Una lettrice scrive alla redazione de Il Vibonese e invita ad aprire una discussione sulla frazione della città capoluogo, tra spopolamento e modelli di rigenerazione già sperimentati in altri paesi italiani. L’idea è partire da qui per cercare nuove occasioni di rilancio sociale e culturale
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Piscopio si svuota sempre più. Parte da questa premessa l’appello di una cittadina a ripensare il borgo per riportare vita nel centro storico. È questo il senso della lettera inviata alla redazione da Antonella Cerni, che affida a una riflessione personale un tema più ampio, quello del futuro dei piccoli paesi del Vibonese e della loro capacità di trattenere residenti, attrarre nuove presenze e riattivare spazi oggi inutilizzati.
La lettrice parte da un dato che riguarda da vicino la frazione di Vibo Valentia: «Negli ultimi anni il borgo si sta progressivamente svuotando: molte abitazioni risultano vuote o inutilizzate e la popolazione è composta soprattutto da persone anziane». Un passaggio che restituisce l’immagine di un centro storico segnato dallo spopolamento e dall’invecchiamento demografico, ma che nella lettera non diventa motivo di resa.
Al contrario, la considerazione si allarga a ciò che sta accadendo in altre realtà italiane, dove «si stanno sviluppando progetti di rigenerazione dei borghi, capaci di attirare nuovi residenti, creativi, lavoratori da remoto e piccoli progetti imprenditoriali». È da questo confronto che nasce la domanda implicita contenuta nella lettera: se altrove esistono esperienze capaci di riaccendere comunità e spazi urbani, perché non provare a immaginare un percorso simile anche per Piscopio.
La riflessione, spiega ancora Antonella Cerni, nasce anche da una vicenda personale. «Proprio in questi giorni sto cercando di vendere una piccola casa di famiglia nel centro storico e questo mi ha portato a riflettere su quanto potrebbe essere interessante provare a immaginare anche per Piscopio un percorso di valorizzazione del borgo». Un elemento concreto, che trasforma il ragionamento sul declino dei paesi in una questione vissuta, osservata dall’interno.
Nella lettera vengono indicati anche alcuni possibili ambiti su cui costruire un rilancio: «In molti paesi italiani iniziative come recupero delle case vuote, progetti culturali o artistici, spazi condivisi per giovani e creativi, promozione turistica dei centri storici hanno contribuito a riportare vita e nuove energie nelle comunità locali». Più che una proposta definita, quella della cittadina appare come una sollecitazione pubblica, un invito a guardare alle esperienze già avviate altrove per capire se possano offrire spunti utili anche alla realtà vibonese.
Il cuore della lettera è però nell’immagine che viene restituita del borgo. «Piscopio è un borgo autentico, con un grande potenziale umano e culturale. Sarebbe bello poter avviare una riflessione collettiva su possibili iniziative che possano contribuire alla sua valorizzazione».
Un tema che da Piscopio può allargarsi facilmente a molte altre realtà del territorio, alle prese con case vuote, residenti sempre meno numerosi e la necessità di ripensare identità e funzioni dei centri storici.

