Maltempo nel Vibonese, i sindaci dell’entroterra: «Danni per cinquanta milioni di euro»

Documento congiunto dei primi cittadini di Polia, Capistrano, San Nicola da Crissa, Monterosso Calabro e Pizzoni: «Si intervenga con azioni mirate alla messa in sicurezza»

Documento congiunto dei primi cittadini di Polia, Capistrano, San Nicola da Crissa, Monterosso Calabro e Pizzoni: «Si intervenga con azioni mirate alla messa in sicurezza»

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«Le piogge alluvionali dei giorni scorsi – ed in particolare nella nottata fra il 4 ed il 5 ed il 14 ottobre – hanno completamente annientato le nostre comunità. Polia, Capistrano, San Nicola da Crissa, Monterosso Calabro e Pizzoni hanno subito danni economici enormi. Colture, aziende, strade, abitazioni, rete idrica e condotta fognaria sono al collasso ed in molti tratti assenti perché portati via dalla furia della tempesta. Vi sono zone del tutto isolate ed irraggiungibili sono anche delle abitazioni civili. Si sta rivivendo il periodo di un secolo fa quando le strade erano mulattiere per il passaggio delle carrozze ed i servizi essenziali una mera utopia». È questo l’incipit della lettera congiunta, sottoscritta dai primi cittadini dei comuni di Polia, Domenico Amoroso; Monterosso Calabro, Antonio Lampasi; Capistrano, Marco Martino; San Nicola da Crissa, Giuseppe Condello e Pizzoni, Tiziana De Nardo, avente ad oggetto i gravi danni causati dagli eventi alluvionali dei giorni scorsi. «Esondazioni di torrenti – scrivono i sindaci – che hanno portato via i tanti sacrifici condotti da molte famiglie che hanno dovuto sin da subito abbandonare i propri affetti e le proprie case in cerca di un riparo fra partenti ed amici. Dunque, una ferita profonda che non può restare ancora aperta. Deturpati della dignità civile che ogni singolo cittadino possiede in funzione della Carta costituzionale sancita nei tempi che furono, abbiamo cercato di rimboccarci le maniche soprattutto attraverso azioni di volontariato e con la massima collaborazione dei cittadini, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, degli operai di Calabria verde, consorzi di bonifica e Parco delle serre, alla Protezione civile calabrese che non finiremo mai di ringraziare per l’aiuto umanitario che hanno saputo offrire alla collettività colpita assieme alla continua vicinanza della Prefettura vibonese sin dal primo giorno stretta alla tragedia abbattutasi, ma ciò purtroppo non è bastato». 

Gli allagamenti, rimarcano i sindaci, «sono impellenti ed è necessario intraprendere un’azione sinergica omogenea e collettiva, mirata a sollevare le sorti di queste comunità fortemente martoriate. Da diversi giorni ormai diverse macchine operatrici hanno iniziato le operazioni di pulitura del fango riversato, di messa in sicurezza, ripristinando per quanto possibile i canali di scolo delle acque reflue. Ma i danni sono troppi. Dalle stime fatte si parla di un comprensorio che ha subito almeno 50 milioni di euro in danni. Diverse le presenze istituzionali giunte suo posto, diversi gli accordi fatti, ma ad oggi nulla sembra muoversi a favore dei nostri piccoli comuni. Il nostro territorio non riuscirà ad affrontare i periodi invernali senza ulteriori danni che porteranno l’isolamento totale. In otto ore di poggia nella nottata fra il 4 ed il 5 ottobre, dai dati fornitici dalla Protezione, civile si è riversato un quantitativo pari a 6 mesi di normali attività temporalesche. Si può quindi immaginare come tale situazione abbia compromesso qualsiasi tipo di azione mirata alla prevenzione dei nubifragi. Considerando inoltre le delicatissime fasi economiche che oggi gli enti locali attraversano, ove l’ordinario diventa quasi utopia, bisogna subito intervenire con azioni mirate alla messa in sicurezza, alla costruzione di briglie, di muri di sostegno al terreno, al ripristino di strade essenziali alla circolazione veicolare anche in caso di emergenza ospedaliere, al ripristino della rete idrica e fognaria in molte zone delle comunità. Occorre un investimento serio immediato al fine di riprenderci la nostra quotidianità nello splendore dei nostri antichi borghi apprezzati soprattutto per gli scorci paesaggistici e le bellezze naturalistiche. È necessario per evitare uno spopolamento che altrimenti sarà scontato. Non si può minimamente credere – concludono i sindaci – di crescere i propri figli in comunità distrutte che trovano un’arretratezza di servizi pari a molti secoli fa. Fatevi sentire ma soprattutto abbiate a cuore le parole di amministratori che oggi hanno avuto il coraggio di mettersi in primo piano nella lotta conto ormai una tragedia annunciata ed avvenuta». 

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