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Il Corsivo | “Vibo sta cambiando volto…”, ma neanche la Corte dei Conti se ne accorge

A neppure quattro giorni dalle dichiarazioni di Mangialavori sulla bontà dell’operato dell’amministrazione Limardo arrivano prima le dimissioni di un assessore, poi le dure motivazioni dei giudici contabili che considerano “nullo” il Piano di riequilibrio del Comune e infine l’annuncio del sindaco su una prossima “dettagliata comunicazione alla città” appena avrà terminato di leggere e studiare la sentenza

Il Corsivo | “Vibo sta cambiando volto…”, ma neanche la Corte dei Conti se ne accorge
Maria Limardo e Giuseppe Mangialavori

“Vibo sta cambiando volto. Giudizio sicuramente positivo sull’operato del sindaco Limardo”. Così parlò sabato scorso il deputato azzurro vibonese, Giuseppe Mangialavori (medico senologo e da novembre anche esperto di conti e bilanci dello Stato tanto da presiedere la Commissione Bilancio della Camera dei deputati) e neanche quattro giorni dopo la città deve fare i conti con due avvenimenti: le dimissioni dell’assessore comunale al Personale Domenico Francica e le motivazioni delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti che hanno bocciato il Piano di Riequilibrio finanziario presentato dal Comune ritenendolo inammissibile in quanto adottato in carenza assoluta di potere e aggirando i vincoli legali per la sua adozione. E se il deputato vibonese – nonché coordinatore regionale di Forza Italia – ha dichiarato ultimamente che non intende commentare l’ultima inchiesta del procuratore Gratteri (che ha sempre applaudito in questi anni), preferendo la “scorciatoia” delle invettive contro i giornalisti che hanno riportato fedelmente proprio quanto scritto dal procuratore di Catanzaro nelle sue indagini (invettive che lasciano il tempo che trovano e si commentano da sole), resta ora da capire se intenderà mantenere il silenzio pure dinanzi alle motivazioni della Corte dei Conti.

Motivazioni che dicono alcune cose semplici ed allo stesso tempo gravi: in caso di dissesto – come appunto per il Comune di Vibo – l’unico ente che può autorizzare la procedura per un Piano finanziario di riequilibrio è lo Stato e non certo il Comune (amministrato da 12 anni ininterrotti, aggiungiamo noi, dal centrodestra di cui si sente leader il deputato vibonese). Di più: la Corte dei Conti ha detto anche che non è possibile ricorrere a ulteriori procedure straordinarie con un dissesto finanziario in corso e quindi il Piano di riequilibrio avrebbe dovuto essere adottato – eventualmente – solo dal Ministero dell’Interno su proposta della Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali. Dalle motivazioni della sentenza della Corte dei Conti emerge inoltre che, secondo il Ministero dell’Interno, il Comune di Vibo avrebbe dovuto farsi carico dell’ulteriore disavanzo derivante dalla chiusura del primo dissesto. Ergo, per i giudici contabili un Piano di riequilibrio finanziario non può essere utilizzato per revocare la precedente procedura di dissesto. Insomma, tesi esattamente opposte a quelle sostenute dall’amministrazione comunale guidata da Maria Limardo – sulla quale sabato il deputato Mangialavori ha espresso attestati di stima – nel ricorso contro la Procura generale della Corte dei conti, la Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali operante presso il Ministero dell’interno e il prefetto di Vibo Valentia (territorialmente competente). Ora, dinanzi a motivazioni dei giudici contabili così chiare – e preso atto che la Corte dei Conti ha anche deciso di trasmettere alle altre “autorità giudiziarie competenti a colpire gli eventuali illeciti realizzati da tale condotta” – e dinanzi alle dimissioni di un assessore comunale per l’essere venuto meno il rapporto fiduciario con il sindaco, cosa farà o dirà il deputato Mangialavori? Si assumerà la responsabilità politica di aver sostenuto, costruito e voluto un’amministrazione comunale come quella attuale che però fa acqua da tutte le parti e viene bocciata così sonoramente pure dalla Corte dei Conti? Smentisce per caso di aver cercato, voluto e sempre sostenuto l’attuale assessore comunale al Bilancio il cui operato – al pari di quello del sindaco – viene ora duramente “bacchettato” dai giudici contabili che rimproverano al Comune di Vibo (amministrato da 12 anni, lo ricordiamo, dal centrodestra con l’innesto dal 2019 di elementi di quella “Città Futura” di Vito Pitaro provenienti dal centrosinistra) di aver adottato un Piano di riequilibrio finanziario giuridicamente nullo e inammissibile?

Il dimissionario assessore Francica

In attesa di conoscere il parere del presidente della Commissione Bilancio della Camera sui conti che non tornano al Comune di Vibo, un accenno merita il “comunicato stampa” del sindaco Limardo inviato ieri via mail agli organi di informazione alle ore 18.53. Poche righe a firma del primo cittadino Maria Limardo per dire testualmente che: “Ho ricevuto questo pomeriggio una mail da parte dell’avvocato con la notifica delle motivazioni sottostanti al dispositivo emesso dalle Sezioni riunite della Corte dei Conti lo scorso 1 marzo. Non appena ne siamo venuti a conoscenza, abbiamo interrotto la riunione in corso per procedere attentamente alla disamina della stessa. Mi riservo, non appena concluderemo la disamina con la giunta, i tecnici e il supporto legale necessario, e non senza averne prima condiviso il contenuto con il presidente del consiglio ed i consiglieri comunali, di darne dettagliata comunicazione alla cittadinanza tutta”. Traduzione: il sindaco, ricevuta comunicazione via mail dal suo avvocato delle motivazioni della sentenza della Corte dei Conti, prima intende studiarla con la giunta, i tecnici ed i legali, poi condividere il contenuto della stessa con Rino Putrino e gli altri consiglieri comunali e, solo dopo, darne “dettagliata” comunicazione ai cittadini. Prima domanda: Chi giudica se la comunicazione che verrà data dal sindaco Limardo sarà dettagliata o meno? Per quanto dichiaratamente “dettagliata”, non pensa il sindaco che sarà sempre una comunicazione parziale e di parte? Perché i cittadini per avere contezza di ciò che hanno scritto i giudici dovrebbero affidarsi e fidarsi delle sole sue comunicazioni “dettagliate”? Perché annunciare tali intenzioni attraverso un comunicato stampa? Domande al vento in quanto ciò che avrebbe dovuto fare un sindaco di un capoluogo di provincia dinanzi ad un verdetto così importante – e che è ancora in tempo a fare se, per una volta, decidesse di ascoltarci – è molto semplice: ricevuta via mail la sentenza con le sue motivazioni (quindi un Pdf o un allegato Word), il primo cittadino avrebbe solo dovuto scaricarla sul Pc e chiedere ai suoi assessori, dirigenti o tecnici di turno di caricarla integralmente sul sito web del Comune di Vibo in bella evidenza in modo tale che ogni cittadino ne potesse liberamente usufruire, scaricandola e leggendola comodamente in nome di quella trasparenza tante volte decantata ma spesso dimenticata dalle parti di “palazzo Luigi Razza” e dintorni. Dopo, e solo dopo, il sindaco avrebbe dovuto inviare un comunicato stampa per informare che la sentenza è disponibile sul sito del Comune (si tratta di un documento pubblico e non riservato, che interessa un’intera città) e che, all’esito della sua lettura integrale, il primo cittadino si riserva di dare il proprio parere all’intera comunità. Questo avrebbe dovuto fare il sindaco di Vibo Valentia e, almeno al momento, non l’ha invece fatto. In attesa, quindi, della “dettagliata comunicazione alla cittadinanza tutta” da parte del primo cittadino, informiamo noi i cittadini – che nel frattempo hanno avuto modo di leggere le motivazioni dei giudici contabili attraverso i giornali on line e stamane pure sui cartacei – che la sentenza integrale è facilmente scaricabile sul sito web della Corte dei Conti che pubblica tutte le sentenze d’Italia. Per il resto non resta che attendere l’eventuale opinione del parlamentare della “Vibo sta cambiando volto” e del primo cittadino anche sulle dimissioni dell’assessore Domenico Francica. Tanto per non farsi mancare nulla nella città dalla storia gloriosa e millenaria, oggi città dei selfie, degli annunci, degli applausi a Gratteri (salvo sorvolare su ciò che scrive nelle sue inchieste) e dei “giganti” politici.

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