A Motta Filocastro (Limbadi, VV), la Chiesa della Madonna della Romania si è riempita per la celebrazione del Giovedì Santo, che non è una semplice ricorrenza. Il paese ci tiene profondamente e la grande partecipazione di adulti e bambini ha confermato, ancora una volta, quanto questa tradizione sia sentita e radicata.

Mentre altrove la liturgia si limita ai simboli, qui la comunità ha saputo custodirne l’usanza, quella di portare il Cenacolo (L’Ultima Cena) direttamente tra la gente. Sotto la guida attenta di Don Michele Arena, la comunità si è ritrovata alle 20:00 in chiesa, dove non si assiste a un rito distante, ma a un evento vivo.

I dodici apostoli, (ruolo che quest’anno ha visto protagonisti i papà dei bambini della prima comunione insieme ad altri cittadini provenienti dai territori vicini, legati profondamente a questa terra), vestiti con gli abiti della tradizione, procedono insieme lungo la navata e prendono posto attorno a una tavola imbandita dove, rievocando la Cena del Signore, consumano pane e vino.

Oltre a quello già presente sulla tavola degli apostoli, moltissimi fedeli portano il proprio pane da casa per farlo benedire. Durante la celebrazione, infatti, il parroco non resta all’altare, ma passa tra i banchi, camminando in mezzo alla gente per la benedizione. Il cuore della celebrazione sta proprio nel coinvolgimento collettivo: gli apostoli si alzano e distribuiscono il pane a tutti i presenti. In questo scambio, il rito diventa un’occasione di condivisione che unisce le generazioni e valorizza l’identità locale.

È un paese piccolo, una frazione che però non si sente “minore”; durante queste festività, dimostra di avere un cuore grande e una capacità di organizzazione che coinvolge tutti. Proprio questo è il motivo per cui chi è nato qui, ma lavora o studia fuori sede, sente sempre il bisogno di tornare, non solo per far visita ai parenti e amici, ma per sentirsi di nuovo parte di qualcosa di unico.

In un mondo che corre veloce e dove spesso non ci si conosce nemmeno tra vicini di casa, qui la vita quotidiana scorre con i ritmi lenti di una volta, tra le sue strade di pietra e vicoli stretti. Questa unione tra chi resta e chi torna è la vera forza di Motta Filocastro, ed è ciò che permette a tradizioni come quella del Giovedì Santo di restare vive tra le generazioni.

Le emozioni per il borgo calabrese non finiscono qui. Questa sera, alle 20:30, la sacralità del Venerdì Santo si sposterà fuori dalle mura della chiesa per la tradizionale processione. Dopo l’intensità del Giovedì e del Venerdì Santo, la comunità si prepara al silenzio del Sabato Santo; il 4 aprile, alle 22:30, la Chiesa della Madonna della Romania ospiterà la solenne Veglia Pasquale.

A seguire, il culmine delle celebrazioni si toccherà poi Domenica 5 aprile, giorno di Pasqua, con la Santa Messa delle 11:15, dove le famiglie si ritroveranno per celebrare la Resurrezione e concludere queste festività di intensa vita comunitaria.

Dare importanza a questi giorni significa riconoscere il valore di un territorio che sa ancora parlarsi e collaborare. La partecipazione attiva dei cittadini dei comuni limitrofi è la prova che questo borgo è un punto di incontro culturale e spirituale. Ma il ringraziamento più profondo va a chi rende possibile tutto questo: ai genitori che si mettono in gioco, alle catechiste che accolgono e accompagnano i bambini, alla popolazione che custodisce i riti e a una comunità che, nonostante le sfide della modernità, sceglie ogni anno di fermarsi, spezzare il pane e camminare insieme.

Motta Filocastro continua così a proteggere la propria storia antica, fatta di vicinanza e rapporti veri tra le persone, dimostrando che l’impegno dei cittadini e la collaborazione tra comunità vicine sono il modo migliore per tenere viva e unita una tradizione.