sabato,Aprile 13 2024

I calabresi e l’orgoglio quale risposta a chi vuole una Calabria nelle retrovie

L’evento itinerante che il nostro gruppo sta portando in giro per la regione è una risposta a chi vorrebbe tenere la Calabria nel congelatore della mediocrità. Il secondo immancabile appuntamento è a Vibo Marina il 3 agosto

I calabresi e l’orgoglio quale risposta a chi vuole una Calabria nelle retrovie

di Alessandro Russo

Il dito in giù è quello che ti chiede di stare al tuo posto, anzi “al posto tuo”. È il segnale di chi intima di non allargarti, di non pensare che tu, proprio tu, possa fare qualcosa di importante. Ti dice di stare giù e buono chi ti vuole condizionare, chi ti vuole gestire, chi non vuole che il manovratore sia disturbato. Ma a puntare il dito verso il basso è anche chi crede in niente, chi vuol fare niente, forse perché niente sa fare ed è troppo appagato e compiaciuto dalla sua normalità per accettare che qualcuno con i propri sogni possa disturbarlo.  Il dito in giù è stato per troppo tempo un modo di pensare, una mentalità con cui alcuni calabresi hanno tolto alla maggioranza dei calabresi la possibilità di immaginare un futuro, di sperare in un cambiamento. È il modo di dire: non fare nulla, stai fermo, vivi nella paura eterna e non disturbare. Il dito in giù è stato rivolto ai neolaureati, ai giovani e brillanti ricercatori, ad avvocati, ingegneri, architetti, medici, manager che sono dovuti andare via dalla Calabria per lavorare o per evitare di infognarsi nel precariato a vita. Il dito in giù è anche un messaggio continuo a chi è voluto restare per costruirsi qui, in questa Calabria così in fondo allo stivale italiano, una famiglia e la propria esistenza; a chi con fatica riesce a produrre ricchezza e lavoro per tanti, a chi non vuole arrendersi alle logiche mafiose e di potere, e neppure a quelle dell’invidia e del rancore. LINK “Orgoglio e pregiudizio”, l’evento itinerante che il nostro gruppo sta portando in giro per la regione (e che avrà a Vibo Marina una tappa fondamentale) è uno dei nostri modi di rispondere a chi punta il dito in giù. È una risposta (piccola o grande non importa) a chi vorrebbe tenere la nostra Calabria – testarda, generosa e libera – nel congelatore della mediocrità. LINK è orgoglio perché noi calabresi saremo pure “mitomani”, come ci definiva Corrado Alvaro, ma sappiamo fare i conti con la realtà e, soprattutto, abbiamo voglia di cambiarla. È orgoglio – anche se per decenni ci hanno definiti omertosi, sciatti, indolenti – perché abbiamo capito che è arrivato il momento di non stare nel recinto in cui altri vorrebbero relegarci, che è arrivato il momento di uscire e occupare quegli spazi che lo Stato libera: perché lo Stato siamo noi e altrimenti quegli spazi li occuperebbero mafiosi e corrotti. CONTINUA A LEGGERE QUI: L’Orgoglio dei calabresi contro l’ossessione e l’arroganza di chi continua a puntare il dito in giù

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