La ferita a un albero secolare diventa la ferita di un’intera comunitàIl taglio dell’araucaria di Pizzo si è trasformato, in pochi giorni, in un racconto collettivo fatto di indignazione, memoria e partecipazione. A restituirlo sono soprattutto le parole di Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia, che descrive quanto accaduto come un «gravissimo attentato alla bellezza ed alla civiltà di Pizzo».

Intorno a quell’albero, oggi mutilato e che «svettava, da 140 anni, su tutto il centro storico», si è creata una mobilitazione che l’associazione racconta come «spontanea», nata e cresciuta senza regia, «di centinaia e centinaia di cittadini» che si preparano a scendere in piazza il 4 aprile.L’appuntamento è alle 16 di sabato in piazza della Repubblica, mentre per domenica 12 aprile è stato simbolicamente annunciato il lutto cittadino per il danneggiamento dell’albero secolare, con tanto di nastri neri da esporre alle finestre.
Un movimento che ha preso forma quasi da sé, in una catena di gesti quotidiani: «“In memoria di un albero”», si legge nel comunicato, è il manifesto «spontaneamente ideato e realizzato da una cittadina, poi spontaneamente stampato, spontaneamente distribuito e spontaneamente divulgato sul web».

In questa circolazione di parole e immagini, Italia Nostra riconosce «una partecipazione corale ed autentica», ma anche qualcosa di più profondo: «Quasi un passaggio, di mano in mano, dello sdegno e del distacco da chi ancora e da ultimo tenta di giustificare, con cavilli pretestuosi ed insostenibili, un misfatto e un delitto di tal genere».

È dentro questo clima che nasce la decisione di rivolgere un invito diretto alla magistratura. L’associazione annuncia di aver chiamato a partecipare alla manifestazione il procuratore della Repubblica Camillo Falvo e il sostituto procuratore Concettina Iannazzo, quale designata, a partire dal 16 aprile prossimo, a svolgere ad interim le funzioni di Falvo, trasferito a Potenza.

L’eventuale assenza, si legge ancora, non verrebbe interpretata come disattenzione: «Probabilmente, per impegni già assunti altrove ed in precedenza, Falvo e Iannazzo, loro malgrado, non potranno esserci, sebbene siamo sicuri che seguiranno la vicenda con attenzione, personale ed istituzionale».

Resta però, nelle parole dell’associazione, una domanda che si allarga oltre il singolo episodio e chiama in causa il rapporto tra cittadini e legalità: «Se una sfida al rispetto della legalità, così plateale come quella che si è consumata a Pizzo il 30 marzo scorso, non attenziona quella che è la massima Autorità sul territorio chiamata a contrastare tali sfide, chi altri mai potrebbe attenzionare? Oltre alla vera società civile?».

Domanda che resta sospesa mentre la città si prepara a ritrovarsi in piazza, con il ricordo di un albero che per oltre un secolo ha segnato il paesaggio di Pizzo e il cui taglio ha sollevato una potente onda di indignazione.