martedì,Giugno 28 2022

Sequestro depuratori: «In Calabria l’aria è cambiata, non ci fermeremo»

Il comandante regionale dell'Arma dei carabinieri Pietro Salsano spiega che il 30% dei siti controllati tra Tortora e Nicotera era fuori norma. Arpacal: «Siamo sulla strada giusta»

Sequestro depuratori: «In Calabria l’aria è cambiata, non ci fermeremo»

«Il nostro obiettivo è far capire a tutti che l’aria in Calabria è cambiata». Lo ha detto il comandante della Legione carabinieri Calabria, il generale di brigata Pietro Salsano, illustrando, in una conferenza stampa a Catanzaro, il bilancio dell’operazione “Deep” condotta dall’Arma contro una lunga serie di reati ambientali, soprattutto nel settore della depurazione, sul versante tirrenico – tra Tortora e Nicotera. «Si è trattato – ha detto il generale Salsano – di un’attività soprattutto preventiva, perché dai dati Ispra abbiamo notato come i fanghi prodotti in Calabria come residuo delle lavorazioni delle varie aziende sono minimi rispetto ad altre regioni e ci siamo chiesti perché ciò accade. L’unica spiegazione plausibile purtroppo era che in molti casi sia i depuratori sia alcune aziende non rispettano il ciclo ambientale e non osservano le misure disposte per garantire la salubrità dell’ambiente e del suolo. Siamo partiti inizialmente dalle acque fluviali e marine avendo notato, statisticamente, come nel periodo estivo le acque tendono a intorbidirsi con una certa facilità. Considerato – ha aggiunto il comandante regionale dell’Arma dei carabinieri – che la Calabria ha un mare splendido, sia Tirreno sia Jonio, è davvero un peccato da un punto di vista della salute e anche turistico, per questo abbiamo deciso di fare questa operazione, ritengo unica nel suo genere, insieme alla componente Forestale dell’Arma dei carabinieri, anche per dire a tutti che la polizia ambientale in Italia è l’Arma dei Carabinieri». [Continua in basso]

Il 30% dei depuratori fuori norma

Il generale Salsano ha poi evidenziato che «in Calabria ci sono più di 300 depuratori: noi ne abbiamo controllati 58 ma in una fascia che abbraccia 208 chilometri di costa, da Tortora nel Cosentino a Nicotera nel Vibonese, e sono emerse purtroppo diverse infrazioni. Circa il 30% degli obiettivi erano fuori norma, ed è facilmente immaginabile questo cosa significa, e ancora ci mancano i campionamenti che abbiamo fatto e che ovviamente vanno analizzati nei laboratori. Sono state elevate sanzioni per oltre mezzo milione, ci sono poi 13 persone denunciate tra cui amministratori pubblici, sono stati sequestrati alcuni impianti, e ci sono tre Procure – Paola, Lamezia e Vibo Valentia – che stanno indagando. Il messaggio di questa operazione è quello del deterrente, di far capire a tutti, a chi ha attività industriali e a quanti, a livello comunale, gestiscono i depuratori, che noi arriviamo. Abbiamo per ora fatto questa fascia costiera tirrenica ma – ha osservato il comandante della Legione carabinieri Calabria – arriveremo anche sullo Jonio, arriveremo nel Reggino, arriveremo ovunque. Ci vorrà qualche tempo ma arriveremo».

Il generale Salsano ha sottolineato «la competenza dei colleghi della Forestale, dell’Arpacal, della Regione Calabria e della stazione zoologica Anton Dohrn che hanno dato un grande contributo, e sottolineo anche il contributo lo Squadrone eliportato Cacciatori, perché ci sono zone inaccessibili e riescono a intervenire. È importante riuscire a dire a tutti che noi arriveremo perché i cittadini calabresi devono vedere che lo Stato, con tutte le sue componenti anche regionali, si attiva per garantire un fattore di crescita del territorio perché è evidente che un depuratore che non fa il proprio lavoro e sversa a mare è un danno per le famiglie e per i turisti, che non verranno più. Noi teniamo tanto anche alla crescita del territorio e non ci fermeremo. Il danno ambientale lo scopriremo soprattutto dopo le analisi di laboratorio dei campioni che abbiamo raccolto ma credo che sia rilevante».

«Siamo ancora all’inizio»

Secondo l’alto ufficiale, «il concetto è lavorare in squadra, siamo pronti a collaborare con tutte le organizzazioni pubbliche e private che vogliono condividere con noi questo progetto a servizio dei calabresi. Entro maggio finiremo il nostro lavoro, perché siamo ancora all’inizio. Ci stiamo muovendo con i controlli sul territorio, è un lavoro lungo. Il nostro obiettivo è fare un mega censimento anche sul terreno fino alle sorgenti. Ma soprattutto – ha concluso il comandante della Legione Carabinieri Calabria – il nostro obiettivo è far capire a tutti che l’aria in Calabria è cambiata: vogliamo andare in profondità colpendo tutti coloro che compiono illegalità». Alla conferenza stampa ha partecipato anche il comandante regionale dei carabinieri forestali, il colonnello Giorgio Borrelli, che ha sottolineato «la grande sinergia tra tutti i soggetti impegnati in questa operazione e il contributo della nostra struttura, che ha dispiegato cento militari».

Arpacal: «Siamo sulla strada giusta»

«Siamo decisamente sulla strada giusta, è la prima volta che la drammatica problematica dell’inquinamento marino in Calabria viene affrontata in tempi non sospetti». Lo ha affermato il direttore generale dell’Arpacal, l’Agenzia per la tutela dell’ambiente della Regione Calabria, Domenico Pappaterra, intervenendo alla conferenza stampa. Pappaterra ha ricordato che «siamo partiti già dallo scorso autunno, per iniziativa del presidente della Regione, che ha istituito una cabina di regia composta dalle istituzioni scientifiche come l’Arpacal, che fa un’attività di monitoraggio e controllo, e l’istituto Anton Dohrn, da tre Procure, Paola, Lamezia Terme e Vibo Valentia, e dalle forze di contrasto, a partire dall’Arma dei carabinieri che ha fatto questa operazione straordinaria e molto importante. Abbiamo fatto una scelta di fondo, di intesa con tutti questi soggetti: è un lavoro che parte, ovviamente non si completerà per la prossima estate, ma abbiamo fatto la scelta di iniziare a monitorare il tratto di mare più compromesso, il Tirreno Cosentino, il Tirreno Catanzarese e il Tirreno Vibonese, la striscia tra Tortora e Nicotera. Questa attività – ha sostenuto il direttore generale dell’Arpacal – rappresenta un cambio di passo: non sarà la soluzione finale, ma stiamo creando i presupposti per una stagione che possa essere meno complicata rispetto al passato».

Pappaterra ha poi osservato: «Dai dati Ispra risulta che in Puglia vengono smaltiti quasi 300mila tonnellate di fanghi della depurazione, in Calabria sono poco più di 30mila. La Calabria non è molto più piccola della Puglia e non ha molte più coste della Puglia, evidentemente c’era un’attività di smaltimento inadeguata. Devo sottolineare – ha evidenziato il dg dell’Arpacal – che la Regione si è messa a disposizione dei Comuni per aiutarli e sostenerli anche nelle spese, per questo consideriamo questa operazione un forte elemento di deterrenza e non di repressione. Oggi dobbiamo costruire una sensibilità comune e fare squadra, sapendo che ciascuno deve assumersi la responsabilità di un cambio di passo, e attorno a questa squadra anche i sindaci devono darci una grande mano, e devono essere loro stessi a segnalare laddove – ha concluso Pappaterra – ci sono problemi o gestioni non adeguate, che vanno sostituite».

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