‘Ndrangheta, operazione “Rimpiazzo”: ordinanza annullata per Pantaleone Mancuso

Il boss di Nicotera Marina è accusato di tre estorsioni nella zona di Vibo Marina, in concorso con Nazzareno Colace. Il pronunciamento del Riesame in accoglimento delle istanze difensive

Il boss di Nicotera Marina è accusato di tre estorsioni nella zona di Vibo Marina, in concorso con Nazzareno Colace. Il pronunciamento del Riesame in accoglimento delle istanze difensive

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Nuovo pronunciamento del Tribunale del Riesame di Catanzaro sulle posizioni degli indagati dell’operazione “Rimpiazzo”. Il Tdl, presieduto dal giudice Valea, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di uno dei principali indagati, Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”. Il boss di Nicotera Marina, attualmente detenuto al 41 bis, è chiamato a risponde di tre estorsioni ai danni di tre imprenditori. Reato di estorsione aggravato dalle modalità mafiose e contestato in concorso con Nazzareno Colace di Poertosalvo. I fatti al centro delle cobtestazioni sarebbero maturati nella zona di Vibo Marina dove il predominio dei Mancuso era consolidato fino all’arrivo del clan dei Piscopisani alleato al clan Tripodi. Il Riesame ha quindi accolto le istanze dei difensori di Mancuso (avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese) così come in precedenza nei confronti di Nazzareno Colace (il solo avvocato Sabatino). Nazzareno Colace – ritenuto uno degli uomini più vicini al boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni” – era stato tratto in arresto per due vicende estorsive aggravate dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori di Vibo Marina (Fiorillo Domenico titolare dello Special Deters Shop a Vibo Marina e Giuseppe Russo, titolare di un’impresa di movimento terra) i quali secondo la ricostruzione dell’ufficio di Procura avrebbero assecondato le richieste del boss Pantaleone Mancuso con cadenza annuale fino all’omicidio di Michele Palumbo che avrebbe modificato gli scenari mafiosi nel vibonese. Pantaleone Mancuso non lascerà in ogni caso il carcere in quanto condannato in via definitiva all’ergastolo il 2 aprile scorso nell’ambito del processo “Gringia” contro il clan Patania di Stefanaconi impegnato in una guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani. Anche Nazzareno Colace non lascerà il carcere in quanto detenuto anche per l’inchiesta “Costa pulita” dove, al termine del processo di primo grado con rito abbreviato, è stato condannato a 14 anni di reclusione. 

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