La terra di nessuno

Gli invitati che filmano, la gente che giustifica, il sindaco che partecipa, i vigili che non si accorgono e i carabinieri che non se la guastano. Non è omertà, ma evidenza: questa è la terra di nessuno. 

Gli invitati che filmano, la gente che giustifica, il sindaco che partecipa, i vigili che non si accorgono e i carabinieri che non se la guastano. Non è omertà, ma evidenza: questa è la terra di nessuno. 

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Dire a questo punto che lo sposo famoso di Nicotera sia parente, affine o sodale di una cosca di ‘ndrangheta poco importa. Anzi, teniamola in seconda o terzo piano, evitiamo di considerarla un’aggravante. Il punto, alla fine, è un altro: ma è normale che una persona decida in totale anarchia di affittare un elicottero privatamente e parcheggiare in una piazza pubblica? Il matrimonio, la festa, la ricorrenza può giustificare un’azione che comunque la si veda è consentita solo previe varie autorizzazioni? Per molti a quanto pare l’episodio di Nicotera è una questione squisitamente personale, non giudicabile e manco criticabile. Tipo che chiunque può prendere un aereo e farsi i fatti suoi, girare nei paesi, atterrare, ripartire senza chiedere conto a nessuno. Pensiamo per un solo secondo se tale gesto lo avesse compiuto un politico. E mettiamo pure che lo avesse fatto con tanto di autorizzazione. Il coro di sdegno sarebbe stato unanime, con tanto di richiesta di dimissioni e un miliardo di post su quanto la politica sia mangiona, arrogante, irrispettosa. L’aereo presidenziale di Renzi (e di tutti i presidenti), per dire, ne è un esempio chiaro a tutti.

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A Nicotera lo stesso elicotterista dei Casamonica

Questa è dunque la terra di nessuno. Una terra che sta zitta pure davanti al clamore dell’evidenza, fin troppo evidente da non riuscire a contenerla. Talmente evidente che gli invitati hanno filmato spontaneamente tutte le fasi dell’evento, questa sì aggravante spericolata della totale inconsapevolezza della anormale normalità di queste latitudini. Stessa inconsapevolezza che hanno avuto pure tutti gli attori statali in campo. Dal sindaco che era al matrimonio, ma sostiene di non essere andato in chiesa perché “non credente” e quindi non avrebbe visto l’elicottero atterrare; dai vigili urbani che non si sono accorti dello strano movimento creatosi in giro a Nicotera, manco fosse New York; dagli stessi carabinieri della locale stazione che magari dovendosi occupare di problemi ben più gravi evitano di guastare la festa ad una coppia di innamorati, riabilitando il mito di Ponzio Pilato.

Allora la storia è semplice: chiediamola noi la secessione con l’Italia e viviamo con tali presunte regole di civiltà.

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Certo che è la terra di nessuno. E’ di nessuno perché nessuno vuole assumersi mai una responsabilità, soprattutto morale. Forse ha ragione l’amico Agostino Pantano, che su Facebook ha scritto una piccola verità che ci appartiene un po’ a tutti: “E’ nata – scrive il giornalista di San Ferdinando e da poco approdato a LaC – una nuova perversa metodologia nel racconto triste della Calabria criminale: se l’ostetrico uccide tu dici che è colpa della mafia; se la squadra di calcio si ritira, tu dici che c’entra la mafia e cosi via fino a Melito e Nicotera, offrendo allo ‘ndranghetista che è in ognuno di noi il gran regalo della sua assoluzione postuma. “Povero mafioso” non era colpa sua, ma del sindaco e del poliziotto: e giù a sputare sulla divisa e sulla fascia, mica sulla coppola. Lo ‘ndranghetista che è in ognuno di noi ringrazia e persevera: con certi politici e certi poliziotti, che ci espongono e poi ci coprono, con noi si riempiono la bocca e poi ci guardano le spalle nella fuga mediatica, è un gioco da ragazzi violentare la bellezza e volare su questa “montagna di merda” che rimane questa Calabria indifesa”.

Matrimonio in elicottero a Nicotera, ci sono i primi indagati

Già, una Calabria indifesa che per non far torto a nessuno dà ragione a tutti. Ma solo che non tutti, in fin dei conti, hanno la possibilità di farsi i propri porci comodi. Ma, ne siamo sicuri, gli piacerebbe.