Una corsa sul trenino e un bagno al porto: l’estate amarcord dei vibonesi

Nel dopoguerra la voglia di rinascita della città era irrefrenabile e le mete preferite erano proprio Vibo Marina e la sua spiaggia. A quelle atmosfere dedicò un celebre brano anche Nilla Pizzi
Nel dopoguerra la voglia di rinascita della città era irrefrenabile e le mete preferite erano proprio Vibo Marina e la sua spiaggia. A quelle atmosfere dedicò un celebre brano anche Nilla Pizzi
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La stazione di Vibo

Il trenino partiva sbuffando dalla stazione della Madonnella. A bordo delle carrozze dai sedili in legno vi era un’umanità varia e vociante: giovani, anziani, bambini, donne, ragazzi, tutti accomunati dall’allegria, nonostante la calura estiva, di chi si appresta a trascorrere una giornata al mare. Per quasi mezzo secolo, dapprima con le locomotive a vapore e successivamente con le “littorine” diesel, la ferrovia Mileto-Vibo-Pizzo-Porto Santa Venera aveva rappresentato il collegamento principale tra il capoluogo e la marina percorrendo un tracciato dal panorama mozzafiato. Nei mesi estivi, in particolare, il numero dei passeggeri aumentava sensibilmente grazie alle “corse popolari” che consentivano a comitive di bagnanti di raggiungere le bianche spiagge di Santa Venera con un biglietto che costava dodici soldi. Essendo una linea a scartamento ridotto, in alcuni tratti il convoglio rallentava e andava così piano da consentire a qualche passeggero di scendere per “alleggerire” del loro carico gli alberi da frutto della campagna circostante e poi di risalire  tranquillamente in carrozza. [Continua]

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Finita la guerra, l’attività balneare riprese slancio. La gente aveva voglia di lasciarsi alle spalle i brutti ricordi legati ai lutti e alle privazioni del conflitto, la speranza prendeva man mano il posto dello sconforto, la voglia di rinascita era irrefrenabile. La meta preferita era ancora la spiaggia del porto, dove sorgevano numerosi lidi balneari. Ma la maggioranza dei “bagnanti” preferiva portarsi  da casa l’ombrellone sul quale veniva montata una specie di tendaggio per difendersi meglio dal sole e per consentire un minimo di privacy quando bisognava spogliarsi per indossare il costume da bagno. Mentre i grandi facevano il giro delle calme acque del porto a bordo di piccole barche noleggiate per l’occasione, i bambini facevano buche sulla riva e non era infrequente che, scavando, spuntasse la punta di una bomba inesplosa, retaggio dello sbarco alleato del 1943. La zona in cui era stato rinvenuto l’ordigno veniva recintata dai carabinieri in attesa dell’arrivo degli artificieri e tutt’intorno la vita della spiaggia continuava fino al tramonto quando i villeggianti, stanchi ma felici, riprendevano il trenino o si ritiravano negli alloggi presi in affitto nel paese.

Nilla Pizzi

Arrivarono i favolosi Anni ‘50 e la regina della canzone italiana, Nilla Pizzi, la trionfatrice di varie edizioni del Festival di Sanremo, la Mina dell’epoca, dedicava alle spiagge di Vibo Marina un delicato brano, inciso a 78 giri per la casa discografica Rca, dal titolo “Notte a Vibo Marina”. Vale la pena trascrivere parte del  testo della bellissima canzone, che è oggi possibile ascoltare su YouTube, essendo praticamente impossibile reperire il vecchio disco in vinile:

«Quante, ma quante canzoni
parlan di Capri e Sorrento, di lune d’argento, di cieli e di mar!
Ma questa notte il mio canto, pur se la voce è in sordina,
mia Vibo Marina, lo dedico a te.

Ricca di mille bellezze, Venere il nome ti ha dato e pur se oggi è cambiato, più bella sei tu.
A mare chiaro la luna non vuol spuntar mai più,
quando la sera s’imbruna, vuol questo mare baciar.
Guarda, dal suo gran castello le strette coppie che van…
Fruga, discreta, il Pennello
Vuole con l’onda giocar.

Questo bel nostro Tirreno
presso i tuoi piedi s’inchina,
mia Vibo Marina, la perla sei tu.»

Il brano era stato per la prima volta interpretato durante il secondo Festival di Vibo Valentia, presentato dall’indimenticabile e grande Alighiero Noschese e tenutosi nell’agosto del 1954.

La stazione di Vibo Marina

Negli anni 60/70, dopo il divieto che interessò l’intero bacino portuale, l’attività balneare si sposta tra le spiagge del Pennello e quelle di Bivona. Quest’ultima località venne interessata, conseguentemente, da uno sviluppo edilizio notevole, anche se a volte incontrollato, mentre la bianca lingua di sabbia del Pennello, cantata da Nilla Pizzi, conosceva il fenomeno dell’“edilizia spontanea”, attuato sotto lo sguardo indifferente degli organi preposti al controllo del territorio, fenomeno che avrebbe poi condizionato la possibilità di uno sviluppo urbanisticamente ordinato del litorale. L’installazione dei depositi petroliferi costieri aveva, nel frattempo, da parte sua,  già messo a serio rischio la possibilità di uno sviluppo in chiave turistica.

Fu così che i flussi estivi vibonesi si spostarono verso zone che, anche se più lontane, erano ormai facilmente raggiungibili grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto ed esercitavano, inoltre, un richiamo di maggiore intensità.

Nell’ultimo decennio, grazie all’apertura di moderni lidi balneari, si è registrata una riscoperta che ha provocato un parziale movimento di reflusso verso il territorio costiero vibonese. La scommessa si giocherà sulla capacità di valorizzare il litorale rendendolo appetibile come ai bei tempi andati, anche attraverso l’adozione di un piano-spiaggia adeguato e lungimirante, che finora, dopo tanti anni, non ha potuto ancora vedere la luce.