Taglio dei parlamentari, il Psi di Vibo per il “No” al Referendum

La segreteria provinciale si è espressa: «A rischio la rappresentanza parlamentare dei territori più piccoli e fragili»
La segreteria provinciale si è espressa: «A rischio la rappresentanza parlamentare dei territori più piccoli e fragili»
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La segreteria provinciale del Partito socialista si è riunita nei giorni scorsi, nella sede di Vibo Valentia, per decidere il da farsi in merito al referendum costituzionale del prossimo 29 marzo. Dopo ampia discussione i componenti all’unanimità hanno deliberato di schierarsi contro il taglio dei parlamentari. In questa direzione, e a sostegno della campagna per il No, verranno organizzate iniziative tese a sensibilizzare ed informare la popolazione, spiegando i motivi che hanno spinto il Partito socialista a questa scelta di campo.

«Per noi socialisti – spiega il segretario Gian Maria Lebrino – la democrazia non ha costi e soprattutto non si taglia, bensì, se è il caso si rafforza contro ogni populismo. La Costituzione voluta dai nostri padri costituenti è sacra e va difesa dagli attacchi di chi la vuole modificare solo per acquisire consenso, pur andando contro ogni logica di rappresentatività».

In sostanza, per i socialisti vibonesi il taglio dei parlamentari verrebbe pagato soprattutto dai territori più fragili, come quello calabrese e delle province più piccole, che rischierebbero seriamente di rimanere senza rappresentanza in seno al Parlamento.

«L’unica forma di una vera democrazia – aggiunge Lebrino – è quella che prevede che ogni territorio abbia il suo rappresentante e che se lo possa scegliere liberamente. Inviteremo, per questo, i cittadini a recarsi alle urne a votare No per difendere le conquiste difficili di democrazia e libertà conquistate abbattendo regimi sanguinari. Tutta la Costituzione è stata costruita, scritta, realizzata e fatta vivere in un tutt’uno. Nulla è stato fatto a caso, anche il numero dei parlamentari aveva un senso nel progetto di uomini come Dossetti, Calamandrei, Nenni e Togliatti e degli altri 71 che la diedero alla Costituente per l’approvazione».

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