sabato,Maggio 15 2021

«L’ultima di Spirlì: a caccia e a pesca per prevenire il virus»

Il Wwf Calabria commenta l’ultima ordinanza del presidente facente funzioni che «consente la caccia di selezione al cinghiale, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva, anche al di fuori del proprio comune e, udite udite, persino dopo le ore 22»

«L’ultima di Spirlì: a caccia e a pesca per prevenire il virus»

di Wwf Calabria

Dopo la diretta Facebook in cui si alternavano annunci di bandi regionali e apprezzamenti a “melanzane ripiene”, “pipi e patate” e via degustando, quel buontempone del presidente facente funzioni ci regala un’altra ordinanza delle sue.

Ebbene, in una Calabria disastrata, con cittadini costretti a morire nelle ambulanze dopo 20 ore di attesa, il nostro governatore trova finalmente le misure efficaci per “la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019”, vale a dire: l’attività di caccia di selezione al cinghiale, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva. È questo l’oggetto dell’ordinanza n.26 del 14 aprile 2021 che reca la sua presidenziale firma ff.

Dopo ben quattro pagine fitte fitte di richiami ai vari Decreti legge e Dpcm in materia di “proroghe dello stato di emergenza”, “contenimento e prevenzione dell’epidemia” e “per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus”, quando ci si aspetta chissà quale rivoluzione nello sfascio del sistema sanitario calabrese e l’aumento delle vaccinazioni (ultimi in Italia), ecco arrivare la soluzione geniale: consentire la caccia di selezione al cinghiale, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva, anche al di fuori del proprio comune e, udite udite, persino dopo le ore 22! Cioè dopo l’inizio del coprifuoco che invece tutti i mortali cittadini calabresi sono obbligati a rispettare.

La solita scusa è quella della prevenzione dei danni all’agricoltura (che con la prevenzione del virus non c’azzecca niente,) e dell’incolumità pubblica, dimenticando che anni e anni di continui ricorsi alle fucilate hanno giovato non agli agricoltori, ma solo a chi, per rimanere in tema culinario, si porta a casa cosciotti e costate. Quanto all’incolumità, alla Regione dovrebbero ricordare che in Calabria si sono verificati ben 9, tragici, incidenti mortali di caccia tra settembre 2019 e dicembre 2020.

Ma alla Cittadella è d’obbligo perseverare: ancora aspettano e sperano di raggiungere (ve lo ricordate?) l’obiettivo promesso dei 10mila cinghiali abbattuti entro breve tempo, dopo gli altisonanti quanto fallimentari “piani di abbattimento”, contraddicendo il vecchio adagio secondo cui “chi la dura la vince”.

O forse il nostro ha scambiato i virus in circolazione per lepri e fagiani contro cui sguinzagliare addestrati cani da caccia e limitare così l’espandersi dell’epidemia? Idem per carpe, cefali e saraghi fasciati.

Per fortuna però non sono mancati i saggi richiami alla prudenza, essendo la caccia permessa “solo in forma individuale”, da parte di erculei cacciatori in grado, magari dopo le 22,00 e quindi al buio, di caricarsi da soli un cinghiale e “di procedere alle operazioni necessarie all’eviscerazione”, in attesa che arrivi il veterinario per “i rispettivi controlli sanitari”. Non conosciamo il parere dell’Ordine dei professionisti chiamati in causa, ma auspichiamo un loro impegno straordinario, anche oltre il normale orario d’ufficio, pronti ad accorrere alla prima telefonata, onde evitare che le budella, magari infette, vengano disseminate per le contrade, con grande soddisfazione di volpi, cani randagi e degli stessi cinghiali sopravvissuti alla “selezione”; con successivo aumento dei malefici suini e conseguente nuova, geniale ordinanza di chiamata alle armi.

In attesa delle elezioni.

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