‘Ndrangheta: operazione “Rimpiazzo”, resta in carcere Michele Fiorillo

E’ ritenuto ai vertici del clan dei Piscopisani con collegamenti con le cosche della provincia di Reggio Calabria

E’ ritenuto ai vertici del clan dei Piscopisani con collegamenti con le cosche della provincia di Reggio Calabria

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Resta in carcere Michele Fiorillo, 33 anni, alias “Zarrillo”, ritenuto il contabile del clan dei Piscopisani e fra i promotori del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha infatti confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale in accoglimento della richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Michele Fiorillo, già condannato per associazione mafiosa a 8 anni in via definitiva nell’operazione “Crimine” della Dda di Reggio Calabria, viene ritenuto nell’operazione “Rimpiazzo” fra i fondatori del nuovo “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio al quale sarebbe stato collocato al vertice Nazzareno Fiorillo, alias “U Tartaru”, zio di Michele Fiorillo. In particolare, Michele Fiorillo è accusato di aver concorso all’ideazione ed all’organizzazione degli omicidi funzionali agli interessi della cosca, oltre a gestire l’esecuzione dell’attività estorsiva del sodalizio, stabilendo le strategie criminali da seguire e mantenendo i rapporti con le altre cosche della ‘ndrangheta. A Michele Fiorillo viene quindi contestata anche l’accusa di estorsione dalle modalità mafiosa ai danni dell’imprenditore Vincenzo Restuccia (ventimila euro) risalente al marzo 2012. L’imprednitore stava eseguendo dei lavori pubblici in una zona rientrante sotto il “controllo” dei Piscopisani. 

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Da tenere presente che, secondo quanto già emerso nell’operazione “Crimine”, al matrimonio di Michele Fiorillo – svoltosi in un hotel di Vibo – presero parte, fra gli altri, Rocco Aquino (indicato quale esponente di vertice della “Provincia” e del “locale” di Marina di Gioiosa Ionica), Giuseppe Commisso di Siderno (pure lui al vertice della “Provincia”) e rappresentanti delle “famiglie” Pelle e Giorgi di San Luca.  

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