VIDEO | La denuncia degli attivisti del Comitato San Bruno dopo l’ennesimo episodio a seguito di un incidente in bicicletta: «Non si può più vivere in queste condizioni». E sulla Casa di comunità: «È il cavallo di Troia per smantellare l’ospedale»
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L’episodio risale a qualche giorno addietro. Una banale caduta dalla bici elettrica. Un cinquantenne a terra in pieno centro a Serra San Bruno, con un trauma osseo al ginocchio. I passanti che accorrono, qualcuno chiama il 118. La risposta è disarmante: non ci sono ambulanze disponibili in zona. La più vicina è a Palmi, a più di un’ora di distanza.
A denunciare pubblicamente l’episodio è Rocco La Rizza, presidente del Comitato San Bruno, sentinella del diritto alla sanità nell’area montana del Vibonese. Il malcapitato cicloamatore, dopo una chiamata ai carabinieri, è stato soccorso dopo circa mezz’ora da un’ambulanza privata che si trovava in zona. La circostanza, per gli attivisti, è emblematica di quanto sta avvenendo da tempo a Serra San Bruno e dintorni: «un sistematico smantellamento di servizi e diritti. Aggravato, se possibile, dall’avvento di Azienda zero».
«Hanno basato questa riforma principalmente sull'emergenza-urgenza - spiega La Rizza, che abbiamo raggiunto proprio nei pressi dell’ospedale San Bruno - e poi scopriamo che la rivoluzione voluta da Azienda zero ci porta ad avere meno personale, meno autisti, meno mezzi. I medici sull'ambulanza del 118 latitano sempre di più e aumentano i disagi specialmente per chi vive nelle aree interne. Se qualcuno sta male, per esempio a Nardodipace, e si vede arrivare un'ambulanza de-medicalizzata con un solo infermiere a bordo rischia veramente di rimetterci la pelle. Non si può più vivere in queste condizioni».
Per il Comitato che si batte in difesa dell’ospedale, dietro i disservizi, c’è un preciso disegno. «Il progetto politico-sanitario ormai è chiaro e da molti anni viene applicato senza tener conto di queste problematiche. E c'è un governatore che non ascolta la popolazione. Da quattro anni partecipo alla Conferenza dei sindaci a Vibo Valentia e più volte ho sentito chiamare Occhiuto da tutti i sindaci e anche dal prefetto ma non si è mai presentato. Fossi io sindaco avrei già consegnato la fascia tricolore perché in questa provincia non si può amministrare in queste condizioni».
A rischio per gli attivisti è l’erogazione dei servizi ospedalieri nel suo complesso e il San Bruno, che gradualmente è andato impoverendosi di personale e reparti, è l’emblema di questo declino. Anche la nascente Casa della comunità non serve a tranquillizzare gli animi, anzi se possibile alimenta altre incertezze.
«Ormai la regione è concentrata sulle Case di comunità - aggiunge La Rizza - praticamente abbandonando il servizio principale che è il servizio ospedaliero, almeno in queste zone. Noi siamo d'accordissimo con le Case della comunità e mi auguro che tutti i soldi pubblici che verranno spesi servano per dare vera assistenza alla popolazione. Ma l'ospedale resta fondamentale per questo territorio, perché noi siamo a 50 minuti da Vibo Valentia, con una viabilità disastrosa, ed è impossibile pensare di poter continuare a spostare persone da questo presidio anche per una banale consulenza».
C’è però anche il timore che la Casa di comunità possa rappresentare il preludio del definitivo smantellamento del presidio ospedaliero. «Noi siamo preoccupati per questo - ammette La Rizza -. Per noi potrebbe essere il Cavallo di Troia dentro l'ospedale: se non stiamo attenti, dalla Casa della comunità si rischia che si arrivi alla fine a chiudere i servizi ospedalieri».
Tra i servizi da tempo scomparsi al San Bruno, c’è quello di cui faceva parte il dottor Ferruccio Codeluppi, ex medico della Salute mentale. «Quel reparto - commenta - poteva contare sull'operatività di cinque medici, due psicologi, tre assistenti sociali, due infermieri. Oggi non c'è più niente di tutto questo: i pazienti sono rinchiusi nelle cosiddette strutture psichiatriche a vita mentre la nostra funzione era quella di riabilitarli».
Codeluppi non ha dubbi: «Tutta questa miseria di servizi proviene da errori politici. Ci sono politicanti, non politici, che non hanno la giusta visione di quella che è la realtà sociale e assistenziale. Al contrario, l'ospedale in zona disagiata è necessario perché rappresenta un rifugio, un riparo, dove si evitano quei danni che, se non ci fosse l'ospedale, si consumerebbero in maniera tragica per la strada. È sbagliato eliminare gli ospedali periferici: serve l’ospedale a Serra San Bruno, come serve a Tropea, a Trebisacce, a Praia Mare. Ma questi politici hanno una consapevolezza minima di quello che dovrebbe essere la sanità in Calabria? A me pare proprio di no».

