Il corsivo | Comune di Vibo e caso Lo Bianco, quando la politica mostra il peggio di sé

I consiglieri comunali continuano a fuggire dalle proprie responsabilità mentre la città assiste ad una situazione a dir poco indecorosa per un capoluogo di provincia
I consiglieri comunali continuano a fuggire dalle proprie responsabilità mentre la città assiste ad una situazione a dir poco indecorosa per un capoluogo di provincia
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I consiglieri mentre abbandonano l’aula

Ed alla fine è venuta “giù la maschera” ed i consiglieri comunali di Vibo Valentia hanno dimostrato alla città di che “pasta” sono fatti. Chiamati a votare sulla reintegra del consigliere comunale del Pd Alfredo Lo Bianco – attualmente sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora per corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose nell’ambito dell’inchiesta Rinascita-Scott (il fratello Orazio Lo Bianco è tuttora arrestato) – hanno preferito scappare dall’aula per la seconda volta di fila (con l’eccezione dei soli consiglieri Loredana Pilegi e Pietro Comito) nascondendo la testa sotto la sabbia per non esprimere in Consiglio la propria opinione al riguardo. Se la politica a Vibo Valentia fosse una cosa seria – e soprattutto ci fosse una cittadinanza capace di far valere i propri diritti invece di piegarsi puntualmente all’amico o al parente di turno alimentando un rovinoso do ut des – basterebbe quel che è successo ieri per scatenare un moto di indignazione capace di travolgere per sempre attori e ballerini del Consiglio comunale. [Continua]

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L'aula del consiglio comunale di Vibo

Gli stessi consiglieri che si affrettano a chiedere rimborsi per spese-viaggio dalle frazioni sino al Municipio di Vibo (il Regolamento approvato negli scorsi anni consente anche tale sperpero di denaro pubblico) per partecipare alle sedute ma che poi preferiscono non discutere nulla, abbandonare l’aula ed incassare i rimborsi. Gli stessi consiglieri che, ancora una volta, sulla reintegra di Alfredo Lo Bianco in Consiglio comunale hanno preferito darsela a gambe levate. L’ennesima vergogna, insomma.

Alfredo Lo Bianco

In una democrazia che si rispetti ed in un Consiglio comunale serio si discutono anche le pratiche più “spinose” e si dice in aula ciò che si pensa, senza rifugiarsi in comodi “comunicati” in cui si fa rimbalzare la “palla” della responsabilità all’opposizione. In un Consiglio comunale serio ed in una città dove la politica conserva ancora un minimo di dignità, l’opposizione – in questo caso il Partito democratico – si assume sino in fondo la responsabilità di aver voluto far transitare fra le proprie fila gente che – come Alfredo Lo Bianco – non solo proviene dalle fila del centrodestra (nel 2015 è stato eletto in una lista a sostegno di Elio Costa e proprio a tale consultazione elettorale è riferita la contestazione della Dda), ma anche da una famiglia direttamente imparentata con quello che è stato ritenuto da sentenze definitive come il defunto boss di Vibo Valentia (ucciso in un agguato a Pizzo nel 1988). Nulla di tutto questo è avvenuto ieri a Vibo Valentia. E la seduta venuta meno per mancanza del numero legale – in quanto i consiglieri comunali si sono dati per la seconda volta alla fuga – ha fatto saltare anche la discussione sul Piano strutturale comunale, uno strumento fondamentale per lo sviluppo e la pianificazione di qualunque realtà territoriale. E tutto ciò nonostante ieri fossero presenti un aula il professore Francesco Karrer (che negli scorsi decenni ha redatto e dato il nome ad una variante al Piano regolatore generale unitamente all’architetto Mirarchi del cui decesso si è discusso anche nel processo “Tornio”) e l’architetto Natale Palamara.

In una democrazia che si rispetti, ogni consigliere comunale si assume la responsabilità della propria decisione motivando in aula il proprio voto favorevole o contrario o astenendosi sulle singole “pratiche”. Di certo non si fugge alla stregua di un Cetto La Qualunque qualsiasi.

Certo, ben si comprende il fastidio da parte di alcuni consiglieri comunali di Vibo a votare e motivare in aula il proprio diniego alla reintegra di Alfredo Lo Bianco in Consiglio quando essi stessi dovrebbero arrossire per legami a dir poco imbarazzanti. Ve lo immaginate, infatti, il nipote del boss Vincenzo Barba, alias “Il Musichiere”, ed al tempo stesso anche cognato di Pino Barba, detto “Pino Presa” – perché in Consiglio siede anche chi ha questo tipo di legami – prendere la parola ed esprimere voto contrario al reintegro di Alfredo Lo Bianco in quanto indagato nell’inchiesta antimafia “Rinascita-Scott” al pari degli arrestati e congiunti Enzo e Pino Barba?

Carmelo Lo Bianco

Ve lo immaginate il consigliere intimo amico del defunto boss Carmelo Lo Bianco, detto “Sicarro” – per come dimostrano le intercettazioni dell’inchiesta “Nuova Alba” richiamate in Rinascita-Scott” – dover motivare il proprio voto contrario al ritorno di Lo Bianco? O il consigliere che, dopo essere passato dal Pd al centrodestra, è stato beccato al telefono dalla Squadra Mobile di Vibo nell’inchiesta “Rimpiazzo” a parlare di banche e questioni finanziarie con un imputato (è già stato chiesto il rinvio a  giudizio) per mafia (clan dei Piscopisani) e narcotraffico a sua volta figlio di un personaggio molto noto alle forze di polizia?

O immaginate i consiglieri – almeno due – intercettati con altrettanti arrestati nell’inchiesta “Rinascita” discutere del “caso” Alfredo Lo Bianco? Oppure il consigliere accusato dal collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato, di aver ricevuto i voti del clan dei Piscopisani o il consigliere comunale il cui marito è indagato in un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria? Tralasciando altri consiglieri citati nell’inchiesta Rinascita-Scott (loro direttamente o i più stretti congiunti) e un assessore comunale cognato di un indagato per mafia di Rinascita-Scott (clan Bonavota), ben si capisce l’imbarazzo del Consiglio comunale di Vibo Valentia…!

L’assessore Bruni e il sindaco Limardo

Ma in una democrazia che si rispetti ognuno è chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza fuggire dall’aula. Lo deve fare la politica cittadina ai più alti livelli – ad iniziare dal sindaco Maria Limardo per finire ai parlamentari ed ai consiglieri regionali di questo territorio – che questa classe politica e questo Consiglio comunale hanno contribuito a “regalare” alla città attraverso alcuni candidati scelti col “lanternino” nonostante quanto già accaduto alle comunali del 2015 e degli anni precedenti e peraltro puntualmente evidenziate da chi scrive in tempi non sospetti (LEGGI QUI: Comunali a Vibo Valentia fra liste “pulite”, candidati e pure… indagati). Lo deve fare la politica vibonese – e questo Consiglio comunale – perché sono gli stessi che hanno deciso di proporre un encomio solenne ai carabinieri autori della storica inchiesta “Rinascita-Scott” e sono gli stessi che hanno avuto l’ardire (nonostante quanto emerge proprio dall’inchiesta Rinascita-Scott sulle infiltrazioni nel Comune di Vibo) di proporre la cittadinanza onoraria per il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, che dell’indagine Rinascita ne è il principale artefice.

In caso contrario – continuare a disertare le sedute per non affrontare il “caso” Lo Bianco – si traggano una volta per tutte le conclusioni su una consiliatura nata male (per aver imbarcato di tutto nelle liste elettorali) e che rischia di finire peggio (è di ottobre l’acquisizione di una consideravole mole di atti al Comune dal parte della Guardia di Finanza in un’inchiesta della Dda). Con buona pace di chi continua a mantenere il “prosciutto” sugli occhi, di chi cerca di minimizzare e coprire e di chi – anche ai livelli più elevati – continua ad accompagnarsi ed a pendere dalle labbra degli artefici di una situazione tanto indecorosa quanto non degna di un capoluogo di provincia.

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