’argomento non poteva che essere quello delle liste pulite, perché l’ospite a Vibo Valentia era una figura istituzionale che per mandato si occupa anche di questo. Nicola Morra, senatore del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione parlamentare antimafia - ospite di un confronto organizzato dal deputato Riccardo Tucci insieme all’eurocandidato Mario Furore ed al candidato sindaco Domenico Santoro, al quale si è aggiunta anche la deputata Dalila Nesci - ha fatto intendere chiaramente che in città ci sono dei problemi di legalità di cui la commissione da lui presieduta si occuperà. Morra, riprendendo le notizie di stampa che danno conto di legami tra il crimine organizzato e alcuni politici, sulla scorta dell’inchiesta “Rimpiazzo” dipinge un quadro «impressionante, in negativo». Il senatore parla di «trasversalismo e disinvoltura nel cercare voti presso ambienti da cui una figura che ambisce a diventare riferimento istituzionale dovrebbe stare lontano». Cita Falcone per dire che «ci sono comportamenti penalmente rilevanti, ed altri che non possono essere perseguiti penalmente ma sono da condannare moralmente. Se io andassi a prendere un caffè presso un bar frequentato soprattutto da gente di ‘ndrangheta cercando visibilità, passeggiando sottobraccio con qualche rappresentante del clan Mancuso, ad esempio, io non commetto alcun reato ma il mio è un comportamento grave e inaccettabile. Chi vuole governare le istituzioni non deve coltivare certe attività».

Entra poi nel merito della questione vibonese, pur non dichiarandolo apertamente, quando, dopo avere ricordato il codice etico votato a maggioranza dal parlamento, afferma: «Non è sufficiente che un partito abbia la sua lista pulita per poi trovare gli impresentabili nelle liste civiche con cui il partito ha sviluppato alleanze. È un modo furbesco ma ipocrita per eludere quell’impegno politico, etico, che aveva assunto». Un “richiamo” Morra lo fa anche ai cittadini, i quali «spesso sanno che stanno per votare un lestofante o uno che sarebbe meglio non fosse in lista. Non si può solo demandare il compito a chi forma la lista. E se io nella mia lista trovo qualcuno che mi fa venire il mal di pancia, allora devo avere il coraggio di non votarlo». Ma è alla fine che ci mette il carico: «Come commissione, sappiamo, grazie anche all’acquisizione giudiziaria effettuata pochi mesi fa a Reggio Calabria, dal '92 c’è la consapevolezza che la stragrande maggioranza delle logge massoniche del Goi operanti in questi territori sono controllate dalla ‘ndrangheta. È doveroso che la commissione si attivi al meglio per studiare queste relazioni perverse e pericolose fra massoneria e ‘ndrangheta».

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