mercoledì,Giugno 29 2022

Nicotera, il MoviVento: «Fusione? No grazie, è meglio un’unione di Comuni»

Il capogruppo Antonio D'Agostino contro il primo cittadino Marasco: «Prima di irrompere sulla stampa poteva parlarne con gli altri sindaci, proprio come avevamo iniziato a fare noi»

Nicotera, il MoviVento: «Fusione? No grazie, è meglio un’unione di Comuni»
Nel riquadro, Antonio D'Agostino

Continua a tenere banco la proposta di fusione dei Comuni di Nicotera, Limbadi e Joppolo. Un’ipotesi che piace a Nicotera, su cui anche Limbadi è pronta ad aprire il dibattito e che vede un po’ più restia invece Joppolo. Tutto questo a livello politico, ma – anche se si giungesse all’attivazione dell’iter – l’ultima parola spetterebbe sempre e comunque alla popolazione, che nell’eventualità sarà chiamata ad esprimersi tramite un referendum. Sul tema della fusione interviene oggi anche il leader del gruppo consiliare nicoterese “MoviVento”, Antonio D’Agostino.
Il capogruppo punta il dito contro il sindaco di Nicotera Giuseppe Marasco, che «prima di uscire sui giornali» avrebbe dovuto – scrive in una nota D’Agostino – «fare una piccola indagine esplorativa per sentire un po’ più riservatamente il parere dei propri omologhi. Ciò è confermato dal tono piuttosto risentito della replica del sindaco di Joppolo, Dato (che ha dichiarato di aver saputo della proposta sulla fusione dei tre Comuni dalla stampa, ndr)». [Continua in basso]

Il sindaco di Nicotera Giuseppe Marasco

«Si è sbagliato nell’approcciare la questione», sostiene D’Agostino, che aggiunge: «Un diverso metodo è proprio quello che il nostro gruppo MoviVento stava praticando, prima che il sindaco di Nicotera irrompesse sui media». Gli esponenti di MoviVento, infatti, prima ancora che Marasco rilanciasse la proposta di fusione, avevano incontrato il sindaco di Limbadi Pantaleone Mercuri per discuterne. E avevano in programma di coinvolgere anche il primo cittadino di Joppolo, Giuseppe Dato.

Per la fusione iter lungo e perdita di identità

Ma c’è di più: secondo il MoviVento, Marasco avrebbe sbagliato non solo nel metodo ma anche nel merito. «Il nostro gruppo – prosegue D’Agostino – aveva indirizzato l’avvio del confronto e la verifica delle disponibilità da parte degli altri sindaci non alla “fusione” tra i rispettivi Comuni, ma all’”unione”; e c’è una profonda differenza tra questi due istituti, entrambi previsti e disciplinati nel Tuel. Intanto, il percorso della fusione è complesso, lungo e dall’esito incerto. Basti pensare che l’iter inizia col progetto di fusione, cui deve seguire una legge istitutiva regionale, un referendum e una convalida del provvedimento legislativo di riordino territoriale, per concludersi con l’approvazione definitiva della legge istitutiva del nuovo comune, contenente la denominazione dello stesso e la determinazione della nuova circoscrizione territoriale. Tutto ciò al netto di una delle principali difficoltà: quella correlata alla prevedibile contrarietà delle singole comunità, non disposte a rinunciare o, comunque, a vedere “annacquate” le proprie peculiarità. Infatti, la fusione determina la soppressione dei singoli Comuni e la nascita di uno nuovo, con nuovi organi, diverso territorio, differente popolazione ed una differente denominazione». [Continua in basso]

I vantaggi dell’unione

Cosa diversa invece è l’unione tra Comuni, riferisce D’Agostino. Essa infatti «lascia integre le specificità e l’autonomia dei singoli enti, che si associano per “l’esercizio associato di funzioni e servizi” ( così l’art. 32 del Tuel). I Comuni che scelgono questa forma associativa non scompaiono, ma creano una struttura comune per gestire al meglio, con maggiore efficienza e maggiori economie, i servizi di competenza comunale. Non solo tale forma non è definitiva, al contrario della fusione, e può avere una durata definita o essere a tempo indeterminato; ma ha soprattutto il vantaggio di aumentare le disponibilità finanziarie degli enti, poiché per legge anche le unioni sono destinatarie di maggiori trasferimenti di risorse. In sintesi: 1) la costituzione dell’unione non implica maggiori spese in quanto gli organi dell’unione (presidente, giunta e consiglio) non hanno diritto ad alcun compenso, espressamente escluso dalla legge; 2) dal punto di vista finanziario si sostiene tanto con risorse proprie (quelle già destinate dai singoli comuni ai servizi che si mettono in gestione comune), quanto con trasferimenti statali e regionali».

Secondo il leader dell’opposizione nicoterese, insomma, l’unione sarebbe più conveniente proprio perché porterebbe a «beneficiare di importanti trasferimenti sia regionali che statali destinati all’incentivazione delle gestioni associate». «A partire dal decreto ministeriale 289/2004 – spiega ancora D’Agostino -, all’unione dei Comuni è infatti attribuito un contributo in base: a) alla popolazione dell’associazione b) al numero dei comuni costituenti; c) ai servizi in forma associata. In conclusione, dall’esame delle disposizioni di legge, ne emerge la convenienza soprattutto per i piccoli Comuni; ed è ciò che hanno capito bene molti dei 6.631 comuni italiani soprattutto del centro nord e molto meno quelli del sud; le percentuali di Unioni variano infatti da un massimo dell’81,38% (Emilia Romagna) a un minimo del 12,21% (Basilicata) nel sud. La Calabria staziona al penultimo posto con appena il 12,47%».

«Dovrebbe bastare già questo – conclude – a indurre i nostri amministratori a considerare adeguatamente la possibilità di unirsi, invertendo per una volta quella miope ed inveterata abitudine a non cooperare, perseverando invece in pratiche individualistiche che non possono che danneggiare la crescita sociale ed economica delle comunità».

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