Pizzo, la fiera di Ognissanti rinnova una tradizione secolare

Le bancarelle invadono il centro storico per un appuntamento che in passato consentiva di fare acquisti per tutto l’anno. Ecco cosa si vende, si mangia e si desidera

Le bancarelle invadono il centro storico per un appuntamento che in passato consentiva di fare acquisti per tutto l’anno. Ecco cosa si vende, si mangia e si desidera

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Foto d'epoca di Aldo De Matteo
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di Rocco Greco

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La fiera di “Tutt’i Sandi” che si svolge a Pizzo il primo novembre, nel giorno di Ognissanti, ha una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Sebbene le abitudini dei consumatori siano inevitabilmente cambiate – con gli innumerevoli odierni mercati e mercatini, ipermercati e centri commerciali che propinano offerte a tutte le ore – essa, per molti versi, mantiene ancora oggi tutto il fascino di un tempo, quando era attesa da tutta la comunità per adempiere agli acquisti che sarebbero serviti per un intero anno. [Continua dopo la pubblicità]

Già di primo mattino il centro della cittadina è preso d’assalto dai visitatori, sia locali che provenienti dai paesi limitrofi, che girano tra le bancarelle dei tantissimi ambulanti che con i loro caratteristici richiami invitano i possibili acquirenti a fermarsi e acquistare i loro prodotti.

In ogni angolo del centro si trovano bancarelle e ogni zona è predisposta alle sue mercanzie. Le più tradizionali sono senz’altro le terrecotte e le ceramiche di Seminara, disposte nello spiazzo dietro i monumenti esistenti nella piazza; i prodotti artigianali di vimini e giunchi allo Spuntone; sul corso Garibaldi e sotto gli archi di palazzo Mattei troviamo i mostaccioli di Soriano, con le loro forme tipiche; quelle dei torroni siciliani sul ponte che conduce alla chiesa di san Giorgio; pentole, tegami, casseruole, servizi di piatti e bicchieri, sul viadotto che conduce al castello; e poi, bancarelle di calzature e abiti, ed ancora, bigiotteria, giocattoli, borse e cinture in cuoio, presepi, fiori finti, piccoli animali quali uccelli, tartarughe acquatiche, pulcini, criceti e tanto altro ancora per tutta la piazza e nelle stradine ad essa adiacenti.

La tradizione vuole che ognuno abbia un pensiero verso quanti ci stanno accanto. Quelli che l’aspettano con maggiore trepidazione sono certamente i più piccoli, ma non solo, che in questa occasione ricevono in regalo la cosiddetta “fera”, ed i fidanzatini che con essa suggellano il loro pegno d’amore.

Il pranzo tradizionale per questa giornata, prevede salsicce, “zzirìguli” (cicoli), sanguinaccio e quant’altro, sempre di maiale, che per l’occasione un tempo si iniziava a macellare.

 

‘A fera ‘i Tutt’i Sandi!

(di Rocco Greco)

‘A giarra, ‘a gozza, u testu e ‘a seggettèja

‘A limba, u cernìgghju e ‘a majìja

‘A rota du vra?eri e ‘a valoràra

‘A grasta, u pirèttu e ‘a damigiana!

‘A fera ‘i Tutt’i Sandi s’aspettava

Pe’ attrezzi di fatiga e animali

Pe’ cìciari, suriàca e mustazzoli

E turrijuni ‘i mmenduli e nucìji!

‘A chjazza si linghja comu no’ mai

Chi no’ capìa nu cocciu di ranu

Venénu foritani nzinifini

Venénu di vicinu e di lundanu

M’accàttanu o vindìri nzocc’avènu!

Nde guccerii u porcu era u rrè,

Zziringuli, sazizzi e sangunazzu

Eranu abbondanza e ricchizza

Scacciavanu ‘a miseria cu allegrizza!

Pe’ fera ‘a ‘nnamurata s’aspettava

U cori ‘i mustazzola di Surianu

Pe’ i zzitèji, mbeci, era u cavaju

Di mustazzola e u caruseju!

U mundu, oramai, è tuttu ‘na fera

E Tutt’i Sandi no’ s’aspetta cchjù

Mo’ è sulu ‘nu ricordu, ‘na chimera

Nda l’occhji di cui figghjòlu non’è cchjù!