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La vicenda della “discarica illegale più pericolosa d’Europa”, già al centro dell’inchiesta “Poison”, è stata portata all’attenzione dei ministri dell’Ambiente e della Salute: «Si verifichi lo stato d’inquinamento del sito»

L'ex fornace "La tranquilla" di San Calogero
Politica

La vicenda della ex fornace “La tranquilla”, sita nell’omonima località di San Calogero e utilizzata per anni come discarica di rifiuti pericolosi finendo al centro dell’inchiesta “Poison”, approda in Parlamento su iniziativa del deputato del Movimento 5 stelle Paolo Parentela.

L’esponente pentastellato ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata ai ministri dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, e della Salute. Parentela ricorda, in premessa, «il reato contestato e prescritto a carico di quattordici imputati nel processo sui rifiuti pericolosi è quello di “disastro ambientale colposo”»; che « dopo cinque anni di rinvii, tra scioperi degli avvocati e mancanza di giudici, non è stato possibile nemmeno dichiarare l'intervenuta prescrizione per mancanza del giudice titolare; in località “Tranquilla” non è mai stata avviata la bonifica. Lì continuano a rimanere sepolte 130 mila tonnellate di rifiuti provenienti dalle centrali termoelettriche a carbone Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese, ritenuti fortemente inquinanti e pericolosi in quanto di derivazione industriale. Si tenga presente che lo smaltimento, per via della presenza di due corsi d'acqua, potrebbe avere ripercussioni molto pesanti sull'ambiente; la mega-discarica - ritenuta dagli esperti la più pericolosa d'Europa - è al centro di un giro d'affari di assoluto rilievo: oltre 18 milioni di euro, sarebbero stati spesi per lo smaltimento dei fanghi nella vecchia fabbrica di laterizi, come emerso all'epoca dell'inchiesta».

Parentela dunque chiede «di quali elementi disponga il Governo, per quanto di competenza, sulla presenza di rifiuti pericolosi; se non si ritenga opportuno assumere iniziative, per il tramite del Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente per compiere verifiche sullo stato di inquinamento ambientale della zona sopracitata, anche al fine di tutelare il diritto alla salute dei cittadini delle aree coinvolte».

Nell’ambito dell’inchiesta “Poison”, davanti al Tribunale monocratico di Vibo Valentia, si trovano sotto processo i seguenti imputati: Giuseppe Romeo, 71 anni di Taurianova (incaricato della gestione dei rifiuti che arrivavano all'impianto); Stefano Romeo, 38 anni di Taurianova; Umberto Acquistapace, 84 anni di Rosarno (legale rappresentante della S.r.l. “Fornace tranquilla”); Angelo Vangeli (dipendente e ragioniere della società); Vito Sabatelli, 60 anni di Cisternino (titolare dell'omonima impresa individuale); Antonio Roma, 74 anni di Carovigno (amministratore unico della “Società lavori ecologici S.r.l.”); Angelo Ippolito, 43 anni di Monopoli (rappresentante legale della “Sotram S.r.l.”); Giuseppe Antonio Marraffa, 53 anni di Carovigno (rappresentante legale, dal 2003 al 2006, della “Ecoservizi S.r.l.”); Vito Antonio Sacco, 57 anni di Carovigno (amministratore unico, fino al 2003 e dal 2006, della stessa azienda). Ancora, alcuni funzionari dell’Enel: Luciano Mirko Pistillo, 58 anni di Rovigo (responsabile dell'unità di business della centrale di Brindisi dal 2003 al 2006); Carlo Aiello, 53 anni di Brindisi (responsabile della linea movimentazione materiali, compresi i rifiuti della “Federico II”); Diego Baio, 59 anni di Roma (dal 2001 al 2006 responsabile “Esercizio Ambiente e Sicurezza” della centrale a carbone).

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