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Serra San Bruno, il Comitato: «Tre decreti in otto mesi ma il nostro ospedale resta invisibile»

Il nosocomio rischia un ulteriore depotenziamento. Ma il sodalizio non ci sta: «Pronti a consegnare in Prefettura le tessere elettorali»

Serra San Bruno, il Comitato: «Tre decreti in otto mesi ma il nostro ospedale resta invisibile»
L’ospedale di Serra San Bruno

Decreto numero 198, poi 69, e ancora il 78. No, non si sta giocando a tombola. Si tratta di una lista di provvedimenti pensati per la riorganizzazione della rete ospedaliera. Per l’ospedale di Serra San Bruno? Nessuna novità. C’è malumore nella comunità montana. I riflettori sulla sanità locale, con i rischi di tagli e spoliazioni che rendono difficoltoso l’accesso ai servizi, restano accesi. Una battaglia per la difesa del diritto alla salute portata avanti dal Comitato pro ospedale guidato dal presidente Rocco La Rizza e dal segretario Biagio Figliucci. Il sodalizio rimarca: «Tre dca in otto mesi, la confusione regna sovrana. Ma non è questo ad allarmarci, piuttosto la convinta presa di posizione di non prevedere per il “San Bruno” soluzioni alternative a quella di “ospedale territoriale”, nulla più di un grande ambulatorio dove poter eseguire visite, ovviamente programmate e non urgenti». Pomo della discordia, un elemento che – nonostante il variare dei decreti, le integrazioni e gli aggiornamenti – continua a restare fisso: «una volta aperto il nuovo ospedale di Vibo, i nosocomi di Serra San Bruno e Tropea non avranno più postazioni per acuti». Tradotto, «rappresenterà la fine dell’ospedale così come concepito, mettendo a dura prova le comunità più isolate».  

L’ennesimo decreto

Ma partiamo da quanto accaduto nelle scorse ore: «Giorni fa, il commissario Occhiuto – sottolinea il Comitato – aveva annunciato un nuovo dca riguardante la rete ospedaliera perché bisognava tenere in considerazione i rilievi del ministero. Pertanto sarebbe stato ripristinato il dca 64 del 2016. Detto fatto. Proprio il 26 marzo è stato approvato l’ennesimo dca, il numero 78. In questo nuovo decreto – viene specificato – sicuramente sono state apportate delle modifiche significative, ma, purtroppo, non hanno riguardato l’ospedale di zona disagiata di Serra San Bruno. Infatti, nella tabella riguardante i nuovi ospedali, è rimasta intatta la frase che sancisce: una volta realizzato il nuovo ospedale di Vibo, siccome la disponibilità di posti letto sarà maggiore di quelli di cui l’intera Asp dispone oggi, tutti i posti letto saranno assorbiti dalla nuova struttura». La frase “incriminata”, secondo l’analisi del sodalizio «non era presente affatto nel dca 64/2016, ma solo nel dca 30/2016 (tra l’altro superato dallo stesso dca 64/2016) e nei dca n. 69/2024 e n. 78/2024». A questo punto «ci domandiamo come mai questo accanimento nell’inserire “un dettaglio” destinato a penalizzare in maniera irreversibile l’ospedale di Serra San Bruno?».

L’idea di un nuovo ricorso al Tar

L’amarezza è tanta: «Ci chiediamo, dove sono i nostri rappresentanti politici e istituzionali? Perché non viene assunta una presa di posizione univoca contro provvedimenti che minano il diritto alla salute delle nostre comunità?». Il Comitato scandisce: «Oltre ad un nuovo e sacrosanto ricorso, come cittadini delle Serre abbiamo il dovere e l’obbligo verso le future generazioni di manifestare il nostro dissenso anche con vibranti proteste come la consegna delle schede elettorali in Prefettura. Solo così, forse, potremmo far capire che non accettiamo che i nostri diritti vengano calpestati. Non siamo invisibili».

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