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Il vescovo Renzo intenzionato a non recedere sulle modifiche allo statuto. Si punta a superare resistenze interne e a chiudere la querelle entro Pasqua. Anche la consacrazione della grande chiesa legata all’esito delle trattative

Il "cupolone" di San Pietro
Cronaca

Sbaglia chi pensa che l’ormai prossimo avvio ufficiale della causa di beatificazione di Natuzza Evolo, previsto il 6 aprile nella basilica cattedrale di Mileto, possa facilitare la risoluzione della stucchevole telenovela tra diocesi e Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” sul tema delle riforme statutarie. O, meglio, non è per nulla scontato che l’una agevoli il positivo epilogo dell’altra, anzi. Del resto, lo stesso vescovo Luigi Renzo in tempi non sospetti ha detto che una cosa è il processo di canonizzazione della mistica di Paravati, un’altra la diatriba in corso con l’ente morale. Parole nette, tese a ribadire che le due vicende camminano in parallelo, l’una separata dall’altra. Mentre ci si avvicina a grandi passi verso la cerimonia solenne che, si spera, aprirà la strada all’elevazione agli altari di Mamma Natuzza, nell’ambito delle riforme, invece, checché se ne dica, i nodi al pettine sembrano essere ancora lungi dall’essere dipanati. Il presule, infatti, stanco dei continui avanti e indietro e dei ripensamenti di sorta, sembra aver ormai deciso di mettere da parte i contatti diretti e di attendere solo che sulle riforme richieste venga messo nero su bianco da parte dell’assemblea della Fondazione. Queste, nello specifico, riguardano l’ampliamento del consiglio d’amministrazione ad undici membri e l’inserimento al suo interno di tre delegati della Curia, l’eliminazione del testamento spirituale della mistica, con l’aggiunta dell’inciso che lo spirito dell’ente morale è costituito dalla volontà da lei manifestata in tale documento, e la sottolineatura che la cura e la gestione della chiesa saranno di pertinenza della diocesi. Sul tema, nelle scorse settimane ci sarebbero addirittura stati interventi diretti da ambiti vaticani, al fine di perorare la causa e far mettere l’imprimatur sui cambiamenti richiesti dalla diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Con quali risultati lo si vedrà solo in seguito.

Di certo c’è che sotto traccia si sta continuando a lavorare per stemperare gli animi e per attenuare le posizioni estreme. In questo senso sta lavorando alacremente l’attuale presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, così come del resto ribadito ultimamente dallo stesso a Il Vibonese. Il successore del dimissionario Marcello Colloca ha, nel frattempo, chiesto e ottenuto da monsignor Renzo ulteriore tempo per poter dipanare la matassa e cercare di vincere le resistenze interne alla Fondazione. I termini, questa almeno è la sensazione, non dovrebbero andare oltre le festività pasquali. Per saperne di più, però, bisognerà necessariamente attendere la prossima riunione del consiglio d’amministrazione e la successiva assemblea dei soci fondatori. Dall’esito della vicenda si capirà, tra l’altro, il peso effettivo del presidente Anastasi all’interno della Fondazione. La speranza del popolo di fedeli che si rifanno al carisma dell’umile donna di Paravati, ad ogni modo, è che tutto si risolva al più presto e per il meglio, anche perché ormai s’è capito che la consacrazione della Grande chiesa della Villa della Gioia passa necessariamente dalle riforme statutarie richieste oltre due anni dal vescovo miletese. Prima si intraprende quella strada, dunque, e prima l’edificio sacro sarà aperto al culto e potrà ospitare le sacre funzioni, per la gioia di tutti i figli naturali e spirituali di Mamma Natuzza.

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