venerdì,Maggio 24 2024

Tropea, Piserà contro i toni del sindaco nell’ultimo Consiglio: «Affermazioni volgari e inconsistenti»

Lettera aperta al primo cittadino invitato ad «un’etica delle relazioni senza le quali non può esistere alcuna politica» ed a fornire pubblicamente l’identità delle persone alle quali ha voluto riferirsi

Tropea, Piserà contro i toni del sindaco nell’ultimo Consiglio: «Affermazioni volgari e inconsistenti»
Il Municipio di Tropea e nei riquadri Antonio Piserà e Giovanni Macrì
Il sindaco Giovanni Macrì

Lettera aperta del consigliere comunale di Tropea, Antonio Piserà, indirizzata al sindaco Giovanni Macrì a proposito delle ultime affermazioni fatte dal primo cittadino nel corso dell’ultimo Consiglio comunale. Ecco il testo integrale:  “Egregio sindaco Giovanni Macri, mi rivolgo a Lei attraverso questa lettera aperta per esprimere la mia profonda delusione e il mio amaro disappunto per i termini che ha ritenuto di voler rivolgere direttamente alla mia persona durante l’ultimo pubblico Consiglio comunale. In qualità di cittadino prima, e di consigliere comunale di Tropea poi, la scelta delle sue frasi non solo mi sorprende, ma mi lascia perplesso, riconoscendole l’inevitabile ruolo istituzionale che conserva, nella sua più intima e radicale identità, elegante dignità e rispettoso decoro, che generano immediatamente dal fatto di essere semplicemente persone – il che sarebbe già sufficiente di per sé a misurare l’inopportunità del caso – che hanno assunto scientemente la responsabilità di rappresentarne altre. Il linguaggio che mi riserva, dunque, oltre alla gravità dei concetti che scelgo di non ribadire, subisce la grettezza grossolana del pensiero personale. Nemmeno la differenza di vedute, siano esse politiche o di qualsivoglia natura, consente la volgarità del confronto, tantomeno quando l’espressione lascia volutamente al livello epidermico “notiziucole” fatte di “accusette” probabilmente intese di riflesso a comportamenti di eventuali terzi, dai quali, comunque, dovendolo in primis ed esclusivamente alla mia coscienza, mi dissocerei. Non Le chiedo, pertanto, di fornire pubblicamente i riferimenti che ne indichino l’identità, proprio perché non suscita in me alcun interesse: ove, tuttavia, valutasse spontaneamente di comunicarli, con l’eventuale obiettivo di dotare di una qualche consistenza le Sue affermazioni, potrei certamente apprezzarlo. Ciò che trovo determinante, quanto necessario, e che la sollecito a prendere in considerazione è invece che si ripristini l’etica delle relazioni, dalla comunicazione ad ogni forma espressiva, al netto delle quali, per quanto abili, acuti, capaci siano gli “operatori”, non può esistere alcuna politica. Quanto al resto, pur rimanendo in attesa di un suo gradito riscontro, Le risparmio l’invito a scomodare le più alte vette di una sana riflessione, evitando di richiamare la Sua attenzione al pertinente raffronto tra pagliuzza e trave”.

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