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Sanità, a Vibo le liste d’attesa più lunghe: 217 giorni per una mammografia, un anno per una colonscopia

È quanto emerge dal report sul settore presentato oggi dalla Uil Calabria. In tutta la regione mancano 2.500 medici, in 450 hanno chiesto il trasferimento altrove

Sanità, a Vibo le liste d’attesa più lunghe: 217 giorni per una mammografia, un anno per una colonscopia

di E. D. G.

Quella calabrese è la sanità dell’attesa. E mentre si attende – per un esame diagnostico, per una vista specialistica o semplicemente in fila in un ufficio ticket – si può anche rischiare, purtroppo, di non avere più tempo a disposizione per continuare a vivere. A tracciare le tinte fosche del contesto è, questa volta, il report sul settore presentato oggi dalla Uil Calabria. Un dossier ricco di cifre e di casi concreti che accende un faro anche sulla realtà vibonese. A Vibo, infatti, «ci vogliono anche 271 giorni per una mammografia e quasi un anno per una colonscopia».
Allo stato attuale, negli ospedali calabresi mancano 2.500 medici, una cifra enorme, che fa apparire il prezioso supporto dei medici cubani solo come un blando rimedio a una carenza d’organico spaventosa. Sempre a livello regionale, sono al momento 450 le richieste di trasferimento di camici bianchi all’estero, con un tasso di trasferimenti che negli ultimi 10 anni è stato del 15%.

Da qui l’appello del sindacato – come si legge su LaC News24 – a procedere con un piano straordinario delle assunzioni in sanità e la richiesta al Governo nazionale di derogare la norma che impone tetti di spesa alle nuove assunzioni. A ribadirlo sono stati, nel corso di una conferenza stampa, il segretario della Uil Fpl Walter Bloise e la segreteria generale della Uil Calabria Maria Elena Senese.
Tornando al focus su Vibo, il report della Uil analizza anche il Piano del fabbisogno del 2024 approvato dal commissario straordinario Antonio Battistini. Alla luce degli ultimi dati Istat, che segnalano una popolazione di circa 150mila residenti, il Piano del fabbisogno di personale per il 2024 dell’Asp di Vibo Valentia «presenta un costo generale per il fabbisogno dei dirigenti medici pari a 19.793.624 euro. Mentre per quanto riguarda il fabbisogno relativo al 2024 per gli infermieri il costo si attesta a 16.698.500. Per i dirigenti non medici, invece, il costo è stato definito in 2.901.696 euro e, infine, per gli Oss si prevede un costo pari a 4.461.600».

L’incipit del report Uil è esplicito: «La sanità calabrese è in perenne affanno. Da oltre 14 anni vige uno stato di commissariamento che, strettamente legato all’applicazione del piano di rientro, ha segnato la crescita dell’offerta sanitaria pubblica su tutto il territorio regionale e soffocato i bisogni di cura delle cittadine e dei cittadini calabresi. In questi anni sono stati chiusi 18 ospedali, sono stati effettuati tagli lineari, è stato bloccato il turnover del personale medico e sanitario, non sono stati stabilizzati tutti i precari. A fronte di una media nazionale di 2.140 euro, la spesa corrente più bassa in sanità si registra in Calabria con 1.748 euro».

Tra i principali effetti di questa situazione c’è l’emigrazione sanitaria «che, in questi anni, ha sforato la soglia dei 200 milioni di euro. Tra ricoveri e visite la Regione Calabria spende quasi 142 euro pro capite per pagare le cure dei suoi pazienti nel resto d’Italia. Il 43% dei pazienti si rivolge a strutture sanitarie di Regioni non confinanti».

Per fortuna che ci sono i cubani

Per ora i medici cubani in Calabria sono 270, ma l’accordo prevede che ne possano arrivare fino a 491. «La Regione spende per ciascun medico 4.700 euro lordi al mese – continua il report della Uil -. Fino a novembre l’accordo stipulato prevedeva che una parte consistente (3.500 euro) venisse destinata alla società commerciale cubana. Un medico gettonista, invece, può arrivare a pesare sul bilancio della sanità regionale anche oltre 30mila euro al mese e, quindi, 43mila in più rispetto ad un professionista della sanità pubblica».

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