Vibo, la Giunta dell’effimero. Mancava solo la task force

Mentre la città è alle prese con i problemi storici, l’amministrazione Limardo crea superflue cabine di regia per rilanciarne l’immagine: ennesima prova dell’inconsistenza politica
Mentre la città è alle prese con i problemi storici, l’amministrazione Limardo crea superflue cabine di regia per rilanciarne l’immagine: ennesima prova dell’inconsistenza politica
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Ormai in Italia se non hai una task force non sei nessuno, al più sei un poveraccio. Lo sanno bene a Vibo Valentia, dove il sindaco ha pensato che l’unica cosa da fare per «rilanciare l’immagine della città» era appunto creare la mitica task force. Ed eccola pronta. Chi ci sta dentro? Mezza giunta ed i soliti “attori culturali”. In pratica, tempo qualche mese e l’antica Monteleone sarà pronta a ruggire ancora, a diventare giardino sul mare, terrazzo sulla montagna e verandina sulla vallata. Tutto insieme.

D’altronde l’amministrazione Limardo, che da qualche settimana ha spento la sua prima candelina (auguroni), è particolarmente avvezza al pensare in grande (e realizzare in piccolo). Basti pensare all’altrettanto mitico «mini Piano Marshall» (ipse dixit) per uscire dalla crisi coronavirus: nei fatti si è tramutato nella sospensione delle strisce blu fino al 31 luglio e nell’estensione del suo pubblico gratuito per gli esercenti per questo 2020. Provvedimenti certamente apprezzabili, ma per i quali erano sufficienti due delibere senza la necessità di scomodare evocative riprese post-belliche.

Se da un lato sono innegabili le difficoltà gestionali di un ente che, quasi certamente, dovrà fare i conti con un secondo dissesto finanziario, con le casse vuote, col personale insufficiente anche a stampare due fotocopie, con un apparato burocratico ingessato che combina guai ad ogni occasione; dall’altro, è anche vero che ci si aspettava un cambio di passo che nei fatti non c’è. Vibo Valentia continua ad essere quella cittadina provinciale in cui ci si imbroda per un’aiuola ripulita, per una buca tappata, per un sito internet, per un concorso di poesie, per due riunioni con tizio e caio, per una raccolta semi-decente della spazzatura, per un bando fatto male; ed in cui si fa finta di non vedere che i problemi sono quelli di sempre: per ogni buca tappata ce ne sono altre mille da tappare, per ogni parco pulito ci sono chilometri di marciapiedi invasi da erbacce, le spiagge idem, per una villa aperta ne restano tre chiuse, l’acqua mancava e continuerà a mancare, i tributi restano alle stelle (per quei poveracci che li pagano).

La buona volontà – innegabile anche questa, con assessori chiusi in municipio 12 ore al giorno – non basta. Non può bastare, per una ragione semplice. Le promesse erano altre. Si vagheggiava di alti profili, di grandi risultati, di una città finalmente in cima all’agenda politica regionale. La famosa “filiera istituzionale”, quella buona solo a convincere qualche povero illuso che pensava: se vinciamo al Comune e alla Regione, forse qualche briciola la daranno pure a noi. E invece niente.

La trovata della task force, inoltre, offre la misura di quanto scarso (nullo) sia l’apporto dei partiti del centrodestra a questa amministrazione, in termini di contributi, idee, professionalità. Quei partiti spacciati come una «risorsa» in campagna elettorale, poi improvvisamente spariti. Blindato il risultato, tutti ad abbeverarsi alla fonte del più forte. In religioso silenzio. Una maggioranza avviluppata su sé stessa. Il sindaco e pochi fedelissimi da una parte. I consiglieri dall’altra, relegati al ruolo di “alzamanina”, un’azione politica ingessata per il timore invisibile ma percepibilissimo di un’azione giudiziaria tranciante. E tutto resta così, fermo e immutato. L’immagine di Vibo la si poteva rilanciare semplicemente con poche cose fatte bene. Ma qui siamo ancora all’illusionismo. E ciao Maria… (cit.).