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Il direttore sanitario Miceli spiega i motivi del trasferimento all’interno dell’ospedale “Jazzolino” per adeguarsi agli standard nazionali ed europei. Mangialavori insiste: «Donatori costretti in autoemoteca. La mancata programmazione crea disagi»

La sede dell'Asp di Vibo Valentia
Sanita'

«In riferimento alle dichiarazioni di autorevoli rappresentanti politici e sindacali riportate da alcuni organi di informazione e riguardanti una presunta chiusura del Servizio trasfusionale di via Sant’Aloe, la Direzione sanitaria aziendale ritiene opportuno fornire alcune doverose precisazioni».

L’Asp di Vibo Valentia interviene per fare chiarezza sulla paventata chiusura del centro trasfusionale di Vibo Valentia spiegando che, in realtà, si tratta di un semplice trasferimento dei locali.

«Il provvedimento adottato di spostare il Servizio trasfusionale dall’attuale sede all’interno dell’ospedale di Vibo Valentia - si precisa in una nota a firma del direttore sanitario aziendale Michelangelo Miceli -, nasce da alcuni obblighi normativi che hanno di fatto ridimensionato le funzioni del Servizio della nostra Azienda sanitaria alla sola raccolta e distribuzione delle sacche di sangue, di plasma e derivati e non più alla lavorazione delle stesse». Per chiarire ciò è necessario ripercorrere alcuni passaggi che riguardano tale vicenda.

Pertanto, alla luce delle disposizioni in materia adottate dalla Regione, «è stato avviato il percorso di miglioramento e di qualificazione del sistema trasfusionale al fine di adeguare il sistema calabrese agli standard nazionali ed europei e riorganizzare le strutture trasfusionali secondo modelli di efficienza e di economicità, capaci di garantire la sicurezza del donatore e del paziente attraverso il rispetto dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi specifici».

Chiude il centro trasfusioni di Vibo, Mangialavori: «Nuova spoliazione per il Vibonese»

Quindi, spiega ancora l’Asp, è da tenere in considerazione la «riorganizzazione del sistema trasfusionale regionale, che stabilisce la centralizzazione delle attività legate alla lavorazione in tre strutture trasfusionali (Hub) e alla qualificazione biologica del sangue e degli emocomponenti nel Centro unico regionale di Catanzaro, e il potenziamento della raccolta del sangue e del plasma nelle restanti strutture (spoke) tra cui l’Asp di Vibo Valentia».

Infine l’ulteriore rassicurazione di Miceli: «il Servizio trasfusionale “non chiuderà i battenti”, al contrario sarà al più presto allocato all’interno del Presidio Ospedaliero, ove la raccolta del sangue avverrà nel rispetto delle norme di sicurezza e secondo la volontà dei donatori, in diretta collaborazione con la sezione Avis con la quale questa Azienda ha oltre mezzo secolo di sinergica attività».

Tra coloro che avevano lanciato l’allarme chiusura, il coordinatore provinciale di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori che, alla luce delle precisazioni di Miceli, puntualizza: «va riconosciuto che l’Asp ha attivato le procedure per il recupero di idonei locali ma, nel frattempo, l’ambulatorio esterno proseguirà la sua attività grazie ad un’autoemoteca (tre i giorni di raccolta del sangue a settimana). Nessuna volontà di strumentalizzazione politica della vicenda. Ma va rimarcato, ancora una volta, come la mancanza di programmazione crea oggettive difficoltà alla sanità vibonese e al suo comprensorio».

Lacnews24.it
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