Mileto, polemiche sul consiglio comunale. Caserta: «Non è urgente, si rimandi»

L’esponente dell’opposizione dice “no” all’assise a porte chiuse e boccia anche la precedente ipotesi della videoconferenza: «Svilisce la democrazia rappresentativa»
L’esponente dell’opposizione dice “no” all’assise a porte chiuse e boccia anche la precedente ipotesi della videoconferenza: «Svilisce la democrazia rappresentativa»
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Sta creando dubbi e malumori la decisione del sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano di convocare per il prossimo 23 aprile un consiglio comunale a porte chiuse, in conseguenza del coronavirus. A dire la sua, al riguardo, è il capogruppo di minoranza di “IdeaMiletoGiulio Caserta, il quale nell’occasione critica a prescindere la decisione di indire un’assise consiliare in un momento di forte criticità come questo.

Inizialmente si era pensato di far svolgere il Consiglio in videoconferenza. Poi, in seguito alle perplessità espresse da Caserta, il sindaco e la sua maggioranza hanno deciso di procedere a porte chiuse, mantenendo ad ogni modo le distanze di sicurezza tra i singoli consiglieri.

«Non capisco l’urgenza di convocare un incontro – sottolinea oggi il capogruppo d’opposizione – in un momento in cui tutti ci troviamo alle prese con il propagarsi del Covid-19. Il punto più urgente da discutere e ratificare è quello del bilancio preventivo. Il termine per eludere la pratica era inizialmente previsto per il 30 aprile. Il Governo, però, ha prorogato la scadenza al 30 giugno. Quindi, ci sarebbe tutto il tempo per approvare il documento finanziario». [Continua]

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Il problema, quindi, per Caserta, non è la modalità in cui il consiglio si svolgerà, ma il fatto stesso che sia stato convocato per il 23 aprile. O, almeno, non solo questo. «L’assise a porte chiuse – afferma, infatti, il capogruppo di “IdeaMileto” – priva gli interlocutori di presenze fondamentali in ambito democratico, quali quelle dei cittadini e degli stessi organi di stampa». Negativo, come detto, anche il giudizio sull’eventuale uso della videoconferenza. In questo caso, prendendo spunto da un intervento dell’avvocato Giovanni Vecchio pubblicato da Il Vibonese – in ordine al processo penale ai tempi del coronavirus – Caserta si sofferma sull’articolo 73 dello stesso Decreto legge 18 del 2020, titolato “semplificazioni in materia di organi collegiali”.

«È del tutto evidente – sottolinea sul punto – che la possibilità di svolgere i consigli comunali “da remoto” tende a svilire il ruolo ed il luogo della democrazia rappresentativa, in quanto le assemblee comunali sono naturalmente e storicamente caratterizzate dall’oralità, dall’immediatezza, dalla dialettica, dal contraddittorio, dal confronto tra opinioni diverse. Elementi di discussione democratica che soltanto “de visu” possono portare ad un’eventuale sintesi, ovvero al cambiamento di decisioni già prese in altre sedi anche attraverso l’empatia che può crearsi tra rappresentanti di schieramenti diversi e/o avversi tra loro».

L’esponente di minoranza si sofferma, poi, sui rischi propri della possibilità introdotta dall’art. 73 del Decreto legge. In primis sul fatto che l’eliminazione della presenza fisica «potrebbe minare irreparabilmente la funzione dell’assemblea e mortificare e rendere evanescente il ruolo dei singoli consiglieri democraticamente eletti. Inoltre, non si capisce come in questo caso possa essere garantita l’adeguata pubblicità alle sedute del consiglio, già prevista dalle norme e finalizzata a consentire ai cittadini di controllare e valutare l’operato dei suoi rappresentanti». Caserta conclude il suo intervento mettendo in guardia «dal rischio che un provvedimento adottato in un momento di emergenza divenga poi permanente/definitivo», con conseguente messa in discussione «di faticose conquiste delle democrazie liberali».