domenica,Luglio 14 2024

La storia della discarica di Pizzo: uno scempio ambientale in attesa di bonifica

In merito agli annunciati interventi di bonifica del sito, interviene il responsabile del settore conservazione Wwf Vibo Vallata dello Stilaro Pino Paolillo

La storia della discarica di Pizzo: uno scempio ambientale in attesa di bonifica
Foto della discarica di Pizzo primi anni ’90

Nei giorni scorsi il sindaco di Pizzo Sergio Pititto ha annunciato la bonifica della discarica sorta a ridosso della foce del fiume Angitola, un sito dove tra gli anni ’80 e ’90 sono state depositate tonnellate di rifiuti. Dopo la sanzione da parte dell’Unione europea è partito il progetto di bonifica che dovrebbe concludersi nel 2024. Si tratta di dieci milioni di euro per ripulire un’area di grande pregio ambientale. «Valuteremo cos’è meglio realizzarvi – ha dichiarato il primo cittadino -. I progetti saranno vagliati anche con la task force del generale Vadalà. Tutto sarà improntato nel rispetto del luogo». Alla luce di questo impegno interviene il responsabile del settore conservazione Wwf Vibo Valentia- Vallata dello Stilaro Giuseppe Paolillo. «Per decenni la discarica di Pizzo – afferma Paolillo – ha rappresentato un autentico oltraggio all’ambiente e un pericolo per gli abitanti del quartiere Marinella, uno scempio contro il quale l’unica voce di denuncia fu quella del Wwf, nel silenzio generale.
Ogni giorno tutti i rifiuti urbani prodotti dalla popolazione di Pizzo – sottolinea l’ambientalista- che aumentavano in maniera proporzionale durante il periodo estivo, venivano scaricati dai camion del Comune e dati alle fiamme. A quei tempi non si parlava affatto di raccolta differenziata (pratica che nel comune è stata adottata solo da qualche anno), per cui nella discarica finiva per essere incenerito praticamente di tutto, dai rifiuti organici, compresi resti di macelleria e pescherie, ma soprattutto plastiche, carta, copertoni, metalli, tutto. [Continua in basso]

Pino Paolillo

Addirittura – prosegue Paolillo – ci fu un periodo in cui, chiusa temporaneamente la discarica di Vibo, per un po’, vennero scaricati anche i rifiuti di quella città. Ricordo ancora l’enorme nube nera che si sprigionò dalla discarica, immortalata in alcune diapositive e la quasi solitaria protesta in comune (eravamo in due…) Scopo evidente della combustione era quello di ridurre il volume della discarica per permettere ulteriori depositi. La colonna di fumo che si levava dalla discarica era visibile da decine di chilometri, tanto da essere un punto di riferimento per chi, dall’autostrada, si avvicinava allo svincolo autostradale di Pizzo.
Durante la notte si spandeva verso il mare, per poi spingersi nell’entroterra della valle dell’Angitola, con il cambio della brezza al mattino. Ma era durante le giornate di assenza di vento e di pressione alta che la coltre di fumi velenosi ristagnava sull’intero quartiere della Marinella di Pizzo, con tutto il suo carico di agenti inquinanti (diossine, furani e chissà cos’altro)».
Il responsabile del settore conservazione Wwf Vibo Valentia- Vallata dello Stilaro ricorda come «in più occasioni il Wwf denunciò questa situazione intollerabile, con appelli pubblici, inviti ai sindaci a porre rimedio, sopralluoghi con i carabinieri, proposte di bonifica dell’intera area (compresa la difesa della vicina pineta di Colamaio), denunce alla magistratura e testimonianze in Tribunale. La discarica venne finalmente sequestrata e chiusa nel 1997 e da allora quella enorme massa di spazzatura, una bomba ecologica, giace sottoterra in attesa di essere finalmente eliminata».
Paolillo conclude con un augurio: «Spero che dopo l’auspicata bonifica, non si dia l’inizio a progetti di ulteriore cosiddetta “valorizzazione turistica” della zona, anziché pensare ad una tutela dell’area in senso naturalistico, vista la sua importanza in questo senso testimoniata da diversi dati: rinvenimento di una lontra, un rarissimo mammifero, alla foce del Fiume nel settembre del 2014, ripetute nidificazioni di tartaruga marina a poche centinaia di metri dalla foce, presenza della Tartaruga palustre europea; pineta Colamiao, Zona Speciale di Conservazione delle “Dune dell’Angitola” importante per la nidificazione del Fratino (un piccolo uccello simbolo della lotta per la difesa delle nostre coste dalla cementificazione e dal degrado), e per la caratteristica flora psammofila».

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