È ancora scontro sull’asilo nido comunale di Vibo Valentia e, soprattutto, sulla gestione delle risorse del Fondo nazionale zero-sei. Dopo l’intervento del consigliere regionale Vito Pitaro e del segretario provinciale di Forza Italia Michele Comito, arrivano la replica del sindaco Enzo Romeo e dell’assessore alla Pubblica istruzione Stefano Soriano, che respingono la ricostruzione dei due esponenti politici e chiamano direttamente in causa la Regione Calabria.

Nel frattempo, sul piano operativo, il Comune fa sapere che dal 2 settembre è in pubblicazione per 15 giorni il nuovo bando per l’affidamento della gestione dell’asilo nido comunale, dopo che la precedente procedura era andata deserta. Tra le novità previste c’è un contributo diretto dell’ente di 50mila euro. Il capitolato stabilisce inoltre un termine di cinque giorni dall’aggiudicazione per l’avvio del servizio, che nelle intenzioni dell’amministrazione dovrebbe quindi ripartire entro la fine del mese.

È proprio partendo da questo quadro che Romeo e Soriano intervengono sulle accuse mosse nei giorni scorsi. «Duole constatare – affermano – che un consigliere regionale in carica ed un ex che ha trascorso quasi cinque anni a Palazzo Campanella non conoscano né le delibere della “loro” giunta né atti e procedure». Il riferimento è alle modalità di gestione e trasferimento delle risorse del Fondo nazionale per il sistema integrato zero-sei.

Il Comune: «Circa 350mila euro di quote regionali non trasferite»

Secondo la ricostruzione fornita da Palazzo Luigi Razza, il Fondo è alimentato per il 75% da risorse ministeriali e per il restante 25% dal cofinanziamento regionale. Per le annualità comprese tra il 2018 e il 2022, sostengono sindaco e assessore, la Regione non avrebbe trasferito la propria quota relativamente agli anni 2019, 2021 e 2022, scegliendo di destinarla ad altre misure comunque legate ai servizi per l’infanzia. La somma complessiva indicata dal Comune si aggira attorno ai 350mila euro.

Romeo e Soriano respingono inoltre l’ipotesi di ritardi imputabili all’Ambito territoriale sociale di Vibo Valentia. A loro dire, gli uffici avrebbero sempre rispettato le procedure, raccogliendo e validando i giustificativi dei 15 Comuni dell’Ambito e trasmettendo alla Regione la documentazione richiesta. Anzi, sottolineano come le stesse schede di monitoraggio sarebbero state richieste più volte dagli uffici regionali.

«I ritardi non appartengono al Comune», sostengono i due amministratori, attribuendo invece le lentezze «ai farraginosi meccanismi di controllo e alle continue richieste duplicate della Regione Calabria».

Un altro punto della replica riguarda i costi del servizio. Pitaro e Comito avevano sostenuto che l’affidamento a terzi avrebbe dovuto comportare una riduzione delle spese, in considerazione dei minori costi dei contratti privatistici rispetto a quelli applicati al personale pubblico. Romeo e Soriano contestano però questa impostazione: il costo complessivo, osservano, non può essere ricondotto soltanto agli stipendi degli educatori, perché comprende anche personale ausiliario, coordinamento, sostituzioni, formazione, sicurezza, assicurazioni, materiali e organizzazione.

«Se qualcuno sostiene che l’affidamento a terzi avrebbe dovuto produrre automaticamente un risparmio, metta i numeri sul tavolo», concludono, aggiungendo che l’amministrazione non intende «costruire un servizio educativo sulla compressione del costo del lavoro».

La precedente nota di Pitaro e Comito

La presa di posizione del Comune arriva in risposta alla nota con cui Pitaro e Comito avevano fornito una lettura diametralmente opposta. Secondo i due esponenti di Forza Italia, la Regione svolge esclusivamente funzioni di programmazione e monitoraggio delle risorse del Fondo zero-sei, mentre le somme ministeriali non transiterebbero dal bilancio regionale ma verrebbero trasferite direttamente agli Ambiti territoriali sociali.

Pitaro e Comito avevano inoltre sostenuto che i rallentamenti nel monitoraggio fossero legati alla necessità di acquisire i dati da tutti gli Ambiti e avevano citato specificamente il caso di Vibo Valentia: a fronte di una richiesta relativa alle annualità 2019 e 2020 avanzata l’11 ottobre 2023, il riscontro completo e definitivo dell’Ambito sarebbe arrivato il 24 febbraio 2025, mentre l’ultima scheda necessaria al completamento del monitoraggio risalirebbe al 30 giugno 2026.

Nella stessa nota era stato affrontato anche il tema delle rette. Pitaro e Comito avevano ricordato che la partecipazione delle famiglie ai costi dei servizi a domanda individuale deve essere determinata sulla base dei costi reali di gestione, con percentuali comprese, secondo quanto da loro richiamato, tra il 18 e il 36%. Avevano inoltre ribadito che, a loro giudizio, il passaggio alla gestione esternalizzata avrebbe dovuto determinare una contrazione dei costi.

Infine, i due esponenti politici avevano precisato che il Fondo zero-sei non è destinato esclusivamente ai nidi pubblici ma all’insieme dei servizi educativi autorizzati e accreditati, annunciando anche l’avvio da parte della Regione delle attività preparatorie per due nuovi avvisi: uno dedicato alle sezioni primavera per la fascia 24-36 mesi e l’altro rivolto più in generale ai servizi per la fascia 0-3 anni.

Sul tavolo restano dunque due ricostruzioni contrapposte, entrambe fondate sul richiamo ad atti, monitoraggi e procedure amministrative. Nel frattempo, per le famiglie vibonesi il giorno della prima campanella si avvicina e molti non sanno a quale santo votarsi.