Cresce la preoccupazione per l’incidenza dei tumori in Calabria. Il Movimento Indipendenza – Coordinamento provinciale di Vibo Valentia lancia così un appello all’Azienda sanitaria provinciale affinché vengano rafforzate le politiche di prevenzione e diagnosi precoce.

«Nella nostra regione e nella nostra città troppe persone ci stanno lasciando per via del cancro», si legge nel comunicato firmato da Maria Francesca Alessandria, responsabile sanità del Coordinamento provinciale, ed Elena Romeo, presidente del circolo Indipendenza Donne Vibonesi. Secondo il movimento, le cause sono molteplici e vanno dall’inquinamento «al cibo e all’acqua che ingeriamo», fattori che incidono in modo significativo sulla salute della popolazione.

Nel documento viene evidenziato come negli ultimi anni si sia registrata «una crescita esponenziale dell’incidenza sia del tumore della mammella che del tumore del colon retto», con un aumento più marcato per il primo. Per quanto riguarda la popolazione maschile, invece, «il tumore della prostata risulta essere il più frequente in tutte le aree geografiche italiane».

Particolare attenzione viene posta ai dati sulla mortalità. Il tumore della mammella, sottolinea Indipendenza Vibo, «presenta il più alto tasso di mortalità nelle donne» e, nella fascia d’età compresa tra i 65 e i 74 anni, «il dato risulta più elevato al Sud rispetto al Centro-Nord». Nella classe d’età 75-84 anni, invece, «è il tumore del colon retto a registrare una prognosi peggiore».

Se a livello nazionale per alcune neoplasie, come il carcinoma mammario, si è assistito a «una diminuzione della mortalità grazie ai test genetici e ai programmi di screening mirata», in Calabria il quadro appare più critico. «Si registra una scarsa adesione ai programmi di screening rispetto alle altre regioni», una condizione che, secondo il movimento, «ha una ripercussione negativa sulla diagnosi precoce e sulla sopravvivenza dai tumori».

Da qui la richiesta di un intervento deciso: «È necessario potenziare gli screening al fine di incentivare la diagnosi precoce». Un investimento che, oltre a salvare vite, avrebbe anche un impatto economico positivo. «Una diagnosi precoce non solo aumenta la sopravvivenza dei pazienti, ma determina anche un abbattimento dei costi sanitari», si legge ancora nel comunicato.

La prevenzione viene definita «un’arma efficace e risolutiva» soprattutto in un territorio che soffre «carenze strutturali» e che spesso costringe i pazienti ai cosiddetti “viaggi della speranza” verso strutture sanitarie di altre regioni.

Il documento si chiude con un richiamo ai principi costituzionali: «Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, deve essere garantito anche agli indigenti», per evitare «sperequazioni di classe che ne porterebbero la negazione».