I familiari di un giovane ringraziano medici, infermieri e il primario di Ortopedia Bruno Iannò: «Raccontare esempi positivi serve a dare il giusto riconoscimento ai professionisti del nostro ospedale»
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Non è la prima volta che dall'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia arrivano segnali di eccellenza professionale capaci di ribaltare la narrazione dominante sulla sanità vibonese. Pochi giorni fa era stata l'équipe di Chirurgia generale, diretta da Francesco Zappia, a portare a termine con successo un intervento ad altissima complessità su una paziente di 90 anni, dimostrando che tra le difficoltà strutturali del sistema sanitario locale esistono professionisti all'altezza delle sfide più impegnative.
Oggi è la volta (anche se non la prima) del reparto di Ortopedia: a parlare è la famiglia di un giovane, V.G., che ha vissuto in prima persona un'esperienza capace di restituire fiducia in una sanità pubblica troppo spesso raccontata soltanto attraverso i suoi fallimenti.
La storia comincia il 14 aprile 2026, quando un gravissimo incidente travolge la famiglia, causando un grave infortunio per il figlio. È in quel momento drammatico che i familiari si trovano a fare i conti con il reparto di Ortopedia dello Jazzolino, e con le persone che lo animano ogni giorno. Ciò che scoprono li spinge, settimane dopo, a mettere nero su bianco una testimonianza pubblica: «Abbiamo avuto modo di conoscere da vicino il grande lavoro svolto da medici, infermieri, Oss e soprattutto dal primario, Bruno Iannò», scrivono, «che con presenza costante, sensibilità e altissima professionalità ha rappresentato per la nostra famiglia un punto di riferimento fondamentale nei momenti più difficili».
Il tono della lettera non è quello di chi vuole semplicemente ringraziare, ma raccontare un'esperienza positiva, in un contesto segnato dalla sfiducia. «Sentiamo il dovere morale di dare voce anche alle eccellenze presenti sul territorio», spiegano nella missiva, «a quei professionisti che ogni giorno lavorano con sacrificio, competenza e straordinaria umanità, restituendo dignità e fiducia alla sanità pubblica».
La famiglia non nasconde il contesto in cui si inserisce il proprio messaggio: la sanità vibonese è «spesso al centro di critiche, disagi e sfiducia da parte dei cittadini». Proprio per questo, sottolineano, «crediamo che raccontare esempi positivi come questo sia importante non solo per rendere il giusto riconoscimento a chi opera con dedizione e spirito di servizio, ma anche per offrire ai cittadini un messaggio di speranza e fiducia verso una sanità che, nonostante le difficoltà, continua ad avere uomini e donne di grande valore umano e professionale».
Un appello, in fondo, alla stessa opinione pubblica: smettere di guardare solo ciò che non funziona, e imparare a riconoscere – e proteggere – ciò che funziona.




