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Ecco i motivi della decisione della Prefettura di Vibo. Prosegue invece il lavoro degli inquirenti sulle tumulazioni fuorilegge nel cimitero di Bivona

Cronaca

Resta solo sullo sfondo il fenomeno dell’immigrazione ed il business che anche nel Vibonese movimenta parecchio denaro. Sullo sfondo perché l’emissione da parte della Prefettura di Vibo Valentia di due interdittive antimafia nei confronti della cooperativa “Monteleone Servizi” e della “Monteleone Protezione civile” non è stata adottata in relazione alla gestione dei migranti, né per ingerenze malavitose e mafiose sui Centri di accoglienza del Vibonese.

In pratica la Prefettura di Vibo Valentia “contesta” alle due cooperative l’acquisto di alcuni beni da società a loro volta destinatarie di interdittive antimafia oppure accusate da qualche collaboratore di giustizia. E’ il caso del vibonese Andrea Mantella, ex elemento di spicco del clan Lo Bianco - e negli ultimi anni a capo di un proprio gruppo - che fra le tante dichiarazioni rese dall’inizio della sua collaborazione ha accusato pure un rivenditore di auto il quale avrebbe ceduto al suo clan delle auto con forti sconti. Lo stesso rivenditore dal quale una delle cooperative ora destinatarie dell’interdittiva antimafia ha acquistato un’auto. 

Gli altri “addebiti” sono relativi all’acquisto di materiale edile da un rivenditore di Vibo Valentia a sua volta destinatario di un’interdittiva, mentre acquisti di generi alimentari sarebbero state fatte da una catena di supermercati il cui titolare è stato imputato nel processo “Black money” contro il clan Mancuso ma 17 febbraio scorso è stato assolto. Da tale catena di supermercati si è rifornita di generi alimentari anche il Comune di Vibo Valentia.

Il business dei migranti nel Vibonese - sul quale occorre di certo fare luce - resta pertanto al momento fuori dal provvedimento della Prefettura che interessa le due cooperative da anni impegnate ella gestione dei Centri di accoglienza nella zona di Briatico.

Migranti senza bara nel cimitero. L’unica inchiesta giudiziaria aperta a Vibo che ha a che fare con i migranti rimane quindi attualmente quella dei carabinieri finalizzata a far luce sui migranti tumulati in spregio alla legge ed in alcuni casi seppelliti senza cassa in legno a rivestire il contenitore di zinco. 

In tal senso le indagini condotte dagli uomini del capitano Piermarco Borettaz proseguono senza sosta per chiarire tutti gli aspetti delle procedure adottate dal Comune di Vibo per l'affidamento diretto del servizio all’agenzia di onoranze funebri di Orazio Lo Bianco (tumulazione delle salme e fornitura delle bare), senza mai predisporre un bando trattandosi di un appalto inferiore ai 40mila euro. Allo stato il reato ipotizzato è quello di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Orazio Lo Bianco, 43 anni, di Vibo Valentia, è fra l’altro stretto congiunto del consigliere comunale di Vibo Valentia - nonché vicepresidente della Provincia - Alfredo Lo Bianco.

A coordinare il tutto, ovviamente, la Procura di Vibo Valentia, intenzionata a capire ed individuare altre responsabilità che potrebbero aver agevolato la tumulazione dei cadaveri dei migranti nell'inosservanza delle norme di polizia mortuaria.

 

In relazione alla fotografia pubblicata in precedenza a corredo dell'articolo precisiamo che la stessa non ha nulla a che vedere con le due cooperative destinatarie dell'interdittiva antimafia. Dell'involontario errore ci scusiamo con i diretti interessati.

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