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Il Corsivo | Comunali a Vibo: la politica delle grandi “manovre” per l’autoconservazione e la rincorsa alla poltrona

Centrodestra impegnato a non assumersi le proprie responsabilità politiche dinanzi ai fallimenti scaricando tutto sull’attuale primo cittadino e polo di centro alle prese con gli improponibili

Il Corsivo | Comunali a Vibo: la politica delle grandi “manovre” per l’autoconservazione e la rincorsa alla poltrona
Nel riquadro da sinistra verso destra: Vito Pitaro, Maria Limardo e Giuseppe Mangialavori
Maria Limardo

Devono essere stati i prodigi contabili ai quali il Comune di Vibo Valentia ha ormai da tempo abituato i propri cittadini – che si ritrovano infatti a pagare tributi altissimi in un ente dagli eterni conti in rosso – a suggerire ad alcune forze politiche che è ancora tempo di miracoli e che il popolo (leggasi gli elettori) può essere ancora considerato bue. La “commedia” attorno alle scelta dei candidati a sindaco – iniziata già a settembre nel centrosinistra e conclusa poco tempo fa con alcune figuracce e passi indietro per…assenza di uomini e idee – si appresta a vivere infatti la sua seconda e terza fase, in un crescendo rossiniano degno di miglior causa. Partiamo dalla coalizione di centrodestra o di quel che rimane – Forza Italia e Fratelli d’Italia, visto che Udc e Lega (oltre agli ex seguaci di Bevilacqua) sono migrati altrove – alle prese in queste ore con il rebus “Limardo sì”, “Limardo no”. Al primo cittadino uscente, che rivendica la candidatura ritenendo di aver ben operato e soprattutto di poter ulteriormente cogliere i frutti del suo “lavoro” in un decennio e non un quinquennio (come ha sempre ripetuto in ogni occasione), si contrappone una parte di Forza Italia che – per i giochi di “prestigio” di cui parlavamo sopra – allo scadere della consiliatura ritiene di aver aperto improvvisamente gli occhi temendo una sonora sconfitta riproponendo il nome della Limardo. E qui va in scena il primo tempo della farsa e della “commedia” in salsa vibonese. Gli esponenti di Forza Italia che solo oggi si stanno rivelando di ostacolo alla ricandidatura del sindaco uscente sono gli stessi che non solo l’hanno a suo tempo fortemente proposta e sostenuta, ma sono anche coloro che nell’ultima pubblica convention di Forza Italia – convocata al 501 hotel per la riconferma di Michele Comito a segretario provinciale del partito – hanno ringraziato la Limardo per il lavoro svolto lodandone le capacità amministrative e politiche dando così – pur mancando un’investitura ufficiale – quasi per scontata una sua ricandidatura (sempre difesa, tra l’altro, dal deputato Giuseppe Mangialavori, principale sponsor della Limardo).

E così, a poco più di tre mesi dalle elezioni amministrative – con un sindaco fortemente intenzionato a ricandidarsi – gli stessi esponenti di Forza Italia (“cuor di leoni”) vorrebbero costruire una facile vittoria a tavolino semplicemente cambiando il nome del candidato a sindaco al fotofinish. Una bella verniciatura a quella che un tempo era una “corazzata elettorale” – oggi rimasta con due sole gambe (Forza Italia e Fratelli d’Italia) – nel convincimento (dicevamo prima) che è ancora tempo di miracoli e che, soprattutto, il popolo è bue. Eppure, anche il più sprovveduto degli osservatori politici (ed a Vibo Valentia abbondano in mancanza di altro) si accorge che siamo nel 2024 e il tempo delle “verniciature” e dei miracoli è finito da un pezzo. Non siamo più infatti ai tempi dell’ex sindaco Nicola D’Agostino che dopo cinque anni non è stato riproposto e si è cancellato il fallimento di un’intera classe politica (di centrodestra) nascondendosi dietro il “civismo” di Elio Costa per riconquistare (le medesime forze politiche) “palazzo Luigi Razza”. Così come non siamo più ai tempi di Elio Costa quando con un colpo di mano si è cancellato il proprio fallimento politico (di Mangialavori e compagni) tranciando di netto il sindaco Costa per proporre prima l’avvocato Domenico Sorace e poi – una volta constatato che non rispondeva alle logiche della politica in salsa vibonese – optare per Maria Limardo. Chi non capisce tutto ciò, riteniamo viva in un mondo tutto proprio (simile a quello degli artifizi contabili che regnano al Comune per come certificati dalla Corte dei Conti) e si ostina a non voler fare i conti con la realtà e ad assumersi quindi le proprie responsabilità politiche in caso di fallimento dinanzi agli elettori. Ed ecco così spuntare nomi di candidati a sindaco alternativi alla Limardo che dovrebbero andare in campagna elettorale – a tre mesi dalle elezioni – a raccontare ai cittadini-elettori (il famoso popolo-bue) che il centrodestra (Forza Italia e Fratelli d’Italia) ha ben operato negli ultimi cinque anni raggiungendo risultati mai visti prima e che però è meglio il principale “attore” di tali ipotetici cambiamenti (la Limardo) resti a casa e si riposi. Così come dovrebbero andare in giro a raccontare che “fratelli”, “architetti”, “muratori” o figli di personaggi che hanno fatto la storia (in negativo a nostro avviso) di Vibo Valentia nei famigerati anni ’80 (quando Vibo aveva due sindaci all’anno) rappresentano il nuovo che avanza e che la Limardo rappresentava il vecchio. “Cuor di leoni”, dicevamo, che non riescono a mettersi in testa che non si può sfuggire in eterno dalle proprie responsabilità politiche sia in caso di successi che di insuccessi.

E veniamo ora all’altra coalizione in campo, il polo di Centro che al suo interno racchiude di tutto e di più: personaggi storicamente di sinistra, trombati della politica, personaggi di destra che più destra non si può, renziani dell’ultima ora, l’Udc, Azione, la Lega salviniana in salsa vibonese, più quella Città Futura che – a proposito di “verginità politica” – sino a pochi mesi fa ha amministrato Vibo Valentia con il centrodestra e con l’amministrazione Limardo pur riciclandosi dal centrosinistra (dal Pd precisamente). Poche parole qui per sottolineare alcuni dati di fatto su determinati personaggi che guidano tale schieramento: c’è chi è stato prescritto a Catanzaro nel processo per i falsi esami all’Università (e non ha rinunciato alla prescrizione), chi è stato a capo di ben due amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose, chi ha costruito la propria carriera politica partendo dal suo Comune oggi attenzionato con l’invio di una Commissione di accesso agli atti per accertare la presenza di infiltrazioni mafiose, c’è chi ha fatto capolino nelle cronache delle udienze di Rinascita Scott come destinatario di voti mafiosi e c’è chi nell’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro viene definito da Nicola Gratteri e dai suoi sostituti come “trait d’union – riportiamo testualmente – tra le varie consorterie del territorio ed in contatti con la criminalità organizzata”. Quanto basta, in tale ultimo caso, non solo per sedersi a capotavola nella coalizione di Centro in salsa vibonese (evidentemente a certe latitudini non vale il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”…), ma anche per farlo concorrere (o aspirare) quale possibile candidato a sindaco. In fondo che male c’è: il Comune di Vibo Valentia è solo parte civile anche nei confronti di imputati accusati di associazione mafiosa e di essere collegati (e lo si legge già nel capo d’imputazione) politicamente a esponenti della politica cittadina che ora aspirano a divenire primi cittadini. Tutto normale nella città dai 500 e passa candidati ad ogni elezione comunale e dove un sindaco (grazie agli ultimi aumenti decisi dal governo Draghi) porta a casa quasi 9mila euro, un vicesindaco 7mila, quasi 5mila un assessore e oltre 1.500 euro un consigliere comunale. E anche questa è Vibo Valentia, in attesa di una bufera giudiziaria superiore a Rinascita Scott che spazzi via tutto ciò che la politica non è riuscita ad allontanare.

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