Acqua a Vibo Marina, gaffe sull’ordinanza di divieto. Il Pd: «Un altro esempio di inadeguatezza»

Il Comune restringe il campo della non potabilità alle sole fontane pubbliche ma «dimentica l’ordinanza in vigore dal 2011 e cita un molo inesistente». I consiglieri d’opposizione: «Quando la toppa è peggio del buco»

Il Comune restringe il campo della non potabilità alle sole fontane pubbliche ma «dimentica l’ordinanza in vigore dal 2011 e cita un molo inesistente». I consiglieri d’opposizione: «Quando la toppa è peggio del buco»

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«E’ come un refrain che puntualmente si ripresenta, solo che questa volta ad un’ordinanza, la n. 20, ne è seguita una successiva di modifica della precedente. Ma la pezza è peggio del buco, a meno che l’attuale amministrazione comunale non sia riuscita a fare il miracolo. Già perché la nuova ordinanza vieta l’utilizzo esclusivamente dell’acqua per uso alimentare, ecc., proveniente dalle fontanine poste sul molo Bengasi, molo Proserpina (inesistente, poiché nessun molo del nostro porto ha tale denominazione) e via Roma in Vibo Marina. Bene, dunque apprendiamo che tali fontanelle hanno una rete dedicata con una condotta di adduzione autonoma».

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A riferirlo in una nota è il gruppo consiliare del Pd a Vibo Valentia, guidato da Giovanni Russo, che interviene sul “caso” che nelle ultime ore ha visto l’emissione da parte del Comune di un’ordinanza di divieto al consumo umano dell’acqua e di una successiva rettifica che restringe il campo della validità dell’ordinanza alle sole fontane pubbliche indicate nella precedente ordinanza.

“Ferro” nell’acqua oltre i limiti consentiti, ordinanza di divieto a Vibo Marina

«Ma a chi vogliono farla bere? – incalza il Pd -. Ecco allora un’ulteriore dimostrazione di come, anche in situazioni come queste, appare evidente la totale inadeguatezza di chi è stato chiamato ad amministrare la nostra città. Vogliamo segnalare, nella speranza che la prossima volta si agisca in tal senso, che la popolazione non è stata avvertita tempestivamente a mezzo strillone ad esempio. O ancora che visti i contenuti dell’ordinanza “di non utilizzare l’acqua per: uso alimentare, il lavaggio e la preparazione degli alimenti, igiene orale, lavaggio stoviglie o utensili da cucina, lavaggio apparecchiature sanitarie, lavaggio oggetti per l’infanzia…”, non sono state predisposte delle autobotti, da cui far rifornire la popolazione di Vibo Marina».

I consiglieri comunali d’opposizione di dicono «coscienti del fatto che la problematica inerente la potabilità dell’acqua nella nostra città non è di facile risoluzione e che essa richieda consistenti somme di denaro. A tal riguardo si attendono risposte dalla Regione del finanziamento sulla rete idrica, che la città potrebbe ottenere dal presidente Oliverio, dopo che Scopelliti fece un bando senza copertura finanziaria. Certo è però che la tipologia di interventi previsti da detto bando, non saranno sufficienti a risolvere il problema nella sua interezza, dunque auspichiamo che l’attuale amministrazione si attivi, attraverso un progetto specifico a reperire anche altri fondi».

Non solo, i consiglieri comunali del Partito democratico citano anche l’ordinanza n° 41 del 17 maggio 2011 (mai revocata), nella quale «si dichiarava l’assoluto divieto dell’utilizzo per consumo alimentare ed umano dell’acqua domestica e delle pubbliche fontane delle frazioni di Vibo Marina e Bivona ed ad oggi, tale ordinanza non solo non è stata revocata perché il problema non è stato ancora risolto, ma paradosso dei paradossi si continua comunque a chiedere ai cittadini di Vibo Marina di pagare, seppur con una riduzione del 50% agli aventi diritto, comunque il canone dell’acqua».

Dunque la conclusione è che «i cittadini vibonesi, nel 2017, non possono usufruire di uno dei beni essenziali, l’acqua, e questa amministrazione nella migliore delle ipotesi cerca di mettere delle toppe con delle ordinanze non sempre tempestive, e talvolta inesatte (nella n. 20 non era specificato in maniera chiara nel corpo dell’ordinanza che il territorio interessato fosse solo quello di Vibo Marina) arrivando finanche ad inventarsi nuove denominazioni di uno dei moli del nostro porto (molo Proserpina…)».