Lo stadio terminale della provincia vibonese e il ruolo autoreferenziale dei partiti

È in atto da tempo un processo di erosione della rappresentanza al quale, paradossalmente, solo la politica potrà porre rimedio se avrà il coraggio di innovare radicalmente le logiche imperanti.

È in atto da tempo un processo di erosione della rappresentanza al quale, paradossalmente, solo la politica potrà porre rimedio se avrà il coraggio di innovare radicalmente le logiche imperanti.

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La morte clinica della provincia vibonese, ancora tenuta in vita artificialmente, è solo l’ultimo atto di un lungo processo di erosione della rappresentanza, così come della qualità della classe politica che nell’ultimo trentennio è emersa in un mare magnum di pochezza e mediocrità. È logico che appaia come un gigante la figura di Murmura, viste poi le mezze cartucce che lo hanno seguito. Eppure Murmura ha la grave colpa di non aver saputo e voluto creare una classe dirigente che poi ne prendesse le redini e raccogliesse l’eredità. Con la regola del “dividi et impera” il Senatore, ha mantenuto lo scranno fino a che il partito in cui militava non è crollato sotto i colpi di tangentopoli.

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Sappiamo bene com’è andata a finire e chi è venuto dopo non ha saputo suo malgrado fare di meglio, non per voler a tutti i costi criticare, ma i risultati materiali e politici sono evidenti o meglio non ci sono: un deserto di sorda solitudine e vuota sostanza. Che il vibonese abbia una grande pazienza è cosa risaputa, altrimenti non si spiegherebbe come abbia fatto a tollerare il proliferare di un sottobosco di connivenze e favori a danno della cosa pubblica e di un’efficienza amministrativa. Questa pazienza si è sempre mantenuta costante, e solo nei momenti e nei modi più improbabili ed imprevedibili è venuta meno. Un filo conduttore di costanza ed immobilità che hanno visto sistematicamente il suicidio politico del Pd nelle varie sigle che nel tempo ne hanno determinato la facciata, un po’ come quella gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria. Eppure il Pd sempre ha avuto numeri e mezzi oltre che uomini per scalzare una destra che non sempre è stata granitica, anzi. Eppure nonostante uomini validi, il gioco delle correnti e delle tre carte ha sempre partorito risultati poco edificanti ed inconcludenti.

Se il Pd non vuol continuare a perdere a Vibo Valentia deve investire Antonio Lo Schiavo come segretario provinciale ed iniziare un repulisti dalle fondamenta evitando che si ripeta il solito mercato delle tessere. Vibo Valentia ha necessità di un Pd che sia forza e di governo e di opposizione e non un’aia dove si azzuffano polli da combattimento che si difendono e spartiscono oasi di potere con modalità da ras parafascisti. È necessario un mea culpa della classe dirigente del Pd, oltre che un doveroso e necessario passo indietro che lasci il partito in mano ai giovani e ai volti nuovi e puliti che possano ridare entusiasmo e capacità nonché volontà di cambiare le cose con una logica ed un’ottica nuova. Ma non giovani solo anagraficamente, ma anche mentalmente, visto che ci sono giovani del Pd che ragionano come sessantenni ed agiscono con la medesima logica.

Un Pd nuovo a Vibo Valentia farebbe bene anche ad una destra ancora fossilizzata con una dirigenza di vecchie cariatidi che ormai ripropone temi, slogan e soluzioni triti e ritriti, destra orfana di volti nuovi ed argomenti validi e soprattutto divisa in sigle e siglette. Vibo Valentia e l’intero territorio devono entrare nell’ottica che oramai siano ritornati a far parte della vecchia provincia di Catanzaro, penalizzandoci i numeri e la qualità della rappresentanza dobbiamo far sì che quei pochi elementi che riusciamo a far eleggere siano elementi di qualità, vigore e rigore, qualunque sia poi lo schieramento politico che rappresentano, è ora che si ragioni in termini di risultati del territorio e non del partito, perché se un partito fa bene, statene certi che l’elettore lo premia. Ma il premio non dev’essere frutto della sempiterna logica della distribuzione di incarichi e posti di lavoro, ma chiara e trasparente realizzazione di infrastrutture e progetti, idee e progresso materiale, le risorse per far avanzare e migliorare la Calabria ed il Vibonese ci sono, basta solo approfittarne e non ragionare con la mentalità del politicante che ragiona a lustri elettorali e non dello statista che guarda alle future generazioni.

Parlare sempre delle medesime cose stanca, assistere sempre agli stessi sterili dibattiti, alle messi copiose di chiacchiere anche. Ci si rimbocchi le maniche a sinistra come a destra e si risponda con i fatti, dove la forza e la qualità di un partito si concretizzino nei risultati tangibili sul territorio e non nell’occupazione militare della macchina amministrativa, tanti giovani validi e preparati scalpitano per essere messi alla prova, per poter contribuire al rilancio della propria terra: si facciano da parte i vecchi politici che oramai non hanno da dare più nulla di saggio, ma sono solo un disagio ed una zavorra ad una terra che onestamente merita di più, merita di meglio.