Ecografo acquistato con le donazioni, l’Asp: «Lo utilizzeremo su pazienti Covid»

La replica dell’Azienda sanitaria di Vibo al nostro articolo. Dal rispetto della volontà dei donatori, all’utilizzo multidisciplinare del dispositivo fino alla richiesta modificata in corsa: sono diversi gli elementi che contradicono la versione del direttore sanitario Galletta
La replica dell’Azienda sanitaria di Vibo al nostro articolo. Dal rispetto della volontà dei donatori, all’utilizzo multidisciplinare del dispositivo fino alla richiesta modificata in corsa: sono diversi gli elementi che contradicono la versione del direttore sanitario Galletta
Informazione pubblicitaria
La sede dell'Asp di Vibo Valentia

Arriva la replica dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia all’articolo de Il Vibonese del 5 novembre scorso, nel quale si dava conto dell’utilizzo dei proventi delle donazioni Covid per l’acquisto di un ecografo di ultima generazione per le biopsie prostatiche, per le attività del reparto di urologia dell’ospedale di Tropea. Replica, che, di seguito integralmente pubblichiamo.

L’Azienda sanitaria provinciale, nell’ambito delle misure adottate per la prevenzione e la gestione dell’emergenza coronavirus, ha avviato le procedure per l’acquisto di un ecografo “multidisciplinare” utilizzando i contributi economici che numerosi cittadini, associazioni e imprenditori hanno donato per potenziare i percorsi Covid nel rispetto – contrariamente a quanto affermato nell’articolo – delle intenzioni dei donanti a cui ancora una volta si dirige la nostra gratitudine. Si tratta infatti, di un ecografo dotato di 3 sonde (convex, lineare e trans rettale) che sarà utilizzato per pazienti Covid-19 che hanno problematiche cliniche di carattere respiratorio, cardiologico, addominale e urologico. Sia l’ecografo (monitor e tastiera) che le sonde sono idonee per essere sanificate e sterilizzate dopo ogni procedura diagnostica effettuata su paziente Covid. Per come si evince dalle caratteristiche menzionate, la scelta di questo management, contrariamente alle considerazioni riportate nell’articolo, è stata molto ponderata e lungimirante. L’importante strumento diagnostico sarà infatti, utilizzato prioritariamente per fronteggiare l’emergenza Covid e successivamente, allorquando la fase emergenziale sarà finita, sarà disponibile per tutti i pazienti ricoverati nella nostra Azienda sanitaria. Si rappresenta inoltre, che i soldi delle donazioni non sono stati utilizzati per l’acquisto di apparecchiature anestesiologiche (ventilatori, monitor multiparamedici, pompe siringhe e volumetriche, etc.) in quanto le stesse erano state già preventivamente fornite dal Dipartimento Protezione civile regionale, ad eccezione dei letti di degenza già nella disponibilità dell’ospedale”.

Fin qui la replica dell’azienda, firmata dal direttore sanitario aziendale Matteo Galletta, dalla quale si evincono, tuttavia, interessanti elementi di valutazione. Partiamo dalla fine, intanto si apprende che l’ospedale (quello di Vibo, evidentemente) è già in possesso di apparecchiature destinate alla gestione di pazienti Covid. E questa è una buona notizia. Evidentemente le denunce a mezzo stampa di infermieri e di quanti si trovano in prima linea già dalla prima ondata, e le richieste di dispositivi a volte anche banali e dal costo di pochi euro, rappresentavano un allarme infondato oppure sono state pienamente esaudite. E viene da pensare che anche le dotazioni dei laboratori per rendere autonoma la provincia di Vibo nel processo dei tamponi («Di più di mille si attendono i risultati da Catanzaro» ha denunciato appena due giorni fa da queste colonne il capo della Task force) non siano poi così prioritarie.

L'ingresso ai reparti dell'ospedale di Tropea

Proseguendo la disanima della risposta dell’Asp, una contraddizione salta subito all’occhio. Ricostruiamola partendo da un elemento incontestabile. Ad avanzare la richiesta per l’acquisto dell’ecografo è il primario di Urologia di Tropea Pino Rodolico (capo della task force Covid, appunto) il quale specifica, in un primo sollecito del 9 luglio 2020, che l’attrezzatura si rende necessaria “sia per la regolare attività di reparto ed ambulatoriale, considerato che quella in dotazione è ormai obsoleta, che per eseguire le biopsie prostatiche con la tecnica della fusion imagin, consigliata dalle linee guida europee”. Nessun cenno all’emergenza Covid. Ma in data 20 agosto è lo stesso Rodolico a reiterare la richiesta aggiungendo il riferimento al Covid nell’oggetto del sollecito che, nelle sue altre parti, rimane sostanzialmente invariato. E lo fa sempre per conto del reparto da lui diretto. A Tropea. Tralasciando l’aspetto relativo all’aggiunta “Emergenza Covid-19” apportata alla seconda richiesta (che pure meriterebbe un approfondimento), ciò che non convince nella replica di Galletta è la circostanza dell’utilizzo su pazienti Covid di un ecografo che sarà situato nell’ospedale di Tropea (dove l’urologia si trova attualmente impiantata), ospedale che da protocollo non tratta pazienti Covid. È vero che vi è in previsione di spostare il reparto a Vibo, ma è difficile immaginare che ciò possa avvenire in tempi brevi o comunque in piena emergenza coronavirus. Difficile immaginare pure che lo strumento chiesto dal reparto di urologia e destinato, lo ribadiamo, alle biopsie prostatiche (attività diagnostica precipua di quel reparto), possa essere invece dirottato ai percorsi Covid dello Jazzolino. Non avrebbe avuto senso far partire la richiesta da Tropea.  

Venendo, infine, alla vera questione sollevata dal nostro pezzo, vale a dire il rispetto della volontà dei donatori (perché inutile ribadire in questa sede che nessuno ha mai contestato l’acquisto dell’ecografo in sé) anche qui Galletta compie uno scivolone non da poco. E nell’accusarci di aver fornito informazioni contrarie alla verità, è lui a mettere nero su bianco un dato niente affatto aderente alla verità dei fatti. E presto forniremo a lui e ai lettori elementi inconfutabili in questo senso.