«Non possiamo pensare di contrastare la criminalità organizzata soltanto con le commemorazioni, le fiaccolate e i festival della legalità». È un appello a superare le manifestazioni simboliche per costruire una risposta sociale e culturale alla criminalità quello lanciato da Sergio Gaglianese, presidente dell'associazione La Tazzina della Legalità, dopo il raid a colpi di pistola contro due furgoni della Bartolini nella zona industriale di Vibo Valentia.

Quattordici proiettili esplosi nella notte tra il 2 e il 3 novembre, contro due mezzi della società di spedizioni, uno parcheggiato nel piazzale aziendale e l'altro all'esterno del cancello, nei pressi dell'aeroporto militare. Un episodio sul quale indagano i carabinieri e che riporta la paura nella periferia sud del capoluogo, già teatro nei mesi scorsi di una lunga sequenza di intimidazioni contro attività economiche e commerciali.

«Esprimo la mia vicinanza e solidarietà a chi lavora, investe e continua a credere in questo territorio, nonostante le intimidazioni e le pressioni criminali», afferma Gaglianese, che tuttavia invita a non fermarsi alle dichiarazioni di circostanza.

«Non possiamo delegare tutto a magistratura e forze dell'ordine»

Il presidente della Tazzina della Legalità non mette in discussione l'importanza delle iniziative pubbliche contro la mafia, ma ne sottolinea i limiti quando non sono accompagnate da un impegno quotidiano.

«Sono iniziative importanti, ma non sufficienti. Non possiamo delegare esclusivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine il compito di liberare Vibo e la Calabria dalla presenza della criminalità organizzata. A loro spettano indagini, repressione e tutela della sicurezza. Ma alla società civile spetta un'altra responsabilità, altrettanto fondamentale: cambiare il terreno culturale, sociale ed economico sul quale le organizzazioni criminali continuano a trovare spazio».

La riflessione riguarda il ruolo che ogni componente della comunità può svolgere nel contrasto alla cultura mafiosa. Scuole, famiglie, imprese, professionisti, associazioni e istituzioni sono chiamati, secondo Gaglianese, a contribuire a un cambiamento che non può esaurirsi nella condanna pubblica degli episodi criminali.

«La vera rivoluzione deve essere sociale! Deve partire dalle coscienze, dalle scuole, dalle famiglie, dalle imprese, dalle professioni, dalle associazioni e soprattutto dalle istituzioni».

L'appello alla “Ridestanza”: «La legalità deve essere praticata»

Il presidente della Tazzina della Legalità rilancia così il concetto di “Ridestanza”, termine con il quale l'associazione richiama da tempo la necessità di una maggiore partecipazione civile.

«Vibo ha bisogno di una nuova stagione. Non di altre passerelle, non di altre fotografie con il simbolo della legalità, non di manifestazioni destinate a esaurirsi quando si spengono le fiaccole. Ha bisogno di cittadini che si assumano responsabilità, di una classe dirigente capace di produrre risposte concrete e di una società civile che ritrovi il coraggio di essere protagonista».

Un richiamo che Gaglianese aveva già rivolto alla comunità vibonese in occasione di precedenti episodi intimidatori e che ora assume un nuovo significato alla luce degli spari contro la società di spedizioni.

«Ridestarsi significa rompere l'indifferenza, superare la rassegnazione, spezzare quelle complicità culturali e sociali che, anche involontariamente, finiscono per alimentare il potere criminale. La 'ndrangheta non si combatte soltanto nelle aule dei tribunali. Si combatte anche nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle istituzioni, nelle scelte quotidiane e nella capacità di costruire alternative alla cultura mafiosa. E soprattutto si combatte restituendo dignità, opportunità e futuro a chi vuole vivere onestamente nella propria terra».