Dopo la nuova nota di Meridionale Petroli, che ha contestato duramente la ricostruzione del sindaco Enzo Romeo sulla delocalizzazione dei depositi costieri a Vibo Marina, intervengono ora in modo unitario i gruppi di minoranza del Consiglio comunale di Vibo Valentia, che parlano di «castello di carte crollato» e chiamano in causa direttamente l’operato dell’amministrazione.

Secondo i gruppi di opposizione, la presa di posizione dell’azienda «non è solo una smentita tecnica alle narrazioni trionfalistiche del sindaco Romeo; è la pietra tombale su mesi di propaganda priva di riscontri oggettivi». Una valutazione durissima, con cui la minoranza sostiene di vedere confermate tutte le contestazioni già sollevate in aula nelle scorse settimane.

«Avevamo ragione noi: solo annunci, zero atti concreti»

Con una nota stampa i consiglieri di opposizione rivendicano di avere denunciato «sin dal primo momento l’inconsistenza della strategia amministrativa sulla delocalizzazione del deposito costiero» e aggiungono che «oggi, i fatti ci danno ragione su tutta la linea: dietro i post sui social e le dichiarazioni istituzionali, non c’è mai stato nulla di concreto».

Il bersaglio principale è il protocollo d’intesa richiamato dal sindaco nei mesi scorsi. Per la minoranza, dalla nota di Meridionale Petroli emerge «un quadro imbarazzante per l’Amministrazione comunale», perché il documento presentato come decisivo «si è rivelato essere una mera bozza non editabile, priva di qualsiasi valore vincolante, un documento trasmesso in modo parziale, ignorando gli altri Enti che avrebbero dovuto condividerlo, un testo che non contiene obblighi, garanzie o cronoprogrammi certi».

Da qui l’accusa politica più pesante: «È gravissimo che il sindaco abbia rappresentato come “definiti” risultati che la stessa controparte definisce “non esistenti”. Governare una città richiede atti amministrativi, non proiezioni di desideri personali».

I dubbi su risorse, aree e soggetti coinvolti

I gruppi di minoranza definiscono «inquietante» il passaggio relativo alla solidità dei soggetti chiamati in causa nell’ipotesi di trasferimento del deposito e scrivono: «È accettabile che il futuro energetico, occupazionale e ambientale di Vibo Marina venga accostato a ipotesi di delocalizzazione basate su operatori economici che presentano fatturati da 12.000 euro e utili pari a zero? Come può un’amministrazione seria pensare di gestire investimenti da oltre 100 milioni di euro con simili presupposti? Questo non è solo dilettantismo, è un azzardo sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie».

Nella ricostruzione dell’opposizione, la nota dell’azienda confermerebbe integralmente quanto sostenuto nei mesi scorsi in Consiglio comunale. I gruppi consiliari parlano infatti di «nessun finanziamento pubblico», osservando che «i ministeri hanno chiarito che non esistono stanziamenti», di «nessuna area idonea», perché «i proprietari delle aree ipotizzate hanno già declinato ogni garanzia di fattibilità», e di «nessun “Atto di sottomissione”», definito «un altro termine usato impropriamente dal sindaco per generare un’illusione di potere d’imperio che il Comune, in questa fase, semplicemente non ha».

«Il sindaco esca dal mondo dei social»

Nel passaggio più politico del comunicato, la minoranza esprime «profonda preoccupazione per il clima di incertezza creato», sostenendo che «alimentare false speranze sulla delocalizzazione senza avere un progetto solido significa mettere a rischio i posti di lavoro esistenti e la sicurezza energetica del territorio».

Quindi l’affondo diretto: «Avevamo detto che era tutto fumo, e oggi il fumo si è diradato lasciando il nulla. Il sindaco esca dal mondo dei social e torni in quello della realtà. Chiediamo un confronto pubblico immediato, nelle sedi istituzionali, dove il Comune dovrà mostrare carte e documenti, se ne ha. La città non può più essere governata con le “bozze” e i “si dice”».

La richiesta è quella di spostare il confronto dalle dichiarazioni pubbliche agli atti. Per i gruppi di opposizione, la trasparenza invocata dalla stessa Meridionale Petroli deve tradursi adesso in un chiarimento istituzionale: «La Meridionale Petroli ha chiesto trasparenza e rigore. Noi, come rappresentanti dei cittadini, la pretendiamo. Il tempo degli annunci è scaduto: la comunità di Vibo Valentia merita rispetto, non propaganda».

La richiesta di una Commissione speciale

Le opposizioni, poi, tornano a chiedere formalmente l’istituzione di una Commissione speciale, definendola necessaria «alla luce di queste gravissime discrepanze tra la narrazione del Sindaco e la realtà dei fatti».

«È un atto dovuto alla città - spiegano - per fare piena luce su una vicenda che sta trascinando Vibo Valentia in una zona d’ombra amministrativa e politica dalla quale sarà difficile uscire». E ancora: «Non permetteremo che il futuro industriale e occupazionale del nostro territorio venga gestito con tale approssimazione. I cittadini hanno il diritto di sapere se quella del Sindaco è stata sciatteria amministrativa o una deliberata distorsione della realtà: in entrambi i casi, la nostra comunità merita risposte concrete e, soprattutto, verità».

I gruppi firmatari - Forza Italia, Fratelli d’Italia, Cuori Vibonesi, Noi Moderati e Identità territoriale - assicurano infine di voler continuare a lavorare per una soluzione che porti alla delocalizzazione dei depositi, ma indicano anche un limite preciso: «Su un punto non arretreremo: restituire al territorio aree che oggi non hanno più motivo di essere occupate da attività così impattanti».

Allo stesso tempo, la minoranza sottolinea che il confronto non può prescindere dalla tutela del lavoro: «Siamo consapevoli che dietro queste realtà ci sono donne e uomini che lavorano e che hanno contribuito in modo significativo alla vita della nostra città e dovremo avere il massimo rispetto, qualsiasi sarà la visione futura».