martedì,Giugno 28 2022

Il Corsivo | Comune di Vibo: nessun nobile intento dietro le richieste di rivedere la giunta

Il rapporto fra Vito Pitaro e Giuseppe Mangialavori alla base del paventato rimpasto nell’esecutivo guidato da Maria Limardo. Ecco le reali ragioni sugli ultimi “movimenti” politici

Il Corsivo | Comune di Vibo: nessun nobile intento dietro le richieste di rivedere la giunta
Nel riquadro da sinistra verso destra: Vito Pitaro, Maria Limardo e Giuseppe Mangialavori
Pitaro, Limardo, Mangialavori e Occhiuto

In quest’ultimo periodo si parla sempre più spesso di un probabile rimpasto in seno all’esecutivo Limardo. L’argomento merita di essere approfondito cominciando col fare chiarezza su alcuni punti che rischiano di travisare i veri motivi che sono alla base di quelli che sono stati definiti i “mal di pancia” di una componente della maggioranza. Si è sostenuto che la lista Città Futura, direttamente collegabile all’ex consigliere regionale Vito Pitaro, stia facendo pressione sul sindaco per ottenere la rimozione di quegli assessori i cui risultati, a suo giudizio, sono stati particolarmente insufficienti. Questa presa di posizione avrebbe un duplice scopo: 1) dare un nuovo slancio all’attività dell’esecutivo, fin qui frenata dallo scarso rendimento degli “imputati”, attraverso nuove figure di maggiore caratura; 2) riequilibrare i numeri all’interno dell’esecutivo, riconoscendo alla componente Pitaro, con la scelta dei nuovi assessori tra le figure da questa indicate, un ruolo determinante per la sopravvivenza della maggioranza. Se ci si dovesse limitare ad un’analisi superficiale e limitata alle motivazioni dichiarate, non ci sarebbe nulla da osservare, ma solo da condividere senza alcuna riserva, se invece si sottopone il tutto ad una disamina più approfondita, le cose cambiano radicalmente. In primo luogo occorre fare le seguenti considerazioni: 1) se il criterio della sostituzione degli assessori dovesse essere effettivamente quello degli scarsi risultati ottenuti, il sindaco per primo, seguito poi dall’intero esecutivo, dovrebbe togliere il disturbo; 2) non c’è nessuna garanzia che coloro i quali dovessero subentrare agli assessori uscenti otterranno risultati migliori, in tal senso è indicativo ciò che è avvenuto con la sostituzione, dovuta ad un mero capriccio del sindaco, di Franca Falduto con Rosamaria Santacaterina; 3) è vero che in giunta vi è una netta sproporzione, non giustificata dai numeri, tra la rappresentanza di Forza Italia (o coloro che gli ruotano intorno) e la componente che fa capo a Pitaro. Tale sproporzione però, non rappresentando un fatto dell’ultima ora, non può essere ritenuta la causa delle doglianze degli uomini di Pitaro; infatti, se in passato tale situazione non ha comportato alcun malessere, evidentemente esso scaturisce ora da una diversa e nuova causa.

Sgombrato il campo dalle piste apparenti, occorre domandarsi quale possa essere “l’evento nuovo” che rappresenta il vero fattore scatenante della diatriba. Riteniamo che per dare una risposta compiuta al quesito occorra prendere le mosse da alcuni eventi che hanno cambiato in modo significativo il corso della storia politica nel Vibonese. In questo contesto non c’è dubbio che lo spartiacque sia stato rappresentato dalla decisione del senatore Mangialavori di voltare improvvisamente le spalle a Vito Pitaro, fino ad allora suo uomo di estrema fiducia e cardine centrale dell’elezione del sindaco Limardo, boicottandone la ricandidatura in consiglio regionale. Questo fatto ha comportato l’inizio di due percorsi completamente diversi: il senatore, dopo aver “cestinato” l’ex consigliere regionale, si è lanciato in nuove e più proficue avventure, riuscendo a creare – tra consiglieri ed assessori regionali, portaborse, incarichi di sottogoverno, sindaci amici – un gruppo di potere politico impressionante e forse anche preoccupante; per Pitaro invece è iniziato un periodo di lento ma progressivo ridimensionamento nonostante egli, da politico navigato, abbia saputo incassare il colpo senza apparenti drammi, astenendosi da ogni ritorsione immediata e continuando a mantenere in vita l’esecutivo di palazzo Razza, fiore all’occhiello, si fa per dire, del suo giubilatore. Con molta probabilità in un primo momento l’ex consigliere regionale pensava che il suo atteggiamento remissivo e paziente avrebbe ottenuto un “premio di consolazione” sotto forma di incarico presso qualche ente regionale, che avrebbe potuto ristorare in parte il torto subito; successivamente però, dopo aver constatato che tutte le poltrone più importanti erano state assegnate ad altri, ha reputato – e qui sta il “fatto nuovo” di cui si è detto sopra – che il tempo della pazienza e dell’attesa fosse terminato, decidendo così di muovere le proprie truppe in Consiglio comunale.

Individuata in questi termini la forza propulsiva che spinge i consiglieri di Pitaro, emerge anche il vero dato politico, consistente nella sfida lanciata a Mangialavori attraverso le pressioni esercitate sul sindaco, il quale, in questo contesto, riveste il ruolo di strumento indiretto attraverso cui colpire Mangialavori, reo di non aver tenuto nella debita considerazione, nel tessere le sue trame nell’ambito della spartizione degli incarichi negli enti regionali, le aspettative del suo ex socio politico. Ciò posto, sarà interessante seguire l’evolversi della vicenda, anche se riteniamo che gli esiti siano scontati, essendo le armi di cui dispone Pitaro spuntate; infatti un conto è fare caciara, sventolando la bandiera del rimpasto finalizzata al miglioramento delle performances dell’esecutivo, chiedendo la testa dell’assessore Primerano ritenuto l’immagine diretta di Mangialavori, altra cosa è portare lo scontro fino al punto di rottura, mettendo in pericolo le poltrone di assessori e consiglieri comunali. Difficilmente i componenti di Città Futura saranno disposti ad un tale sacrificio e questa consapevolezza farà dormire sonni tranquilli al senatore, inducendolo a far propria la famosa espressione “non ti curar di lor ma guarda e passa”.

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