domenica,Maggio 19 2024

Sistema bibliotecario vibonese, «segnali non chiari» contro l’ipotesi di chiusura. Il grazie degli operatori

Dalla sede del Polo culturale parlano di «periodo difficilissimo, nel quale purtroppo non si è ancora in grado di prevedere se il Centro riuscirà ad avere un futuro o meno»

Sistema bibliotecario vibonese, «segnali non chiari» contro l’ipotesi di chiusura. Il grazie degli operatori
Una sala lettura del Sistema bibliotecario vibonese

«In questo periodo difficilissimo, nel quale purtroppo non si è ancora in grado di prevedere se il Sistema bibliotecario vibonese riuscirà ad avere un futuro o meno, è successo spesso che anche tra le fila di quei coraggiosi “soldati di trincea” che da mesi continuano a resistere, armati solo delle loro competenze, di tanta buona volontà e del non volersi rassegnare a veder cadere nell’oblio il Polo culturale Santa Chiara si sia insinuato lo sconforto, e che insieme allo sconforto si sia fatta sempre più spazio una domanda: il Sistema è ancora importante per qualcuno?». Pensieri, parole e dubbi che giungono dalla sede dello stesso Sistema che – come è noto – rischia di chiudere i battenti per carenza di personale e zero fondi: attualmente, infatti, sono rimasti un solo dipendente, un volontario, più alcuni operatori del Servizio civile, mentre la carenza di risorse economiche rischia di non poter fare fronte ai costi delle utenze e alla normale manutenzione.

Da qui gli interventi da parte degli operatori del Sistema, del presidente del Polo Corrado L’Andolina, di associazioni, di personalità del mondo politico e culturale per evitare e scongiurare la possibile la chiusura della struttura, poi è stata la volta della collettività a lanciare messaggi e azioni di solidarietà. Una petizione è stata lanciata da Giovanni Durante e da subito ha raccolto tante adesioni. Prese di posizione che, dunque, hanno dato fiducia ai pochi operatori rimasti a lavorare, nonostante – avvertono però gli stessi – «non ci siano ancora dei segnali chiari ed incoraggianti». [Continua in basso]

«Nuovo coraggio tra quei “soldati di trincea”, che esistono e resistono»

«Vale davvero la pena – si chiedono infatti gli interessati – continuare a combattere per sopravvivere, per tornare a vivere? Le risposte – tante, diverse, talvolta inaspettate – per fortuna non hanno tardato ad arrivare, da tutta Italia, ma in particolare dai vibonesi. Gli stessi che troppo spesso vengono accusati di essere “indifferenti”, hanno invece dimostrato di riconoscere a pieno il valore della cultura, di avere ancora voglia di vivere in una città migliore, in cui il Sistema deve necessariamente avere parte attiva». Ogni parola «buona», ogni gesto di «solidarietà» hanno contribuito, nelle ultime settimane, a rinfrancare e ad infondere «nuovo coraggio tra quei “soldati di trincea”, che esistono e resistono, e che hanno deciso quindi di continuare a rispondere alle difficoltà del momento con il lavoro e con la speranza nel buon senso di “quelli che contano”. È giusto perciò dire grazie – fanno sapere sempre dalle stanze del Sistema – di cuore a quanti sono passati in biblioteca per dimostrare la propria solidarietà, per raccontare cosa rappresenti per loro il Sistema, per chiedere che cosa potessero fare per scongiurarne la chiusura. A tutti coloro che hanno scritto una mail o un post sui social, e ai tanti (più di 1000) che hanno dedicato un attimo del loro tempo alla sottoscrizione della petizione online a favore del Sistema».

Un «sentito ringraziamento» gli operatori del Polo culturale lo hanno rivolto anche ai giornalisti, alle redazioni dei quotidiani e a tutti gli organi di stampa che hanno dato voce al “Caso Sbv” e che con un lavoro incessante continuano a garantire un’efficace copertura mediatica a questa vicenda. Grazie, infine, a tutti gli enti, alle associazioni, ai politici, ai liberi cittadini per la solidarietà e la vicinanza. Nonostante non ci siano ancora dei segnali chiari ed incoraggianti che lascino intravedere una risoluzione concreta delle problematiche, il Sistema – questa la conclusione degli operatori – seppur tra enormi difficoltà, cercherà di andare avanti con le proprie attività, come sempre. Perché sono le persone a chiederlo, e a riconoscere i servizi che offre come necessari».

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