LA LETTERA | “In 22 dentro un’aula di 15 metri quadri, tra loro mio figlio autistico”

La testimonianza di un genitore che denuncia le condizioni in cui una classe della scuola dell’Infanzia del Primo circolo di Vibo Valentia si è ritrovata alla ripresa delle lezioni

La testimonianza di un genitore che denuncia le condizioni in cui una classe della scuola dell’Infanzia del Primo circolo di Vibo Valentia si è ritrovata alla ripresa delle lezioni

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La classe della Don Bosco
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: 

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Mi chiamo Enrico Mignolo e sono il padre di un bimbo con autismo, dell’età di 5 anni e mezzo, frequentante la sezione C della scuola dell’Infanzia plesso Don Bosco dell’Istituto Comprensivo I Circolo di Vibo Valentia.

Scrivo per segnalare la grave situazione in cui gli alunni della classe di mio figlio si sono ritrovati stamane, al rientro a scuola. La classe è stata inserita in un’aula (che negli scorsi anni non aveva tale destinazione) della superficie totale di non più di 15 mq.

La classe è composta da 22 alunni, ai quali si devono aggiungere le 2 insegnanti curriculari, 1 insegnante di sostegno, 1 assistente alla comunicazione e, nei giorni previsti, 1 insegnante di religione.

Fanno in totale 27 persone! Di cui una con Autismo, disabilità con forma di gravità, così come stabilito dalla Legge 104/92 art. 3 c. 3. Non posso tralasciare i riferimenti normativi (il Decreto Min. 18/12/1975 e ss.mm.ii.; il Regolamento sulla riorganizzazione della rete scolastica, DPR n.81/09, all’art. 5 c. 2 e la Circolare Ministeriale n. 34 dell’aprile del 2014) che stabiliscono che lo spazio minimo vitale (e quindi di movimento) per i bambini delle scuole dell’infanzia sia di 1,80mq, al netto di banchi, sedie ed arredi vari.
Nell’aula stamane non si poteva stare. Entrare ed uscire lo si poteva fare con grande difficoltà! Ho potuto fotografare la stessa, vuota, all’orario di uscita per verificare che lo spazio di movimento è ridotto ai minimi termini. Ciò a conferma di quanto successo in mattinata, quando (invano) ho cercato di far restare mio figlio in aula.

Ci sono 2 tipi di problemi che investono l’intera classe. Il primo, come detto, è dato dall’estrema difficoltà (in alcuni casi impossibilità!) di movimento all’interno dell’aula, per i bimbi e per gli insegnanti. Se la porta è aperta, ad esempio, solo con grande difficoltà i bimbi possono passare al di là dei banchi per sedersi. Le file di banchi sono disposte sia al centro dell’aula che a filo delle pareti.

È una classe eterogenea (cioè di quelle con bimbi di età diverse) dove, ovviamente, sono previsti, in funzione dei vari stadi di sviluppo evolutivo, anche giochi di movimento. Fare il girotondo? Non se ne parla. Fare gioco simbolico in piedi (ad esempio far finta di preparare il caffè)? Assolutamente no. Dire la preghiera tutti in cerchio? Neppure. I bimbi, tutti insieme, non possono stare in piedi a fare vita sociale. Possono stare solo seduti!

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E qui arriviamo al secondo problema. Nella classe è inserito un bimbo con autismo (mio figlio). Ha 5 anni e mezzo e, come tutti i bimbi con questa forma di neuro-diversità, necessita, con l’ausilio di insegnanti ed assistenti alla comunicazione, di “nutrirsi di socialità”, dovendo massimizzare l’apprendimento delle abilità sociali che la scuola dell’infanzia è in grado di offrirgli.

In quale spazio? In un ambiente di 15 mq? In cui, ad esempio, ogni stimolo sonoro è amplificato proprio dalle ristrette dimensioni dell’aula e risulta quindi di evidente difficile discriminazione rispetto a tutti gli altri stimoli? In un ambiente così piccolo, dove (non dico 22, ma anche solo) 10 bimbi semplicemente parlano, fra di loro o con l’insegnate, per una persona con Autismo potrebbe significare stare come al centro di un campo da guerra sotto bombardamento! Sarà costretto ad uscire dall’aula, con l’insegnante di sostegno e l’assistente alla comunicazione? Per fare cosa? Socialità?

La classe di mio figlio, anche quest’anno, ha subito già in partenza, un duro colpo. La legge del 2009 stabilisce che le classi con alunni disabili, possano essere composte di un numero di alunni fino al 10 per cento superiore a quello massimo stabilito dalla previgente normativa, che lo fissava in 20.
Sono 22. Ci siamo. Nel plesso è stata creata una nuova sezione ma l’unica classe che ha cambiato aula, riducendo lo spazio a disposizione di tutti gli alunni, è la Sezione C, quella con un alunno con disabilità grave che, tra le proprie forme, ha anche l’ipercinesia. E lo spazio dove sta per poter far muovere, non dico liberamente, ma almeno adeguatamente, mio figlio ed i suoi compagni? Senza tenere conto che gli spostamenti fisici di un determinato ambiente sociale (come la propria classe) potrebbero non essere facilmente accettati ed affrontati da una persona con Autismo.

Chi ha formato le classi ne ha tenuto conto, avendo a disposizione anche il “profilo funzionale” di mio figlio? Il superamento dell’indice di affollamento delle aule, stabilito dalle normative citate, vieta di accettare iscrizioni oltre il numero dato da un preciso rapporto (il totale dei metri quadri netti a disposizione nelle sole aule e l’indice massimo di 1,80). Le maestre hanno fatto presente che gli spazi sono inadeguati per il lavoro che devono svolgere? Anche solo per la loro stessa sicurezza sul lavoro?
Mio figlio è potuto restare in aula solo 5 minuti! Poi siamo dovuti andare via. La situazione è invivibile anche per un bambino neuro-tipico. Domani andrà ancora così? Nel plesso ci sono forse aule più ampie e più adeguate a quella classe. Mi sarà proposto di far cambiare sezione a mio figlio? Dopo 2 anni nella stessa sezione e con importanti legami affettivi che mio figlio si era creato con alcuni suoi compagni? E che quindi dovrebbe abbandonare?

Il resto della mattinata, insieme a mia moglie, l’ho passato facendo code per richiedere un necessario intervento per le verifiche. Siamo stati al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Fuori dalla caserma, però, il gentile signore a cui ho chiesto informazioni ed aiuto per protocollare la richiesta, mi ha detto di chiamare il 115, così la telefonata sarebbe rimasta registrata.

E così ho fatto. Davanti alla caserma, ho chiamato il 115. Mi è stato risposto che i Vigili del Fuoco non sono responsabili delle verifiche (preventive) degli spazi vitali degli ambienti pubblici ma solo delle verifiche statiche degli edifici. E quindi che non avrebbero potuto evadere tale tipo di richiesta. Mi è stato detto di rivolgermi al Comune, in qualità di proprietario dell’immobile, ed all’Istituzione sanitaria.
Siamo stati quindi all’Asp e gli Assistenti Sociali si sono messi a disposizione informandoci circa i passi da seguire. Sarebbe responsabile il Dipartimento di Prevenzione della stessa Asp. Nel pomeriggio abbiamo quindi inviato richiesta via Pec. Abbiamo richiesto anche l’intervento del Comune di Vibo Valentia, interessando il consigliere comunale Katia Franzè, affinchè, si faccia portavoce presso il sindaco e la Giunta, della nostra richiesta comunque formalmente protocollata all’Ente, in qualità di proprietario dell’edificio.

Abbiamo inoltre interessato il consiglio direttivo dell’associazione “Io autentico”, di cui facciamo parte e che riunisce famiglie ed amici di persone con Autismo affinché amplifichi le segnalazioni di violazioni della normativa in tema di edilizia scolastica, tutela dei minori e dei diritti dei disabili. Ma domani dove porteremo nostro figlio mentre gli altri bimbi, compresi suo fratello e sua sorella, andranno a scuola in aule più adeguate?