Partito democratico, Termini e Miceli: «Chi invoca le regole sia il primo a rispettarle»

Due dei candidati alle ultime amministrative a Vibo Valentia stigmatizzano l’uscita di Lo Schiavo, Pilegi e Tomaino dal gruppo consiliare del partito: «Inconcepibile, così si viene meno all’impegno assunto con gli elettori»

Due dei candidati alle ultime amministrative a Vibo Valentia stigmatizzano l’uscita di Lo Schiavo, Pilegi e Tomaino dal gruppo consiliare del partito: «Inconcepibile, così si viene meno all’impegno assunto con gli elettori»

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La sede del Pd a Vibo

«Le vicende politiche cittadine susseguitesi negli ultimi mesi delineano una triste realtà che sta offrendo alla città la fase politica più scadente della storia. Il cattivo operato del sindaco Costa, caratterizzato anche da delibere insensate e deleterie per importanti quartieri della nostra città, è sotto gli occhi di tutti i cittadini e, molto probabilmente, supererà, per risultati negativi, la disastrosa amministrazione che ci siamo lasciati alle spalle».

A parlare sono Gerlando Termini e Marco Miceli, iscritti del Partito democratico e già candidati nella lista dello stesso partito alle ultime elezioni comunali celebratisi in città e che hanno visto insediarsi l’attuale maggioranza di centrodestra. Tuttavia, a suscitare le critiche dei due militanti, non sono solo le vicende di cui si rende protagonista la compagine che guida il Comune.

«Ciò che rattrista ancor di più – scrivono infatti -, è vedere un’opposizione sempre meno coesa, artefice di un modo di fare politica sconclusionato e pronta a fare da stampella al sindaco e alle forze che lo sostengono. Una politica fatta di social network anziché di aule di consiglio e di commissione, social network dove, con un semplice post, vengono tristemente toccate tematiche importanti e non sempre valide senza mai offrire proposte o soluzioni concrete per dargli attuazione».

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Per Termini e Miceli «un simile modo di fare politica, lontano dalla gente e dalle strade, non può scongiurare, offrendo la sua collaborazione, il fallimento amministrativo targato Elio Costa. Non riusciamo a comprendere, infatti, l’azione politica messa in atto negli ultimi giorni da questa parte di minoranza che, di fatto, va ad indebolire ulteriormente il nostro ruolo di opposizione in seno al consiglio comunale».

Il riferimento è alla formazione di un nuovo gruppo d’opposizione, “I progressisti per Vibo”, fautore di «un’azione politica cha ha visto una parte dei consiglieri del Pd abbandonare il gruppo di appartenenza per formare gruppo a se».

Tale gesto, scrivono i due già candidati poi non eletti, «è inconcepibile, poiché, tali consiglieri così facendo, vengono meno all’impegno preso con quegli elettori che si sono schierati a sostegno del progetto Antonio Lo Schiavo Sindaco e ne hanno consentito la loro elezione. Crediamo che questi elettori, abbiamo il sacrosanto diritto di ricevere le dovute spiegazioni a riguardo, anche alla luce di quanto accaduto alle scorse elezioni provinciali, in occasione delle quali i consiglieri del Pd hanno stretto forti intese con forze a noi contrarie alle amministrative del 2015, indebolendo ulteriormente la sinistra vibonese».

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Quindi la precisazione: «chi oggi invoca il mancato rispetto delle regole sa benissimo che delle regole esistono così come esiste uno statuto il quale, all’art. 2 comma 9 prevede l’esclusione dall’anagrafe di partito per coloro i quali, tra l’altro, aderiscono a gruppi consiliari diversi dal Pd. Per cui, prendiamo atto di tale posizione ed auguriamo buon lavoro. Il Partito democratico, seppur in una fase delicata, è sempre la nostra casa. Il nostro intento è quello di renderlo il più inclusivo possibile al fine di essere pronti a proporre un progetto politico valido e vincente alle prossime elezioni amministrative».

In conclusione, «vogliamo rinnovare al sindaco l’invito rivolto dal nostro partito e altre forze politiche, cioè quello di ammettere il proprio fallimento attraverso le dimissioni, restituendo le sorti della città ai vibonesi».