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Una città come Vibo Valentia che sprofonda nel livore, avrebbe un bisogno disperato di civiltà e gentilezza

Un panorama di Vibo Valentia
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Il mercato di un paese povero sarà pure vivace: ma è innegabile che possa essere anche rumoroso, sporco e scomposto. E a guardare lo scenario politico vibonese sotto campagna elettorale, è questo sembra di vedere: un mercato di propaganda un tanto al chilo, un suk di toni, strepiti e accuse, simile in tutto e per tutto ad una fiera sperduta. Con un’aggravante: se nel mercato fisico manca la componente rancorosa, ed abbonda la merce, questa campagna elettorale, al contrario, è livida e priva di contenuti, sostituiti dalla denigrazione assurta ad unico argomento. La virulenza dei toni usati per demolire l’avversario sta ammorbando la campagna elettorale dell’ultima provincia d’Europa. L’attacco scomposto offre la scusa ideale per evitare di entrare nel merito, parlare di progetti concreti, affrontare quei discorsi dolorosi ma necessari che non sempre portano “tutti quei voti”... Insomma, si litiga nel bus lanciato a folle corsa verso il burrone: ma non c’è nessuno al volante.  

Ora: qualcuno potrà ribattere che populismi e sovranismi hanno fatto precipitare il livello del dibattito politico non solo in Calabria, ma in tutta Italia. Si dirà che ormai sono stati sdoganati razzismo, delazione, ignoranza, aggressività. È tutto vero. Ma non dimentichiamo che Vibo, ad oggi, è ancora ultima. La differenza tra la nostra provincia ed il resto del Paese è negli indicatori economici. Siamo i più fragili. E certe cose possiamo permettercele meno di altri. Quali convalescenti che devono affrontare un lungo percorso di riabilitazione, non possiamo permetterci di assumere questi veleni. Dobbiamo per forza risalire. E dobbiamo farlo tornando a praticare gentilezza, rispetto, educazione e buone maniere. Già: le care, vecchie buone maniere. I calabresi, i vibonesi, devono trovare in loro stessi la forza per reagire, per uscire dal questo mood cupo e livido della retorica della lamentazione. Lasciarsi alle spalle quell’aggressività da complessati che li opprime da troppi anni, e che al di là dello sfogo immediato delle proprie pulsioni, non ha prodotto altro che miseria culturale ed impoverimento civile. Devono tornare ad amare loro stessi e la propria terra, tornare a rispettarsi, rispettarla e chiedere che chi si candida a guidarla faccia altrettanto. E per questo, devono pretendere gentilezza ed educazione. Sapendo bene che chi tratta l’avversario politico come uno straccio, non avrà rispetto neanche per l’elettorato.  

Abbassare i toni, avere a cuore le sorti della città, guardare agli errori del passato e farne tesoro, iniziando dal moderare i toni della campagna elettorale. Fuggire dall’illusione autolesionista che chi urla più forte vinca la guerra: perché la politica non è una lotta continua. Le famiglie oppresse dalla mancanza di servizi, i giovani stremati dalla crisi economica, l’ambiente saturo di veleni non hanno bisogno di altra violenza, neanche verbale. Ma di amore e consapevolezza. In un momento critico quale quello che la provincia sta vivendo, l’autocontrollo, la misura, il pensiero positivo e la concretezza dovrebbero essere l’unico metro di giudizio per scegliere il profilo più adatto a risollevare le sorti del Vibonese. Non c’è futuro, se non si riparte dal rispetto. Perché non dovremmo meritarci una campagna elettorale rasserenante, e sorridente? Anche a Vibo Valentia: proprio come in tutti gli altri consessi sociali evoluti. O no?  

 

Lacnews24.it
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