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Sono passati trent’anni da quando il “Pirata” scorrazzava in bicicletta per le strade del Vibonese. Ancora vivo il ricordo fra la gente

Sport

Sono passati quindici anni dalla morte del grande Marco Pantani. Trenta da quando “Il Pirata” romagnolo scorrazzava con piglio tra le strade del vibonese. Era il 1989, infatti, quando un giovanissimo ciclista di belle speranza si presentava a Mileto per partecipare alla “Corsa del Sole”, gara dilettantistica internazionale tra le più importanti e ambite del Mezzogiorno d’Italia, meta e fucina per oltre un decennio dei più promettenti corridori dell’epoca. In quegli anni, a darsi per sei giorni battaglia sulle strade calabresi sono state le maggiori squadre dilettantistiche mondiali, il quartetto olimpico italiano, medaglia d’oro a Los Angeles, e la nazionale olimpionica degli Stati Uniti d’America. Campioni del mondo come Andrea Peron, ma anche uomini del calibro del russo Evgenij Valentinovič Berzin, dell’argentino Daniel Castro, degli italiani Fabio Casartelli, Massimo Podenzana e Vladimir Belli, Michele Coppolillo e, appunto, leggende della storia del ciclismo come Marco Pantani. In quell’edizione il mitico “Pirata” vinse addirittura due tappe della “Corsa del Sole” organizzata dallo Sporting Club, classificandosi alla fine secondo alle spalle dell’argentino Daniel Castro. Qualche anno dopo, nel 1996, l’ormai affermato campione sarebbe ritornato a Mileto per la cerimonia di presentazione della XII edizione addirittura in stampelle, in virtù dei postumi di un infortunio. Poi il resto è storia. Nel 1998 vince il Giro d’Italia e il Tour de France. L’anno dopo viene sospeso per ematocrito alto dalla “Corsa Rosa”, mentre si accinge a vincerla per la seconda volta. Da quella vicenda il grande scalatore romagnolo non si riprenderà più. Pantani, infatti, risente del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare, non raggiungerà più i livelli di un tempo. Caduto nel tunnel della depressione, muore in circostanze strane e imbottito di cocaina il 14 febbraio del 2004 in un albergo di Rimini. Riguardo al caso dell’ematocrito alto riscontrato al “Pirata” al Giro d’Italia, nel 2016 la Procura della Repubblica di Forlì, dopo accurate indagini, conclude che alla tappa di Madonna di Campiglio un clan camorristico, per interessi legati alle scommesse clandestine, aveva minacciato un medico per costringerlo ad alterare il test e farlo risultare fuori norma. Tuttavia dovette richiederne l'archiviazione delle indagini a causa dell'intervenuta prescrizione dei reati. Ulteriore beffa per un corridore leggendario e perseguitato dalla sfortuna, a quel punto…ucciso due volte. 

 

 

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