lunedì,Ottobre 18 2021

Rinascita Scott: astuzie e pistole alle tempie, il pentito Arena racconta l’Americano

Il profilo del superlatitante tratteggiato dal collaboratore di giustizia. E poi: «A Vibo esistono poteri che sono più forti della ‘ndrangheta». La vicenda del locale Tribeca, la massoneria e l'amico politico. Gli attentati ai cantieri del teatro e dell'istituto professionale. Anche avvocati e imprenditori nel mirino

Rinascita Scott: astuzie e pistole alle tempie, il pentito Arena racconta l’Americano

L’ultima udienza del maxiprocesso Rinascita Scott si apre con un intervento dell’avvocato Giovanna Fronte. «Prendo la parola – spiega la penalista – per segnalare che seguendo i social ho rinvenuto un link che dimostra come Radio Radicale abbia trasmesso integralmente l’udienza del 22 luglio scorso, con le dichiarazioni integrali del collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, ciò in violazione dell’ordinanza emessa da questo Tribunale che vieta la diffusione integrale delle riprese audio video del processo. Non invoco alcun provvedimento ma mi limito a segnalare l’accaduto al Tribunale». Il collegio presieduto dal giudice Brigida Cavasino ha preso atto ed ha disposto la trasmissione del verbale all’Ordine dei giornalisti. Radio Radicale, che ha pubblicato l’udienza del 22 luglio per errore, ha già provveduto a rimuovere il link. [Continua in basso]

I riconoscimenti

Dopo questo passaggio preliminare, è ripreso l’esame dello stesso collaboratore Arena, che ha proseguito nel riconoscimento fotografico dei presunti appartenenti al gruppo criminale del quale il pentito faceva parte. Prima effige quella di Davide Inzillo, «cognato di Domenico “Mommo” Macrì – dice il teste rispondendo al pm Andrea Buzzelli –. È stato formalmente rimpiazzato ed è sempre stato a disposizione del cognato, ma non so come Macrì lo utilizzasse perché, essendo il marito della sorella, lo teneva molto riservato».

L’Americano

Salvatore Morelli

La seconda foto mostrata al pentito è quella di una delle teste di serie del processo: «È Salvatore Morelli detto l’Americano (oggi latitante, ndr) – evidenzia – Ha iniziato giovanissimo, è stato legato ai Piscopisani con i quali ha compiuto il tentato omicidio dei fratelli Bellissimo, forse era minorenne allora. Era molto vicino a Michele Fiorillo detto Zarrillo, a Rosario Battaglia e a Rosario Fiorillo. Il nonno è stato il contabile della famiglia Pardea quando era egemone a Vibo e capo società era Rosario Pardea detto ‘u Ranisi. Rimpiazzato dai Lo Bianco Barba, si è avvicinato ad Andrea Mantella, diventandone l’uomo più fidato dopo Scrugli. Poi è entrato nel nostro gruppo in posizione di vertice». [Continua in basso]

Morelli, a dire di Arena, avrebbe compiuto numerosi pestaggi a scopo estorsivo e sarebbe stato il mandante degli attentati incendiari consumati nei cantieri del teatro e dell’Istituto professionale di Vibo Valentia. Il suo ingresso nel rinato gruppo dei Ranisi risalirebbe – sempre secondo il collaboratore – nel 2016, «grazie all’amicizia che aveva con Francesco Antonio Pardea, assumendo appunto un ruolo di vertice». Gli affari criminali dell’Americano, si sarebbero estesi anche oltre la città di Vibo Valentia, operando in partnership criminale anche con figure di spicco della malavita di Briatico e Ricadi.

«Pistole alle tempie»

Carmelo Chiarella

«È uno molto furbo, forse il più furbo di tutti – prosegue Arena –. Lui sapeva che io davo poco nell’occhio e per questo mi propose una serie di danneggiamenti e intimidazioni. Per esempio mandavamo lettere minatorie con un proiettile 6.35 invitando gli interessati a mettersi a posto». Morelli sosteneva fosse un metodo inefficace, per questo «mandava qualcuno a fermare le persone in strada e a puntargli la pistola. Io ero contrario a questo metodo, però si faceva. Si prendeva una moto, si raggiungeva la vittima e si faceva così. Lo facevano Michele Manco, Pugliese Carchedi e Carmelo Chiarella. Puntavano la pistola alla tempia e gli dicevano di mettersi a posto con gli amici». [Continua in basso]

Avvocati e imprenditori nel mirino

Morelli avrebbe anche avuto in animo di compiere «azioni dimostrative verso avvocati e imprenditori. Per esempio voleva sparare mentre camminava con la macchina, pur senza colpirli, all’avvocato Marco Talarico e all’imprenditore Francesco Luciano. Talarico perché dicevano che non aveva rispettato dei patti dei quali disconosco la natura, probabilmente per questioni economiche.  Luciano non avrebbe rispettato un accordo per un contributo economico. Io con questi metodi – sottolinea Arena – non ero affatto d’accordo».

Il Tribeca nel mirino

A questo punto Bartolomeo Arena racconta dell’episodio estorsivo subito dal titolare del Tribeca, noto locale di Vibo Valentia, Filippo La Scala: «Domenico Camillò, mio cugino, si lamentava che non veniva trattato bene. Io – dice Arena – mi proposi di presentarglielo, perché lo conoscevo bene dagli anni ’90. Gli chiesi di avere un occhio di riguardo e di dargli un contributo come sponsor per le feste che lo stesso Camillò organizzava. In seguito Salvatore Morelli fomentava i ragazzi, perché diceva che il Tribeca faceva un sacco di soldi e doveva darci un contributo economico. Io non ero d’accordo perché aveva aperto da poco e doveva crescere. Col tempo però iniziarono ad infastidirlo. Domenico Camillò in particolare faceva risse e trattava con brutte parole il titolare. Mi dissero la cosa e io ci rimasi male. Le mie parole furono riportate al padre di Domenico e io fui espressamente accusato apertamente di percepire somme di denaro da La Scala ma non era vero niente. Da una fesseria si era creato un Tribunale di omertà».

Altri poteri, la massoneria, l’amico politico e l’incendio

Bartolomeo Arena, quindi, dice che la verità è un’altra: «Questo ragazzo, La Scala, era ben voluto, e si era cresciuto con diversi soggetti legati alla massoneria. E io me lo volevo tenere buono. Perché esistono poteri che sono più forti della ‘ndrangheta e parlo, per esempio, proprio, della massoneria, che trova il metodo di fartela pagare. Era principalmente questa la verità. Noi ci chiarimmo, ma dopo poco ci fu un incendio a questo locale». Più avanti Arena avrebbe appreso da Michele Camillò che l’autore sarebbe stato Domenico Camillò «incoraggiato da Morelli», ciò nonostante «dissi a Domenico Camillò classe ’41 che questo ragazzo, La Scala, interessava anche ad amici suoi, glielo dissi affinché calmasse il nipote. Toccando quel locale si toccavano altri poteri e gli feci anche dei nomi. Gli dissi che interessava alla famiglia Petrolo ed ad un noto esponente politico (Arena in aula non fa il nome del politico, né il pm Buzzelli incalza sul punto, ndr). Erano solo cose, queste, che ci portavano le forze dell’ordine a casa, e infatti…».

Altri reati e la molotov al Porto di Tropea

Tra le altre scorribande criminali ordinate da Morelli e raccontate da Arena, il lancio di una molotov al porto turistico di Tropea, che però non incendiò alcuna barca, l’incendio di un furgone tra Vibo Marina e Bivona, il tentativo di estorsione ad un rivenditore di moto in passato legato a Francesco Scrugli e Francesco Macrì, l’attentato all’Eurospin in seguito al trasferimento della moglie di Morelli che lavorava insieme ad altri sodali del gruppo criminale.

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