L’Asp di Vibo tergiversa, i donatori del sangue ancora costretti ai prelievi nel camper

Da circa 20 mesi il servizio dell’Avis “sfrattato” dai locali dove sono però attivi altri presidi aziendali. Alla base delle lungaggini un banale adeguamento contrattuale  

Da circa 20 mesi il servizio dell’Avis “sfrattato” dai locali dove sono però attivi altri presidi aziendali. Alla base delle lungaggini un banale adeguamento contrattuale  

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L'unità mobile dell'Avis
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Nulla di nuovo sotto il primo sole di primavera. I donatori della sezione Avis “Lino Ventura” di Vibo Valentia sono ancora costretti, a circa un anno e otto mesi dallo “smantellamento” della sala prelievi, ad effettuare le donazioni nel camper dell’associazione, posizionato nel parcheggio di fronte a quella che fu sede del reparto di Ematologia dello Jazzolino e del Centro trasfusionale dell’Asp, in via Sant’Aloe a fianco della Questura. Proprio il trasferimento dei citati servizi entro i locali ospedalieri ha determinato, di riflesso, la chiusura della sala destinata ai prelievi. Negli stessi locali, tuttavia, l’associazione volontari del sangue continua ad espletare l’accoglienza dei donatori senza però, come detto, potersene servire per gli scopi cui è principalmente preposta. Una condizione vergognosa, che si consuma nell’apparente totale disinteresse dell’Azienda sanitaria provinciale, ai danni della principale sezione della provincia, che conta centinaia di iscritti provenienti non solo dal capoluogo ma anche da molti centri dell’hinterland. E sono miseramente evaporate anche le rassicurazioni che, nel dicembre scorso, avevano fatto intravedere una possibile positiva soluzione della vicenda in tempi brevi. Tutto è ancora fermo, tutto sembra ancora nel limbo e i donatori che ogni tre mesi si recano puntualmente ad effettuare il prelievo volontario – nei due giorni a settimana in cui il servizio è forzatamente previsto – devono ancora accomodarsi negli angusti spazi dell’Unità mobile di raccolta (camper), esposto alle intemperie invernali così come alla calura estiva con disagi non indifferenti anche per il personale medico che opera all’interno. Paradossalmente, fatta la donazione, accedono invece all’interno dello stabile per rifocillarsi dopo il salasso con la colazione offerta dall’Avis, che negli stessi locali esegue tutte le pratiche di back-office e di registrazione dei donatori. E sempre in quei locali, sono ospitati il Servizio di radioprotezione della struttura complessa di protezione e prevenzione aziendale dell’Asp e il Servizio medico permanente. Numerose le sollecitazioni del consiglio direttivo dell’Avis all’Asp per sbloccare la questione ma secondo le ultime indiscrezioni la stessa sarebbe al momento vincolata all’adeguamento contrattuale per l’utilizzo dei locali che, oltre ai servizi già in essere, dovrebbe contemplare anche la “riattivazione” della sala prelievi. Un passaggio meramente burocratico, dunque, che però tiene appesi ormai da quasi due anni operatori e centinaia di donatori che, nell’espletare un gesto gratuito e disinteressato, si trovano però costretti a fare i conti con le croniche inefficienze del sistema sanitario vibonese. Non a caso il numero donazioni, in quella che è da sempre una delle sezioni più “generose” della regione, ha conosciuto una sensibilmente diminuzione. 

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