Terremoto del 1908, partì da Nicotera Marina il telegramma che diede la notizia

Il 28 dicembre, alle 5.20, Reggio e Messina vennero rase al suolo da uno dei sismi più catastrofici del XX secolo. Ecco la storia della prima comunicazione che fece scattare i (tardivi) soccorsi del governo italiano
Il 28 dicembre, alle 5.20, Reggio e Messina vennero rase al suolo da uno dei sismi più catastrofici del XX secolo. Ecco la storia della prima comunicazione che fece scattare i (tardivi) soccorsi del governo italiano
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Il sisma che sconvolse Reggio e Messina

È considerato uno dei terremoti più catastrofici del XX secolo. Il sisma, di magnitudo 7,1, si verificò alle ore 5.20 del 28 dicembre 1908. Metà della popolazione di Messina e un terzo di quella di Reggio perse la vita. In Calabria, i territori di Reggio e Vibo furono interessati da scosse di intensità superiore a 8 della scala Mercalli. Ma ancora dopo diverse ore, il mondo era all’oscuro della terribile catastrofe, rimanevano solo le tracce dei pennini sui sismografi che gli esperti tentavano affannosamente di interpretare per individuare con certezza la localizzazione esatta. Per tutta la mattinata ci fu il totale silenzio dalla zona colpita. A quei tempi l’unico modo per comunicare in modo rapido era il telegrafo, ma nel raggio di 50 chilometri non c’era più un telegrafo funzionante.

La nave Spica

A Messina, sede della 1a squadriglia torpediniere della Regia Marina, si trovano ancorate nel porto le torpediniere Saffo, Serpente, Scorpione, Spica e l’incrociatore Piemonte. Alle 8 del mattino la Saffo riesce ad aprirsi un varco fra i rottami del porto e iniziare le operazioni di soccorso. Ma bisognava urgentemente informare dell’accaduto il Governo e chiedere rinforzi. L’incarico viene affidato al tenente di vascello Belleni che, con la sia torpediniera “Spica”, lascia il porto di Messina nonostante le cattive condizioni del mare. Ma la costa era stata devastata dal terribile maremoto che era seguito al sisma, provocando altre distruzioni e morte fra la gente che si era riversata sulle spiagge per scampare al terremoto. Il comandante decide allora di risalire la costa calabra, riuscendo a raggiungere Marina di Nicotera, a 80 chilometri dall’epicentro, dove vi era ancora un telegrafo funzionante. Il telegramma n. 30504 viene quindi inviato dalla suddetta località alle ore 14.50 ma, forse a causa del danneggiamento di qualche tratto di linea, il dispaccio telegrafico giungerà nelle mani del capo del governo solo alle 17.35.

Il presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, sottovaluterà in un primo momento le proporzioni della catastrofe, liquidandola come “l’ennesima fastidiosa lamentela meridionale per il crollo di qualche comignolo”, mentre i quotidiani nazionali riportano la notizia vaga di “alcuni morti in Calabria per un terremoto”. La prima notizia ufficiale delle vere dimensioni del disastro giunse quindi con il telegramma trasmesso da Marina di Nicotera dal comandante della torpediniera “Spica”.  I primi soccorsi arrivarono da navi russe e britanniche, mentre quelli italiani arriveranno, anche se con qualche ritardo, solo dopo che le notizie reali giungeranno al governo da parte del ministero della Marina: «Oggi la nave-torpediniera Spica ha trasmesso da Marina di Nicotera un telegramma in cui si dice che buona parte della città di Messina è distrutta. Interi quartieri sono crollati. È spaventevole dover provvedere allo sgombero delle macerie poiché i mezzi sono insufficienti. Urgono soccorsi. Ogni aiuto è inadeguato alla gravità del disastro». Le navi italiane, partite da Napoli, giunsero il giorno 30 e si ancorarono in terza fila.