La squadra di calcio del Filandari contro l’inchiesta de IlVibonese.it

La nostra risposta, l’inchiesta “Nemea”, l'omaggio a Francesco Vangeli e il ruolo di quattro imputati nella realtà sportiva del piccolo centro della provincia

La nostra risposta, l’inchiesta “Nemea”, l'omaggio a Francesco Vangeli e il ruolo di quattro imputati nella realtà sportiva del piccolo centro della provincia

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In riferimento alla nostra inchiesta dal titolo “Le mani dei clan sul calcio nel Vibonese”, dalla società “A.S.D. Filandari” riceviamo ed integralmente pubblichiamo: “La società A.S.D Filandari esprime la massima contrarietà all’articolo, moltissimi passaggi sono scorretti e non riportano minimamente il vero. Il sign. Artusa Luciano non è mai stato l’allenatore della nostra squadra di calcio, ma semplicemente si diverte nel tempo libero a fare il guardalinee. E’ grazie allo stesso, che con un piccolo trattore ci prepara il campo durante tutta la stagione sportiva, se possiamo svolgere allenamenti e partite. La nostra società si chiama Asd Filandari dal 2008, non Sporting, e si iscrive ai campionati di terza categoria grazie al contributo dei giocatori che si autotassano, infatti gli stessi giocatori ricoprono le cariche dirigenziali. Le iscrizioni stesse vengono rateizzate in più tranche per dare la possibilità di onorare i debiti. Non ci risulta che per giocare a calcio, oltre alla visita medica e qualche dato personale, sia richiesto un casellario giudiziale. La nostra squadra è aperta a tutti i ragazzi del comune. Chi viene e gioca e si comporta bene sul campo è stato sempre il benvenuto. Chi ha creato problemi è stato allontanato, fuori dal campo non ci interessa minimamente la vita delle persone. Siamo una piccola società calcistica che tira a stenti, orgogliosa del ruolo che svolge sul territorio, nessuno prende consensi come riporta l’articolo, ma solo impegno, sacrificio e voglia di fare, di avere uno sfogo dopo lo studio e il lavoro in un territorio dove non c’è niente per divertirsi e socializzare. Invitiamo ufficialmente il giornalista Giuseppe Baglivo a tastare personalmente la nostra realtà sportiva, i nostri sacrifici, così da chiarire ogni dubbio e perplessità. Fiduciosi in un chiarimento, porgiamo distinti  saluti”.                                                                                                                                           Sin qui la nota della società Asd Filandari che abbiamo pubblicato integralmente correggendone solo gli errori di grammatica per renderne comprensibile la lettura. Per parte nostra preme solo precisare che non capiamo dove siano nell’inchiesta de Il Vibonese.it i “moltissimi passaggi scorretti”. Innanzitutto la società non smentisce affatto che nella squadra di calcio militavano, prima della detenzione, Francesco Parrotta, Luca Ciconte e Giuseppe Soriano, attualmente detenuti per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico nell’ambito dell’inchiesta “Nemea” e, per quanto riguarda Parrotta e Soriano, anche sotto processo nell’operazione “Ragno” del 2011. La circostanza che Marino Luciano Artusa venga indicato come “allenatore” è stata messa nero su bianco dagli investigatori (carabinieri Nucleo Investigativo di Vibo) e come tale da noi riportata perchè questo è il nostro lavoro. Per parte nostra abbiamo aggiunto che lo stesso Luciano Marino Artusa risulta responsabile dell’area tecnica della squadra e “assistente arbitri ed ospiti” perché così è stato scritto in un comunicato ufficiale del 30 agosto scorso dell’Ufficio Stampa dell’Asd Filandari. E allenatore o responsabile dell’area tecnica della squadra, poco cambia nel contesto dell’articolo che mira ad evidenziare la presenza nella compagine societaria della squadra di calcio di un soggetto imputato per reati legati agli stupefacenti in “Nemea” e sotto processo in “Costa pulita” quale soggetto indicato vicino al boss Pantaleone Mancuso. Oggi apprendiamo dalla nota dell’Asd Filandari che Luciano Artusa “si diverte nel tempo libero a fare il guardialinee” e pure a “preparare il campo con il trattore”. Continuiamo a pensare che il ruolo sociale ed educativo del calcio, specie in un piccolo paese, sia cosa ben diversa dall’offrire “uno sfogo” per il dopo studio e lavoro (per come scrive l’Asd Filandari) anche a chi è accusato di gravi reati (compresi danneggiamenti a colpi di pistola e ordigni esplosivi, perché pure di questo sono accusati Francesco Parrotta e Giuseppe Soriano), a chi entra ed esce dal carcere, a chi fa della violenza uno stile di vita o a chi magari il giorno prima è stato in Tribunale per rispondere di associazione mafiosa. Continuiamo a pensare che non sia affatto normale aprire le porte della squadra di calcio a tutti, e quindi anche a chi è imputato di gravissimi reati, e poi però allo stesso tempo esordire in campionato rendendo un commosso omaggio a Francesco Vangeli (scomparso per lupara bianca) con tutti i giocatori che il 12 novembre scorso (onore a loro, sia chiaro) indossavano una maglietta dedicata al 26enne di Scaliti. Pensiamo non sia normale perché magari Francesco Vangeli è rimasto vittima proprio di chi ha scelto lo stesso stile di vita di alcuni giocatori di calcio del Filandari imputati nei processi “Ragno” e “Nemea”. Quanto alla dicitura “Sporting”, la stessa è presente nel logo (che riportiamo a lato) con cui la squadra di calcio ci ha inviato la sua nota. Infine, rispetto all’invito rivoltoci “a tastare personalmente la realtà sportiva del Filandari per chiarire ogni dubbio e perplessità”, invitiamo i dirigenti della squadra di calcio a rivolgersi direttamente loro ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia o alla Dda di Catanzaro “per chiarire ogni dubbio o perplessità”, atteso che l’inchiesta “Nemea” è condotta proprio da loro e di certo saranno interessati a capirne di più anche sull’ultimo danneggiamento al campo sportivo di Filandari proprio all’indomani della pubblicazione della nostra inchiesta.    GIUSEPPE BAGLIVO              LEGGI ANCHE: L’ INCHIESTA | Le mani dei clan sul calcio nel Vibonese

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